Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna, Parte III: Il fortissimo potere persuasivo della Pubblicità

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 7 luglio 2012.

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna (Parte III). L’analisi è iniziata con la Parte I e la Parte II.

Ti ammalia, ti convince, ti incolla al video o alla pagina di giornale. Si serve di calciatori, attori famosi e donne meravigliose. Usa parole, musica, immagini e gesti. E’ la pubblicità. Con la globale diffusione della comunicazione di massa, è diventata una presenza fissa nella nostra esistenza ed invade gli aspetti più profondi della nostra vita.

Con la forza travolgente di un fiume in piena, la pubblicità entra nelle nostre menti e ci convince, senza via di scampo, che non esista problema, reale od immaginario, che non possa risolvere.

Come un macchinario accuratamente programmato, come un computer che esegue una determinata operazione, i suoi accattivanti messaggi hanno un unico scopo: convincere l’essere umano che quel prodotto è il migliore di tutti quelli presenti sul mercato.

Nella nostra società di consumo, dove il circolo del produrre, consumare e buttare via senza riutilizzare o riciclare ha il sopravvento, la pubblicità è il fattore dominante.

Abbandonato presto il suo scopo originario, enunciare le qualità e le caratteristiche del prodotto, la pubblicità ha oggi un solo obiettivo: vendere sempre e comunque.

Indipendentemente dal valore e dalla qualità dell’offerta, trasforma la merce in un simbolo di potere, di status, di appartenenza ad una classe sociale più elevata.

Dietro le quinte dello spot, nascosto nell’ombra, un esercito di psicologi, sociologi, esperti di marketing e “creativi” mettono l’uomo (non più essere umano ma consumatore medio) sotto la lente di ingrandimento, per studiare le sue attitudini ed i suoi comportamenti più reconditi, in modo tale da adottare i mezzi pubblicitari più idonei a propinargli il prodotto da vendere.

Dall’apparizione in Italia dei primi sketch televisivi a “Carosello”, nel lontano 1957, la pubblicità si è evoluta ed ha assunto multiformi vesti.

Spot, sketch, telemarketing, telepromozioni e sponsor ora invadono ogni angolo della nostra vita e ci convincono, addirittura anche inconsciamente, a spendere, ad acquistare.

Per lungo tempo messaggi ingannevoli e subliminali hanno manipolato i consumatori, venendo in parte contrastati dall’attività della autorità Antitrust e dalla esperienza giurisprudenziale come, ad esempio, la sentenza del Tar del Lazio n.5450 del 2003 relativa alla pubblicità ingannevole e occulta.

Attorno alla pubblicità, poi, ruotano interessi economici di portata mondiale, poiché gli investimenti in marketing aumentano di anno in anno, mettendo in moto centinaia di milioni di euro che vengono impiegati per l’acquisto di spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione, per la creazione degli spot, per le sponsorizzazioni e le promozioni.

I “consigli per gli acquisti” costituiscono, infine, la fonte di sostentamento primaria per le televisioni “commerciali”, le quali, non potendo contare su un canone di abbonamento, affidano la propria sopravvivenza soprattutto agli introiti pubblicitari.

Dalle prime reclame fino ad internet, passando per giornali e televisione, la mole di pubblicità aumenta continuamente, modificando  modi e forme con i quali entra nelle menti dei consumatori,

moltiplicando gli interessi che le ruotano dietro.

Salvo alcuni casi particolari, non è possibile fermarla, in quanto essenza stessa della nostra società.

Secondo Edward Bernays, infatti, la pubblicità commerciale fa si che “la nostra mente venga plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Sono loro che manovrano i fili…”

Ed ora, pubblicità!

Paolo Leone

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