Ecce Odio, Lamezia. Ecco l’odio, Lamezia

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 5 maggio 2012.

La libertà di parola che non è libertà.

L’odio è un sentimento molto forte, forse il più crudo, il più dispregiativo e corrosivo che ci sia. Se mi chiedessero quale sia la cosa più bella della mia città, non saprei rispondere. L’odio e la rabbia che provo nei confronti di Lamezia quanto lo stress di muovermi da Roma a Lamezia durante i periodi di stacco dall’università mi impone spesso di giudicare le mie origini come una condanna. Una settimana mi basta e avanza per scatenare la voglia di andarmene il prima possibile. Crediate sia giusto provare una cosa del genere? Ritenete sia corretto che come vostro concittadino sia dovuto andare a realizzare i miei obbiettivi in un’altra città? Noi abitanti di un luogo che non riesce a crescere in nessuna direzione, e quando lo fa ci riesce solo in dei precisi attimi definiti da inizio e fine. Chiedersi il perché dei tanti pregi e difetti di una città è una cosa lecita, non trovarne soluzioni è una tortura: la nostra mentalità sedentaria, i nostri genitori che ci parlando di un paese di mafia e raccomandazioni. Una società che imbocca la via delle disgrazie e del gossip è una società sconfitta. Sconfitta come la voglia di un singolo cittadino, Lametino sulla carta d’identità, che dopo una breve lotta in un movimento senza colori e bandiere, ha deciso di non dar più conto alle parole e alle mancanze dei propri cittadini, per porsi ad un pubblico più vasto e vario, e sicuramente più aperto da molti punti di vista.

Non si parla di politica, non si parla neanche di ideologie, si parla di voi persone, vittime di una monotonia priva di fantasia nella giovinezza, rassegnate ad un autoconvinzione di sacrifici in età adulta. Scrivevo articoli per ciechi, scrivo tutt’ora per quei pochi che possono capire anche un discorso così aspro e duro nel quale è presente la parola “odio”. Potessi cancellare le mie origini non lo farei, ogni esperienza è per chiunque costruttiva e va accettata per ciò che è, cercandone i migliori risvolti quanto i peggiori. Ma rivolgendomi a voi Lametini vi chiedo se ciò che state vedendo sia realmente ciò che volete, se vivete bene nella vostra città, se vi danno le giuste opportunità, se vi consegnano in mano il futuro, come promettono. Avete pensato, o meglio, mai fatto qualcosa per la vostra città o vi siete fermati alla “famiglia”? Ma cosa più importante, avete mai raggiunto l’obbiettivo? E’ come se sapessi già le risposte, almeno dell’ultima domanda. In causa di visione che si sposta in oggettività non siamo la città che diciamo di essere, più un paesino sviluppato, che una possibile provincia, cosa che sarebbe attuabile grazie a ciò che la nostra terra ci offre. Ed è questo l’odio. Chiedetevi ora se sia possibile far crescere Lamezia sotto qualsiasi aspetto. Ponetevi la questione non solo del pensare a qualcosa ma soprattutto di poter attuare realmente qualcosa. Ecce Odio, trasposizione della frase latina Ecce Homo, tradotta come “Ecco l’odio”. Sorridere in questa città diventa un’utopia, ma ciò possono capirlo in pochi. Perché tutti, sono sicuro, desidererebbero una Lamezia rigogliosa e sviluppata, pulsante di cultura. Ma pochi sono capaci di reggere il peso della cultura stessa. L’odio? Sì, proprio quello, l’odio che provo nei confronti di Lamezia. Restare a guardare senza poter fare niente ma continuando a provarci… tu credi sia facile davvero?

Massimo Citino

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