Discussioni

Contraddizioni: Manager VS Papa

Il 13 Marzo 2013 veniva eletto Papa il cardinale Jorge Maria Bergoglio, il quale avrebbe poi scelto Francesco come nome pontificale.
La cosiddetta RIVOLUZIONE che sta mettendo in atto suscita gratitudine e ammirazione tra i fedeli, ma non pochi malumori tra gli appartenenti al “ceto ecclesiastico”… C’è da biasimarli?

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Poniamo che un manager di un’impresa che conta tremila dipendenti, passi il testimone al proprio figlio, il quale decide di rivoluzionare lo stile di direzione dell’azienda. Abbiamo,dunque,un “ex capo” che definiremo A, e un nuovo ambizioso dirigente che chiameremo B. Supponiamo ora di raccogliere le testimonianze di alcuni dipendenti, i quali dichiarano quanto segue:
con A al vertice:

  • si lavorava cinque giorni su sette, sei ore al giorno
  • ritardi e permessi erano ampiamente concessi
  • la durata delle pause era a discrezione dei dipendenti
  • il capo era una persona pacata, gioviale e generosa.

Ecco,ora,la situazione B al comando:

  • si lavora sei giorni su sette, otto ore al giorno
  • non sono ammessi ritardi e per i permessi deve sussistere una valida giustificazione
  • ogni pausa può durare al massimo 10 minuti,per un totale di 30 minuti al giorno
  • il capo è severo,autoritario, esigente.

Inutile cercare di raccontare il malcontento tra i lavoratori, specie di quelli che hanno visto fondare l’azienda e che per quarant’anni anni hanno prestato il proprio lavoro sotto condizioni di gran lunga più generose di quelle che dovranno sopportare d’ora in avanti.
In questo caso, voi da che parte stareste?

Prendiamo ora il caso di una famiglia, in cui i genitori siano divorziati e il padre abbia una nuova compagna; i figli, nati dall’unione ormai sciolta, sono stati affidati al padre, il quale vive con la futura moglie nell’ex casa coniugale ( caso raro, ma verificabile). La prima moglie, che chiameremo M1, critica l’educazione che la nuova compagna dell’ex marito, M2, impartisce ai suoi figli.
Infatti,con M1, i ragazzi dovevano ottenere una certa media a scuola se volevano dedicarsi alle loro passioni,mentre M2 li lascia liberi di esprimersi nel campo e nei modi che meglio credono, perché, dice,”la scuola non è tutto”; se con M1 gli stessi ragazzi dovevano rientrare a casa alle 11 il sabato sera,M2 non ha imposto alcun tipo di coprifuoco.
Molti, a questo punto,penseranno che M2 voglia semplicemente accaparrarsi le simpatie dei figli del compagno e spodestare l’ex moglie, e solo in pochi si schiereranno dalla sua parte, non obiettando alle sue “INNOVATIVE POLITICHE EDUCAZIONALI”.

Ma arriviamo ora al caso che più ci interessa.
Se un qualsiasi Papa dimissionario, che definiremo Pex,viene sostituito da Pnew, la cosa come può non creare confusione e disordine se il nuovo arrivato sconvolge un sistema rimasto in piedi per innumerevoli secoli e che ora si ritrova a tremare?

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Ma perché, nel caso dell’impresa ci saremmo schierati, a torto o a ragione, dalla parte dei dipendenti, mentre ora l’Italia intera sembra prediligere le maniere di B alias Pnew ?
Perché nel secondo caso (ex moglie-nuova compagna) definiremmo poco appropriate le vedute di M2 e appoggeremmo le regole restrittive di M1, mentre ora fiancheggiamo l’apertura che il Pontefice ha verso “NUOVE CATEGORIE DI FEDELI”, ignorando le norme e la prassi finora utilizzate??
Immagino che la motivazione sia che “tutto è relativo”, e in questo caso sia ringraziato Einstein per la sua brillante intuizione.
Ma se fosse semplicemente questione di egoismo? Cioè ritengo giusto ciò che mi fa più comodo-in una logica ben poco oggettiva- e non m’ importa se qualche altro ci rimette?
Davvero se qualcuno entrasse in casa vostra e vi spogliasse d tutti gli oggetti di valore che possedete non battereste ciglio?
Francamente ne dubito. E allora perché preti, vescovi e cardinali dovrebbero rimanere impassibili?
Sia chiaro, con questo nessuno vuole mischiare sacro e profano,ma solo tendere la mano ad un’obiettività che nel nostro Paese fa acqua da tutti i fronti, senza fingere moralismi inutili e dannosi,perché la fede, permettetemelo, non ne ha bisogno.

