Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna, Parte II: L’eterno scontro fra Fede e Ragione

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 9 giugno 2012.

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna (Parte II). L’analisi è iniziata con la Parte I e prosegue con la Parte III.

Pur essendo impresa alquanto ardua riuscire in breve a definirne i contorni essenziali, è importante comprendere come il rapporto fra fede e ragione costituisca uno dei pilastri fondamentali sul quale poggia la struttura della moderna società.

Durante la fioritura delle prime civiltà la differenza tra i due insiemi era inesistente, in quanto l’uomo tendeva esclusivamente a risolvere bisogni pratici (il fuoco e la ruota prima, la scrittura e la moneta poi) e professava religioni politeistiche nelle cui concezioni tutto avveniva per volere degli dei.

Con la diffusione del pensiero delle civiltà elleniche iniziò a prendere vita lo studio dottrinale dei processi conoscitivi, in particolare con Platone (la tecnica dicotomica) ed Aristotele (il sillogismo), attraverso i quali, pur restando la religione centro della vita sociale, veniva esplicato come con l’uso della ragione si potesse pervenire alla conoscenza di un determinato oggetto.

La vera e più profonda dottrina su fede e ragione ebbe il suo sviluppo soltanto dopo il diffondersi nell’impero romano della religione cattolica, e proprio un vescovo cattolico, Agostino di Ippona (354-430), diede una prima definizione dei due insiemi.

Per Agostino fede e ragione sono, in sintesi, due elementi complementari: la fede è “luce per l’intelletto”, la ragione è la condizione per accogliere la fede dentro di sé, risultando dunque gli estremi del rapporto che lega l’uomo a Dio.

Fu un filosofo e teologo inglese, Guglielmo di Ockham (1288-1349), il primo a contrapporsi alle tesi dell’Ipponiense, ritenendo che per giungere alla conoscenza era necessario soltanto l’intelletto e non la fede: infatti nel principio metodologico da lui creato (cd. Rasoio di Ockham) era considerato inutile formulare più teorie di quelle strettamente necessarie per spiegare un determinato fenomeno.

Il contrasto fra fede e ragione divenne un vero ed aspro scontro durante il processo galileiano, nel corso del quale nonostante il Galilei dimostrò con la certezza dei fatti (la ragione) la validità del modello eliocentrico copernicano, la Chiesa, sostenitrice dell’ormai obsoleto modello geocentrico aristotelico-tolemaico lo costrinse all’abiura, basandosi esclusivamente sulle interpretazioni delle sacre scritture (la fede).

Il progressivo allontanamento dei due sistemi si trasformò in completa e profonda frattura in età illuministica, in particolare per opera di Rousseau e Voltaire, i quali ribadirono, per lasciarsi alle spalle il “buio” della cieca fede che aveva caratterizzato il medioevo e parte del rinascimento, l’importanza del “lume” della ragione.

La solidità della fede, legata soprattutto alla spiritualità della Chiesa, venne messa nuovamente a dura prova in età ottocentesca, quando il naturalista britannico Charles Darwin (1809-1882) formulò la teoria dell’evoluzionismo, che si contrapponeva ed addirittura negava la teoria creazionista che costituiva per la Chiesa fondamento ineluttabile.

Su questo scontro che è iniziato secoli addietro è nata la società moderna, ed essendo la lotta ancora esistente non sono mancati momenti di tensione fra i sostenitori delle diverse teorie nonché fra gli ambienti ecclesiastici e quelli filosofico-scientifici.

La tensione è diminuita in tempi molto recenti grazie all’enciclica “Fides et Ratio” pubblicata da Giovanni Paolo II nel 1998, il quale ha tentato di ricondurre le parti al dialogo costruttivo sostenendo che fede e ragione non debbano per forza escludersi, ma al contrario esse si completano e sostengono a vicenda.

Infatti, scrive il Pontefice, “la fede e la ragione sono le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità”.

Ad oggi, in conclusione, il confronto, anche se meno aspro rispetto al passato, continua e sia i sostenitori della forza della fede sia i sostenitori della forza della ragione cercano di ottenere risultati importanti, anche insieme, come dimostra il recente collegamento fra Papa Benedetto XVI e gli astronauti della stazione spaziale internazionale,

Certamente ciò non è sufficiente ed altri sforzi dovranno essere fatti, ma qualcosa, per dirla alla Galileo, “e pur si muove!”

Paolo Leone

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