“Anche io sono un Pentito”

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 15 dicembre 2012.

La dura rivelazione di un lametino: il cambiamento con Pentopoli.

Tutti si pentono. Non c’è niente da ridire né da controbattere. Ci sono i mafiosi, i cristiani in chiesa, le persone comuni quando ammettono gli errori, perfino i politici ogni tanto si pentono. Inoltre, pare che tutto inizi a finire in “-opoli”: tangentopoli, vallettopoli, calciopoli e aggiungiamo pent-opoli.

Ai poli ci stano i popoli, ovviamente, e proprio questi subiscono questa disfatta culturale, giornalistica e umana. Culturale perché si crea una accozzaglia di notizie dalle quali non se ne cava un ragno dal buco; giornalistica perché il ragno che tesse la tela non si fa mai vedere; umana perché il buco..forse è meglio fermarsi qui.

A Lamezia, dicono si respiri un’aria nuova, dicono perfino che stiano venendo fuori fatti e segreti; la pesantezza di prima si alleggerisce. Seppure l’inverno si avvicina, le macchine incendiate a fine Novembre come la tredicesima presa alle poste in via Eroi di Sapri, prospettano un caldo e prospero natale per i concittadini. Anche l’ancora “sospetto” appalto in Veneto per la costruzione della nuova caserma dei Carabinieri, associata ad una organizzazione a delinquere della nostra città, sarà motivo di notti più tranquille.

Intanto l’attività sul web è ancora più interessante, specialmente quando sul sito de Il Lametino leggiamo i commenti di sospiro dopo che una giovane ragazza era sparita, e il giorno dopo aveva chiamato la famiglia per dire che era a Roma: “Grazie a Dio una bella notizia; Povera mamma, l’importante è che sia finita bene; Felice che stia bene, meno male” tanto per citare quelli scritti in un italiano accettabile. Stanno praticamente a zero, invece, i commenti relativi ad articoli sulla situazione nella quale verte l’Ospedale di Lamezia, i tanti problemi della città, perfino zero i commenti sull’articolo che riporta l’informazione dell’intervista al procuratore della DDA e al responsabile della polizia distrettuale o agli articoli di interrogatori integrali dei neo-pentiti mafiosi. Ed è bene precisare che la ‘Ndrangheta non è mai stata rinomata per avere pentiti tra le sue file, essendo un’organizzazione di stampo mafioso, ma familiare, dunque di sangue.

Ma si sa, il natale si deve passare in pace, con la “crisi” che sempre più ci stritola, non c’è il tempo di pensare alle brutte situazioni in cui riversiamo. Prepariamo gli spumanti! D’altronde si dice: “Anno nuovo, vita nuova”. Aspettiamo i fuochi d’artificio con la gentile collaborazione delle pistole, poiché è giusto “sparare”, almeno a Capodanno…ed almeno finché qualcuno non si becca una pallottola.

Anche io, libero di parlare in prima persona, posso dire di essere felice di tornare per le feste, poter incontrare promettenti giovani, che come me proseguono gli studi in un’altra città: Roma, Milano, Torino, Pisa, Napoli. Potrò parlare con loro, scegliendo le mille opportunità serali lametine, discutendo del nostro mare pulito, d’inverno; della nostra città prospera, quando viene il Papa; dell’ultima attività commerciale, che “ha fatto il botto”; degli ultimi scambi di battute in città, durante una rissa. Potrò rispondere alla solita domanda dei giovani “inquirenti”: “Allora, quando torni a Roma?” E in effetti dovrò rispondere, perché anche io sono un pentito, e i pentiti devono parlare. Per il bene della comunità dovrò confessare che a Roma ci volevo rimanere.

Non confondiamo le idee però. La parola “pentito” ha tanti significati, e il dizionario soddisfa la nostra curiosità. In primis un pentito è: “Persona che si pente, che prova rammarico, dispiacere”; secondariamente il dizionario da un’altra definizione: “criminale che, catturato, si ravvede e collabora con la giustizia, ottenendo in cambio una riduzione di pena.”

Abbiamo scherzato abbastanza. Il cambiamento con Pentopoli è evidente, la giustizia farà il suo corso coi processi, magari aggiungendo altri pentiti (mafiosi) al suo registro, magari con l’aiuto reale della comunità sociale, e forse l’attenzione cittadina si sposterà veramente verso questo avvenimento storico nella comunità lametina.

Fatto sta che non sono un giornalista. Sono un “collaboratore” di questo giornale, e tutt’ora pentito, magari secondo la prima definizione del dizionario. Voglio riportare, con testo integrale, la mia surreale confessione durante il primo interrogatorio immaginario con un giudice immaginario:

M.C.: “Signor giudice, mi trovavo con Peppino Impastato, il giorno prima del suo omicidio. Si parlava dei soliti fatti quando ad un certo punto mi fa: <<Massimo, ma lo sai che la mafia è una montagna di merda?>> A primo impatto rimasi un po’ stupito dalle parole pesanti, poi gli risposi: << Peppì, ma lo sai che c’è la mafia a Lamezia?>>. Lui mi guardò sorridente, mi fece un cenno, come a dirmi..”allora datti una risposta”. Io ci pensai tutto il giorno, signor giudice. Poi mi misi a letto e continuai a pensarci..ripetevo “La mafia è una montagna di merda…a Lamezia c’è la mafia..” ad un certo punto! Eccallà signor giudice!

S.G.: Cosa? Cosa ha capito? Ce lo dica!

M.C.: Signor giudice, che vuole che le dica? Se la mafia è una montagna di merda, e a Lamezia c’è la mafia, cosa vuole che sia Lamezia?”

La cosa triste, ahimè, è che quella risposta il giudice non me l’ha mai fatta dire.

Massimo Citino

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