Carlo Rambaldi: da Hollywood a Lamezia Terme

Vincitore di tre premi Oscar, ha vissuto a Lamezia per dieci anni nell’indifferenza di istituzioni e cittadini. La figlia Daniela ci racconta di una persona semplice che ha saputo mettere in gioco le proprie idee.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20/04/2013)

Vincitore di tre premi Oscar per i migliori effetti speciali, Carlo Rambaldi è stato un artistacompleto, un genio a tutti gli effetti che contribuì a rivoluzionare il cinema mondiale tramite le sue invenzioni a partire dagli anni 60, quando ancora i computer erano poco conosciuti e forse un mestiere del genere poteva essere definito d’artigianato. Rambaldi poté vantare collaborazioni con persone del calibro di Dario Argento, Pier Paolo Pasolini, Ridley Scott e Steven Spielberg. Proprio con quest’ultimo, infatti, Rambaldi raggiunse il suo massimo picco di notorietà, dopo già due Oscar, con la creazione del più famoso alieno che il cinema abbia mai conosciuto, E.T. l’extraterrestre (Oscar per i migliori effetti speciali 1983). Carlo Rambaldi fu un maestro nel suo campo, e innumerevoli sono i film nei quali contribuì con i suoi effetti speciali e visivi, si ricorda a tal proposito King Kong e Alien, grazie ai quali vinse i due dei tre premi Oscar già citati (1977,1980, 1983). Per oltre dieci anni Rambaldi ha vissuto nella nostra città, Lamezia Terme, fino alla sua scomparsa nell’agosto dello scorso anno. Ed è proprio la figlia, Daniela, che ci racconta di un uomo snobbato da una città indifferente e fredda che non ha mai saputo comprendere l‟importante presenza di un artista di questo livello, come di tanti altri in questo periodo.

Iniziamo con una domanda relativamente semplice? Chi era Carlo Rambaldi?
Un artigiano della meccatronica, come amava definire la sua creatività.

Perché Rambaldi decise di interrompere la sua carriera alla fine degli anni 90?
Negli anni 90, dopo l’avvento della tecnologia degli effetti speciali computerizzati, che mio padre non amava in quanto diceva che toglieva la vera creatività artistica, decise di dirottare il suo talento nella pittura e nell’insegnamento creando un’Accademia degli Effetti Speciali a Terni. Un triennio che non ebbe continuità sempre per motivi politici.

Quali sono i consigli che suo padre le ha dato? In tal senso, quali sono gli insegnamenti che un plurivincitore di premi Oscar da a una figlia?
Due consigli fondamentali: il primo di scegliere un lavoro per passione, il secondo di non togliere mai lo sguardo dall’obbiettivo da raggiungere anche se la strada per arrivarci si presenta tortuosa.
Dove ha vissuto suo padre durante la carriera e perché ha infine scelto una città di poco conto come Lamezia?
Iniziò la sua carriera a Roma, successivamente si trasferì a Los Angeles dove raggiunse l’apice del suo successo. Mentre Lamezia non è stata una sua scelta ma un trasporto verso di me.

Come viveva la differenza abissale tra i suoi modi di fare ed una città come Lamezia, che non poteva offrirgli e non gli ha offerto un ambiente produttivo ed efficiente al quale di certo era abituato?
Molto male, direi malissimo e di questo ne sono profondamente amareggiata. L’unica consolazione era vivere il quotidiano accanto a me e ai nipoti.
Qual è stato il rapporto delle istituzioni cittadine con Carlo Rambaldi?
No Comment.

E lui cosa pensava di Lamezia, ma soprattutto dei Lametini?
Di Lamezia come una bellissima terra che poteva dare ottimi frutti ma dimenticata anche da Dio (testuali parole di mio padre)… non ricordo d’averlo mai sentito esprimere un parere sui Lametini.

Qual è, infine, la considerazione che Daniela Rambaldi ha della nostra città?
Non vorrei sembrare presuntuosa ma non c’è molto da dire su questa città. D’altronde se la semina non è buona che frutti si potranno mai raccogliere?
Queste sono le parole della figlia di Carlo Rambaldi, risposte che ci fanno ben intuire quale sia statala considerazione dello stesso riguardo la nostra città, e idem della nostra città nei suoi riguardi. Carlo Rambaldi non era solo un genio, ma come tutti era una persona semplice, un artigiano della meccatronica che per amore della famiglia ha deciso di trasferirsi in una città dimenticata da Dio, dove le istituzioni non lo hanno considerato. Un paese, il suo ed il nostro, che non gli ha dato spazio nemmeno quando a Terni cercò di trasmettere le sue conoscenze a giovani studenti.Dunque per la politica, le istituzioni, come per Lamezia, pare più importante la facciata scarna e ignorante delle promesse alle quali tutti abboccano. Ma è incredibile che in dieci anni di presenza sul territorio nessuno abbia mai sfruttato un personaggio del genere, costretto a vivere il proprio quotidiano che di certo lo soddisfaceva a livello familiare, ma di contro non colmava la sua voglia di fare e di creare. Una città, Lamezia, così complessa e corrotta che tarpa le ali soprattutto a chi ha idee, giovani in primis, e anche a vincitori di premi Oscar. Il creatore di E.T. l’extraterrestre era paradossalmente un alieno fra gli ignoranti (in senso letterale) di questa città, che non potevano certamente portargli soddisfazione e conforto, e nemmeno confronto. Ed è così che ci si sente quando si torna a Lamezia Terme, un alieno, uno straniero. Rivolgo quindi le ultime domande ai lettori, soprattutto ai giovani, quasi come per continuare con voi l‟intervista. Cosa vi aspettate da una città che non ha dato minimo conto ad un genio come Rambaldi? Cosa sperate di ottenere vivendo a Lamezia se non il calore della vostra famiglia? Infine, quali speranze volete riporre in una città definita da un plurivincitore di premi Oscar, artigiano e uomo comune come “dimenticata da Dio”? Vi rispondo io che ho sempre criticato voi e il vostro modo di “vivere”. Vi rispondo esattamente per come affrontate la vita cittadina e per cosa rappresentate. Vi rispondo come avete risposto a Carlo Rambaldi. Nulla.

Massimo Citino

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