Giusy Marasco

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Prada sta a moda come moda sta a violenza

Veronica, Francesca, Elena, Angela, Sofia:i mille nomi delle innumerevoli vittime di femminicidi in Italia; quegli omicidi paradossalmente definiti “passionali”, come se puntare un’arma contro o bruciare una donna necessitasse di passione.
Per non scadere in discorsi moralisti, tralascerò i numeri inquietanti e non accuserò nessuno di cattiva gestione o scarsa prevenzione del problema.
Ciò che intendo fare è, piuttosto, condividere la mia interpretazione del fenomeno in questione. Partiamo dal principio.
C’erano uno volta, e ci sono tutt’ora, le cortigiane, altrimenti dette prostitute, altrimenti dette accompagnatrici.  Accanto a queste ci sono sempre state donne vendute, schiavizzate, violate, acquistate.

Succedeva che qualche donna vista come bellissima o “irraggiungibile” facesse perdere la testa a qualche ”signorotto”, il quale se ne “appropriava” con la forza. Sebbene la morale cristiana ci insegni di non desiderare donne o cose altrui, tutto ciò che è proibito, si sa, è circondato da un fascino misterioso.
Passano gli anni, gli abusi rimangono, ma la società cambia; si trasformano gli stili di vita, se ne sconvolge il pensiero tanto da sentir pronunciare frasi del tipo: <<Quella è stata violentata? Beh,se l’è cercata, guarda come si vestiva!>>.
Menti limitate a parte, è impossibile negare che si è proceduto a mitizzare il rito della violenza.
Film, romanzi, fiction, ruotano sempre più spesso intorno ad una protagonista vittima di stupri, che ha visto morire la madre o una parente prossima uccisa per mano di un uomo violento; queste eroine della moderna società riescono sempre a rifarsi una vita e a vendicarsi di chi le ha maltrattate.
Ma nella realtà? Ricordiamoci che molte decidono di togliersi la vita per la vergogna di avere avuto rapporti indesiderati, figuriamoci se le ferite possono rimarginarsi in un paio di mesi o di anni! E poi come fanno a vendicarsi? E poi, la vendetta è giusta o sbagliata?
Recente è la proposta con la quale si vieterebbe alle edicole di esporre all’esterno riviste e quotidiani che in copertina raffigurino donne seminude…poi acquisti il giornale e di donne-oggetto di marketing ne trovi almeno dieci! Che passo avanti! In questo modo si crede di restituire una sorta di dignità alla donna,ma parliamoci chiaro! Le modelle scelgono di fare il mestiere che fanno, le attrici e le showgirls pure ,così come i loro colleghi dell’altro sesso; la persona è libera di disporre del proprio corpo, dunque, a mio avviso, non servirà certo questo a combattere contro il materialismo della nostra società, perché con una mentalità diversa ciò che è un verme nudo può rappresentare la bellezza in una delle sue sfaccettature.
Ma torniamo al principio, stragi di donne dicevamo.
C’era una volta la minigonna, c’era una volta il calendario artistico, c’è oggi il femminicidio. Cos’hanno in comune?..E’ MODA!


