Bigotto. Perbenista. Moralista: Le nuove parole dell’ignoranza

Il mito delle espressioni più basse e abbiette alle quali non c’è rimedio. La malattia dell’onestà, conosciuta meglio come l’idiozia del popolo.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 16 marzo 2013).

Cattura

E’ un’epidemia alla quale non c’è più scampo. E’ il colera dell’etica. La peste dell’espressione grammaticale. Il voltastomaco di qualsiasi persona che usi più di un neurone per formulare un concetto. Il rimedio non c’è, si può solo scappare come nei film apocalittici da un’orda di zombie. L’argomento è chiaro, ma forse non per tutti, per questo è necessaria una dovuta premessa alla più orribile e nauseabonda terminologia d’espressione mai creata. Sono anni ormai che i termini“Bigotto”; “Moralista”; e, udite udite, “Perbenista”, dominano incontrastati il territorio del Web(Internet) e, ancor più grave e ripugnante, la comune vita altrui, il quieto vivere e il piacere del confronto. Queste forme di espressione sono comunemente usate (e totalmente, ma totalmente abusate) dalla maggior parte delle persone che, in un confronto specialmente diretto e forte, non hanno il tempo di mettere in moto le proprie capacità intellettive per comprendere semplicemente che questi stessi termini ricorrono in qualsiasi discussione nella quale qualunque bocca può proferire parola. Un paradosso in sostanza. Posso inoltre assicurare che non mi è mai stato riferito un appellativo del genere, sarà perché mi permetto di eccedere solo con persone che conosco e con le quali so che si può costruire qualcosa tramite un confronto, sarà perché ho avuto la semplice fortuna di non esser mai appellato in tale maniera.

Fatto sta che l’abuso e lo spreco, quanto la ridondanza e l’eco dell’idiozia, fa sì che tali epiteti vengano utilizzati in maniera difficilmente accettabile e sicuramente non condivisibile, secondo una scala di valori che va da 1 a 3. Alla base di questa scala, quindi partendo dal numero 1, troviamo i moderati, che hanno la fortuna di utilizzare solo uno di questi tre termini a scelta, a seconda della gravità dell’argomento (religioso, politico,ideologico) e a seconda dell’interlocutore al quale si rivolgono, direttamente o indirettamente. In media NON res, troviamo coloro che hanno addirittura la sfrontatezza di utilizzare ben due di questi tre termini a scelta sempre secondo il metodo “argomento-interlocutore”, in questi casi è assolutamente consigliabile rivolgere lo sguardo altrove o, nel caso si tratti di internet, chiudere la pagina che si sta visualizzando in quel momento, possibilmente spegnendo il computer, staccando la spina dell’alimentazione e mettendo su un bel disco Jazz o Soul. Infine, nel massimo grado della scala, nonché 3, troviamo coloro che non solo hanno la sfrontatezza, l’arroganza, ma bensì l’ignoranza indecifrabile di utilizzare questi tre termini in una cosiddetta “Combo mortale” (Combo: Abbreviazione per combinazione), che innanzitutto causa la morte certa di qualsiasi possibilità di dialogo, secondariamente annienta qualsiasi speranza per la sopravvivenza del genere umano. Fatte le dovute spiegazioni e le scale di valori, non resta che l’ultima domanda: chi utilizza questi termini, ma soprattutto chi ha ucciso questi termini? La risposta non è semplice, perché essendo aggettivicomuni chiunque potrebbe pensare che vadano utilizzati in maniera usuale, senza però comprendereche questi epiteti hanno acquisito ormai un senso così banale e retorico (come se chi li utilizzasse
sapesse cos’è la retorica) tale che ormai la pazienza sfora i limiti ed è costretta a raggiungere l’infinito. Essi sono gli ignoranti, dunque, persone che ignorano; persone abbiette, spesso poco preparate su un argomento; nella stragrande maggioranza dei casi persone che fanno parte di ungregge, uniformate ad uno pseudo-credo, quindi una specie di settari belanti che devono difendere
le loro “idee” tramite i tre versi che non oso scrivere ancora. Il vaccino culturale è lontano, la malattia si diffonde, le vittime sono a centinaia, i lazzaretti sono stracolmi, non c’è pace per la cultura e per la bella lingua italiana che si appresta al totale declino, coincidente con la neodistruzione dei valori, perché si sa, è meglio vivere d’ ideali comuni e banali, senza esprimere le proprie opinioni, che mettersi in gioco e lottare per le proprie idee. Troppo impegnativo per l’homo pigrus, battezzato homo opinionis, nonché l’essere cresciuto nel mondo delle immagini con la sedia sotto il sedere, paladino dei diritti umani, cavaliere dell’antiperbenismo, re degli antimoralisti,imperatore dell’antibigottismo. I difensori supremi dell’arte delle “Tre parole” sono pronti a rispondere a qualsiasi discussione in maniera sintetica e costruttiva: chiesa? Bigotto; società?Perbenista; ideologia? Moralista. Nulla di più soddisfacente, ligi al dovere, fedeli all’intelletto. La società si distrugge, in questi periodi bui e sbiaditi, anche così. La frammentazione comune che trasforma il divide et impera in “unisci et impera, funziona perfettamente, a tal punto che chi non è concorde con questo articolo, non è altro che un bigotto, perbenista e moralista.

Massimo Citino

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