Tribunale chiuso? Eccesso di giustizia

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 9 giugno 2012.

Questa è solo una critica.

Eccesso di giustizia. Sì, come da norma il vostro, paladini della legalità quando i giornali ne parlano, difensori della vostra città quando i problemi emergono dal mare burrascoso nel quale siamo immersi. Tante facce, dal nulla, esprimono i loro pareri contrari alla chiusura del tribunale, retori e oratori come nell’antica Roma, pronti a dar voce alla città in piazza della Repubblica, come nel Forum Romanum. La giustizia lametina ha sete di parole, quando serve. Il tono ilarico è evidente, ma non voglio sminuire chi fa il proprio lavoro e chi tutt’ora lotta per continuare a sostenere una istituzione giuridica che ci spetta. Ma di certo i volti noti e meno noti non impediscono di dare giudizio all’ennesima piaga che ci opprime, che come al solito fa parte di una lunga catena che ci contorna da capo a piedi, chiamiamolo eccesso di giustizia.

Sappiamo che c’è chi lotta ogni giorno contro l’illegalità, la malavita, l’ignoranza e altre piaghe sociali. Ma sappiamo, ora, che c’è chi lotta per la propria giustizia. Ora, appunto, solo ora, quando ormai le cose si son fatte difficili, quando sono anni se non decenni che tanti altri problemi ci affliggono. Ebbene abbiamo visto proiettili nelle serrande e macchine incendiate, abbiamo sentito di omicidi in pieno centro, vicino le nostre case, abbiamo anche udito qualche proiettile, e non era capodanno. Di contro abbiamo visto poche facce, abbiamo sentito poche voci, se non le solite, e come sempre, abbiamo preferito il silenzio, che ci dona quella falsa pace, quel falso star bene nel quale ci immergiamo. Ma oggi no, oggi il tribunale di Lamezia chiude ed è ora di far sentire le nostre voci, i cori, i comizi in piazza e gli scioperi, noi Lametini pronti a reagire per un torto subito. Oggi, appunto, solo oggi, quando i nostri interessi vengono toccati sul personale, o meglio, quando gli interessi comuni possono darci la sfacciataggine di darci importanza. E’ lecito chiedersi che bilancia stiamo utilizzando, stavolta, visto che di bilancia si tratta ed è giusto controllare se il peso è ben bilanciato o se il mercante ci vuole imbrogliare. Infatti pare che tutto penda solo da una parte e l’equilibrio che vediamo, prima che il peso venga posto nel piatto, è una bilancia truccata con la quale ci convinciamo di poter fare un buon acquisto. Il prezzo da pagare sarà sempre in svantaggio per noi e in guadagno per il mercante. Stavolta non si tratta di un mercante qualunque, né di quello di Venezia, anzi, è il mercante di Lamezia, proprio lui, come nell’opera di Shakespeare. Eccesso di giustizia, sulla bilancia cittadina: ci lamentiamo, esprimiamo la nostra opinione e siamo arrabbiati per ciò che sta succedendo. Protestiamo contro il mercante perché la bilancia del tribunale pende troppo da un solo lato, ma il mercante è furbo, i mercanti sono tutti furbi, e ci rispondono con lascivia. Così il mercante di Lamezia, come con ogni cliente che vuol prendere in giro, ci risponde di petto rivolgendosi a tutti noi e chiamandoci col nostro nome: “Considero il mondo per quello che è, Lametini: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte”.

Massimo Citino

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