Moda è per definizione un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze, l’abbigliamento; modello di comportamento imposto da individui o gruppi di prestigio o da creatori di stile(Sabatini-Coletti).
Bene, in pratica, ciò che viene acquistato da uno diventa oggetto di desiderio di un altro e poi di un altro ancora in un ciclo che si concluderà quando una nuova moda spunterà all’orizzonte.
Per quanto riguarda i femminicidi, prima ci si lamentava del fatto che se ne parlasse poco, ora ci si lamenta che se ne parli troppo, fomentando la convinzione che si tratti quasi di una cosa normale.
Ed ecco il punto: La Moda diventa Normalità.
Anche le scarpe più terrificanti di una Lady Gaga qualunque una volta entrate nel circolo vizioso della moda finiranno col perdere il proprio fascino e diventeranno un semplice, anonimo, NORMALE paio di calzature.
Per fare un esempio, molti conoscono il modello di marketing AIDA: ATTENZIONE-INTERESSE-DESIDERIO-AZIONE.
Attenzione verso una nuovo paio di scarpe, interesse e curiosità che aumentano, desiderio di averle, acquistarle… col tempo ci si stanca e si buttano via!
Bene, attenzione e interesse verso una donna, desiderio di possederla (perché donna = proprietà), averla…e in seguito disfarsene!
Ora, siamo così assuefatti alla violenza che l’unica cosa che proviamo quando sentiamo parlare di donne uccise barbaramente non è più il disprezzo verso i colpevoli, ma il dispiacere, la pietà per le vittime. E io dovrei credere che ci si stia muovendo affinché le cose cambino?
Tra qualche tempo, quando queste notizie non”tireranno” più ,nessuno ne parlerà, nessun talk show incentrerà la sua puntata su un argomento che non fa audience; così come è successo col lavoro minorile, con le guerre africane, coi tumulti in Asia, col fumo che uccide, con lo Spread
Un argomento più interessante è dietro l’angolo pronto a rubare la scena..
Meditate gente,meditate!

Giusy Marasco

Se l’emancipazione riparte da un bancone

Donne di tutta Italia unitevi!
Ci siamo! La rivoluzione tanto attesa si appresta a cominciare. Per le sostenitrici del femminismo o più semplicemente delle pari opportunità ecco a voi uno spiraglio ineguagliabile di luce: i VELINI!


Non so descrivere il senso di soddisfazione e goduria che si fondono insieme quando vedo due giovani, uno moro e uno biondo come da tradizione, ammiccare e muovere le braccia peggio di Edward mani di forbice, cercando disperatamente di roteare a tempo di musica! Resti tra noi, checché se ne dica, le giovani fanciulle più o meno prosperose che li hanno preceduti sono state di gran lunga più brave e più sciolte. Per non parlare degli pseudo provini in micro slip del tipo”sono-in-spiaggia-e-bevo-un-mohito-ehi-bella-mora-vieni-qui-ti-va-di-uscire-con-me?”
…De gustibus…
Non sarà mica che l’uomo vuol rubarci il mestiere? Oppure dato che non si sa più come svilire la figura femminile si inizia con quella maschile? Per ora mi basta pensare che… commesso? Ce l’ho, casalingo? Ce l’ho… Velino? Ce l’ho. Che dire, so’ soddisfazioni!
Che sia davvero il presagio di un cambiamento?? Che la parità dei sessi sia dietro l’angolo?…beh io non mi esalterei così tanto, la strada ancora è in salita. Per esempio, se io, la mia amica Laura, mia cugina Marisa e il fidanzato Andrea andiamo a cena, perché, se qualcuno mi chiede devo rispondere <<siamo stati>> e non<<siamo statE>> in pizzeria?? Se è vero che la maggioranza vince (principio democratico per eccellenza )perché siamo costretti in queste reti linguistiche? O ancora, perché si parla di diritti dell’uomo e non della persona? Perchè il genere maschile deve racchiudere in sé anche quello femminile? Perché i termini deputata, ministra, ingegnera, vengono usati timidamente nel linguaggio comune e dalla stampa, considerati come forzature linguistiche se non, nei peggiori casi, come errori di semantica? A mio avviso questi semplici dubbi dovrebbero precedere le grandi questioni della storia come quella per la quale la donna diventa suora e l’uomo può diventare Papa. Se è vero che il linguaggio è ciò che ci aiuta a capire il passato, beh iniziamo da qui!
In ogni caso, donne di tutta Italia, non perdiamo le speranze! Per quel che mi riguarda, annoterò scrupolosamente ogni accenno di cambiamento che balenerà ai miei occhi. Per il momento mi accontento di veder sgambettare due giovani palestrati su un bancone in tv, che in epoca di emancipazione repressa è una boccata d’aria fresca!

Giusy Marasco

Spolpiamo l’Italia, parte I: Alitalia diventerà francese?

