Un’occasione di sviluppo lungo il mare

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013. 

Sono in corso, in questi giorni, i lavori per la realizzazione del Lungomare di Lamezia Terme, unopera da tanto tempo attesa dai cittadini, che, nel corso degli anni, è stato oggetto anche di campagne elettorali. L’argomento è stato sempre molto gettonato, in quanto si sa che un lungomareè un opera molto influente sul turismo del luogo in cui si trova. Guardiamo Riccione, ad esempio, la città delle vacanze marittime-estive per eccellenza in Italia. Ilsuo lungomare è meta di turisti, che ogni anno affollano quei kilometri pieni di stabilimenti balneari, hotel e discoteche; meta soprattutto di giovani, che sono il primo motore del turismo. Chiunque, d’estate, quando pensa al mare e alle vacanze rievoca Riccione, quasi come se il termine“estate” fosse sinonimo del nome di questa città; non dimentichiamoci che nell’Italia del boomeconomico l’italiano medio (e non solo) aspettava con desiderio le ferie estive, per poi partire versoquesta meta. Ma questi erano altri tempi; era l’Italia post-guerra, l’Italia della ripresa economica, insomma: l’Italia di 50 anni fa. Oggi la situazione è completamente diversa; il boom economico è in senso opposto, la ripresa economica è ormai da libro di storia. Quindi mi domando: è proprio necessario, oggi, per unlametino, dover arrivare a Riccione, o comunque in altre località turistiche calabresi per trascorrerele proprie vacanze o per trascorrere anche un week-end diverso in prossimità del mare? Siam sicuriche il lungomare, così come progettato sia, non dico meta desiderata dall’italiano medio, ma almeno gradita dagli autoctoni e non? Non credo. L’opera in corso di realizzazione si prospetta come un “contentino” per il lametino, che continuerà a

trascorrere le proprie vacanze nel vicino comune di Falerna o nelle note località turistiche calabresi, salvo un breve affollamento del loco comportato solo dalla “novità”. Infatti sono carenti i complessi alberghieri in località Marinella e nessuno, mai, avrà coraggio imprenditoriale di investire in unluogo dove sa di non riuscir nemmeno a recuperare quanto investimento.La pineta attraverso la quale si accede verso il lungomare è disastrata, ma soprattutto ingestibile, sia per il lavoro di manutenzione straordinaria e, successivamente, ordinaria che si dovrà effettuare per mantenerla “decentemente presentabile”, sia per il denaro che si dovrà spendere per fare ciò. Il lungomare, poi, come progettato, si presenta come un luogo fuori dalla realtà, distaccato dal restantecontesto urbano, ancora in evolvendo, ma con rispettosissima potenzialità. Non capisco, poi, perché un lungomare, che nasce come “immerso nel verde”, debba essere dal verde stesso oscurato;sarebbe più utile che quest’ultimo servisse il primo, piuttosto che il contrario. Infatti, se si abbattesse quell’ingestibile area per spostarla più avanti, inserendo una vegetazione più gestibile,ma soprattutto più consona e evocativa di zone marine, si trarrebbe maggior vantaggio da più puntidi vista. In primis, farebbe da scudo proprio al lungomare durante i periodi invernali in caso dimareggiate (si veda il lungomare di Gizzeria). Secondariamente, il lungomare si presenterebbe come “anello di congiunzione” tra il contesto urbano e il verde/mare. In terzo luogo, un miglior aspetto estetico incentiverebbe maggiormente l’avvento di persone, perché si sa: “l’occhio vuole la sua parte”; e, infatti, proprio tal fattore estetico contribuirebbe anche ad un incremento economico-occupazionale della città. Ovviamente, tutto quanto il processo di urbanizzazione e crescita della zona dovrebbe essere sotto “stretto controllo” della mano pubblica, la quale dovrebbe far prevalere l’estetismo, la qualità, l’innovazione e la produttività sul “risparmio”; anche perché i nostri nonni dicevano bene: “paga caru, ca stà mparu”.
Paolo Putrino Gallo
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