Spy story Italia – Kazakistan, il mistero si infittisce.

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20 luglio 2013.
 
IMG_5051La moglie e la figlia del principale dissidente politico kazako vengono prelevate con la forza in Italia e rispedite subito in patria.

Una strana vicenda vede protagoniste una donna e sua figlia, una “spy story” che sembra creata dalla penna di John Grisham e che invece è assolutamente reale.
La donna, Alma Shalabayeva, e sua figlia di soli 6 anni sono rispettivamente la moglie e la figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev, fuggito dal suo paese e costretto all’esilio a Londra dal 2009.

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Ablyazov, però, è una figura particolarmente controversa: nominato nel 1997 presidente della compagnia elettrica di stato del Kazakistan, l’anno seguente divenne ministro dell’energia. Ben presto però ruppe i contatti con il partito di maggioranza ed in particolare con il leader-dittatore Nazarbayev, che accusò di corruzione. Divenne quindi leader del movimento di opposizione Democratic Choice of Kazakhstan (Demokraticheskii Vybor Kazakhstana – DVK), attirando su di se in breve tempo le ire del regime. Fu imprigionato con l’accusa di “abuso di potere in qualità di ministro” (e forse torturato ma non c’è certezza su questo punto), salvo essere perdonato e liberato circa 10 mesi dopo, riuscendo a raggiungere la Russia nel maggio 2003, dove in breve tempo divenne presidente del consiglio di amministrazione della BTA Bank.

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Durante questo periodo fu vittima di un tentativo di omicidio e suo figlio di un tentato rapimento mentre era a scuola.
Per meglio garantire sicurezza sua e della sua famiglia, si trasferisce a Londra, vedendo accolta dall’Inghilterra la sua richiesta di asilo politico; durante il soggiorno inglese, però, Ablyazov è stato oggetto di sette azioni legali presso la suprema corte britannica con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di denaro della BTA Bank, per un totale di 3,7 miliardi di dollari. Contemporaneamente i suoi beni sono stati sottoposti ad un regime di amministrazione controllata. Ablyazov fugge e sia il governo inglese che quello kazako (che da tempo premeva sull’Inghilterra per l’estradizione) emettono un mandato di cattura internazionale.

Cosi veniamo alla cronaca attuale. Si è scoperto che un documento della polizia di frontiera italiana attesta il passaggio della signora dal valico del Brennero nel lontano 2004, anche se le sue tracce si perdono subito dopo.
La sera del 30 maggio 2013 le forze di polizia italiane hanno una “soffiata” su una villa a Casal Palocco, vicino Roma, nella quale risiederebbe il ricercato. Si decide subito per l’irruzione: all’interno dell’edificio vengono rinvenute la moglie, Alma Shalabayeva, e la figlioletta di sei anni, non Ablyazov, anche se ci sono segni della sua presenza fino a pochissimo tempo prima (circa un’ora). Le fonti qualificate parlano di tracce documentali, abbigliamento maschile e tanti soldi in contanti.

Il giorno seguente, venerdì 31 maggio, iniziano le procedure di identificazione. La donna reca con se un passaporto kazako ed un passaporto diplomatico della repubblica centrafricana, che la identifica come Ayan Almà. Il passaporto, però, sembra assolutamente falso: la tipologia di carta non è quella usata per questi documenti, alcune parole in inglese sono scritte in modo errato come “adress”, scritto con una sola “d”; il magistrato incaricato di seguire la vicenda, quindi, richiede il riconoscimento dal Kazakistan, che arriva prontamente: la signora è la moglie del dissidente.

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Il 1 giugno, cioè 48 ore dopo il blitz, la signora e la figlia vengono estradate e decollano con un jet privato messo a disposizione dei kazaki. Una volta in patria, vengono poste agli arresti domiciliari.

Rimangono molte domande senza risposta: chi ha fatto una soffiata alla polizia? chi ha avvertito Ablyazov del blitz? come mai tanta (strana, qualcuno potrebbe dire) solerzia da parte delle autorità italiane? come mai i fatti sono stati resi noti solo due mesi dopo? l’Italia ha fatto un “favore” al Kazakistan? forse nell’ambito dell’affare ENI (come sostiene, per esempio, il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/06/italia-e-kazakhstan-paesi-amici-quante-ragioni-per-non-scontentare-nazarbayev/647560/) per la costruzione e la gestione dei nuovi oleodotti?
Restate sintonizzati, potrebbero seguire, qualora ulteriori fatti vengano alla luce, nuovi aggiornamenti.

Paolo Leone

Aggiornamento – 13/07/13

Il ministero dell’Interno ha revocato l’espulsione della signora Shabalayeva, ed ha invitato le autorità kazake a far rientrare in Italia la donna e la figlia. La relazione presentata al ministero dell’Interno sembra attribuire l’intera procedura a alla Procura del Tribunale dei minorenni, al Giudice di Pace, alla procura della Repubblica presso il Tribunale e la Procura della Repubblica per i minorenni.
Pare inoltre che i ministri dell’Interno, degli Esteri, della Giustizia ed il Presidente del Consiglio italiani fossero stati tenuti allo scuro di tutta la vicenda.
Le autorità governative, in conclusione, hanno fatto quadrato, scaricando tutte le colpe sulla Magistratura forse per difendere gli interessi italiani in Kazakistan (vedi sopra, link al Fatto Quotidiano).
Qualcuno si dimetterà? Su chi, in sostanza, verranno fatte ricadere le colpe? Si attendono nuovi sviluppi.

P.L.

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