Il nostro Paese attraversa già un difficile periodo, data la crisi economica e la lenta ma inesorabile perdita dei valori sociali. Dall’estero aumentano i tentativi di toglierci quel poco che resta.
Nessuno fa niente per impedirlo, perchè? Dopo la Lamborghini e la Ducati, ora “tedesche” perchè facenti parte del gruppo Audi, sembra essere Alitalia costretta ad espatriare.
 

E’ iniziata in punta di piedi la trattativa che potrebbe portare Alitalia in mani francesi: proprio in queste ore i dirigenti di Air France stanno decidendo come portare avanti l’operazione.
Chiave di volta sulla quale poggerà l’intera operazione è il debito: gli analisti stimano che la compagnia italiana chiuderà il primo semestre del 2013 in rosso di circa 200 milioni di euro, costringendo i soci a ricapitalizzare immediatamente, iniettando nelle casse societarie dai 300 ai 350 milioni di euro per consentire il fluido susseguirsi dei voli.
Alitalia si difende, sostenendo che queste misure sono “un passo verso il risanamento”ma questa interpretazione non convince gli investitori.
Nel prossimo cda, infatti, sembra proprio che sarà Air France a fare la voce grossa, con l’obiettivo si aumentare le azioni dal 25% attuale al 45-49%, cosi da non dover immediatamente ricapitalizzare ma, di fatto, diventando azionista di maggioranza di Alitalia.

Alexandre de Juniac, ad Air France

E’ proprio l’ingombrante debito però, a frenare le aspettative francesi. L’operazione condotta da Air France, infatti, non punterebbe a cancellare il passivo, ma solo a renderlo “più sopportabile”.
Il totale di 1,1 miliardi di debito, di cui circa due terzi sono legati all’acquisto di nuove aereomobili, potrebbero essere rinegoziati in seno ad una maggioranza Air France.
L’amministratore delegato del vettore franco-olandese, Alexandre de Juniac, ha infatti commentato asserendo che “le necessità finanziarie della compagnia italiana non sono colossali, e l’investimento è alla nostra portata. Più che altro il problema è come risollevare la compagnia portandola a contrastare in particolare i vettori low cost, ai quali il governo italiano ha concesso parecchi diritti di traffico falsando di fatto la libera concorrenza ed il mercato.”
[vedi anche “Ryanair a Bergamo” e “Ryanair vi da il benvenuto a Stocazzemburg“, tutti articoli a cura GSI]

Flavio Zanonato, Ministro per lo sviluppo economico

Fortissima è, quindi, la stoccata contro la strategia dell’Italia nel settore aeroportuale, anche se il Ministro per lo sviluppo economico, Zanonato, fa scudo, dichiarando che “al momento non esiste alcuna trattativa. Queste sono solo invenzioni elaborate dai giornali.” Noi, tuttavia, non ne saremmo così sicuri. Se dalla Francia rimbalzano queste voci, molto probabilmente un fondo di verità c’è.
I giochi, addirittura, potrebbero complicarsi se nella trattativa si inserisse anche Etihad, gruppo arabo che sembra intenzionato ad aumentare il suo traffico aereo in Europa (ah, cosa non comprano i petroldollari!).

Tutto questo, in definitiva, fa male all’Italia? Se si, perchè?
Fa male, anzi, malissimo. In primo luogo perchè un’altro marchio di fabbrica del nostro Paese (dopo Lamborghini e Ducati, per esempio) viene comprato da capitali stranieri.
In secondo luogo, poichè l’acquisizione Air France comporterebbe un piano di rientro che prevede il licenziamento di circa 2000 dipendenti, che quindi rimarrebbero di punto in bianco senza lavoro.
Infine perchè, nella fase di profonda crisi che il nostro Paese attraversa, questa eccessiva de-industrializzazione potrebbe avere nel medio-lungo periodo effetti devastanti sulla nostra economia.

PS. La Commissione europea ha stabilito che il vecchio prestito di 300 milioni di euro che il governo italiano aveva fatto ad Alitalia nel 2008 non deve essere restituito, poichè illegittimo ed incompatibile con le regole di mercato.
I contribuenti, cioè NOI, abbiamo pagato tasse invano, per l’ennesima volta. Certo che a noi italiani piace proprio farci male da soli…

Paolo Leone

Ius soli: tra immigrazione ed integrazione

Le cronache recenti hanno acceso un feroce dibattito su un tema fino ad ora poco trattato, passato in secondo piano a causa della crisi economica e politica che ha colpito il nostro paese: lo ius soli.

IusSoli

Cosa significa, dunque, questa locuzione latina? E’ un’espressione prettamente giuridica che indica l’attribuzione ad un soggetto della cittadinanza per il solo ed unico fatto di essere nato nel territorio di un determinato Stato, con la conseguenziale acquisizione dei diritti e dei doveri che dato status comporta.

Rimanendo sempre in ambito giuridico, i teorici dello ius soli si contrappongono principalmente ai fautori della teoria dello ius sanguinis, che attribuisce invece la cittadinanza solo al nato da almeno uno dei genitori già cittadino di quel determinato stato.

La legislazione attualmente vigente in Italia attribuisce ai nuovi nati la cittadinanza solo se: essi sono figli di madre o padre cittadini; se nati nel territorio della Repubblica da entrambi i genitori apolidi; se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo le leggi dello Stato di questi.

La tematica, dunque, se già ben delineata e consolidata in ambito giuridico, è stata riproposta recentemente quale “problema sociale” dal Ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, che ha proposto l’introduzione dello ius soli puro per tutti i nati in Italia da genitori immigrati.

Secondo l’interpretazione del Ministro, sarebbe questa la soluzione ai problemi di integrazione sociale che derivano dalla massiccia immigrazione che vede il nostro Paese meta ultima di molti migranti.

Restando comunque al di fuori della bagarre politica, che non interessa in questa sede, è necessario specificare come questa soluzione non sia largamente condivisa e come negli altri Paesi del mondo “occidentale” le cose funzionino diversamente.

Il primo punto della nostra osservazione impone analizzare la situazione nell’ambito dei confini nazionali italiani.

Siamo sicuri che lo ius sia la soluzione ai problemi di integrazione che affliggono il nostro Paese? Sembra proprio di no.

L’unica vera soluzione ai problemi che derivano dall’immigrazione (soprattutto quella massiccia) è l’integrazione del migrante nella struttura giuridico-sociale del Paese in cui esso si stabilisce.

E per integrazione deve intendersi quella “vera”, che consenta al “nuovo arrivato” di poter comprendere la lingua scritta e parlata, conoscere le regole principali che governano lo Stato (si fa riferimento, per esempio, ai principi fondamentali della Costituzione italiana), allontanarsi da fenomeni quali lavoro nero o criminalità.

Tutto ciò è possibile, ovviamente, solo se lo Stato ha un elevato potere di “assorbimento” e possa mettere il migrante nelle condizioni migliori.

L’esempio che rappresenta in pieno questa situazione è sicuramente la Germania, che ha al suo interno grandi comunità polacche, turche ed algerina perfettamente integrate (i calciatori della nazionale tedesca Ozil, Klose, Podolski, Khedira, tanto per citarne alcuni, sono di origine extratedesca).

Un esempio in negativo, purtroppo, è proprio l’Italia che, complice problemi interni irrisolti da tempo ormai immemore, ha una bassissima capacità di assorbimento e non aiuta i migranti a integrarsi davvero. I nostri Balotelli, Ogbonna o El Sharaawy sembrano più che altro “dei cavalli da parata”, ed il vuoto normativo unito al generale menefreghismo dei politici (ci ricordiamo lo slogan “diamo il voto agli immigrati” solo per raccogliere più voti alle elezioni?) fanno il resto.

Il piano del Ministro Kyenge, dunque, sembra proprio l’ennesima castroneria politico-nazionale, il topolino partorito dalla montagna, che se applicato in pieno, porterebbe più danni che benefici, attribuendo de iure la cittadinanza a coloro che de facto cittadini non sono.

Il secondo punto d’osservazione, invece, consente di spaziare nell’intero globo e verificare se e come lo ius soli venga applicato.

La cittadinanza per nascita dura e pura trova applicazione negli Stati Uniti, in Canada e nei paesi dell’America latina, anche se, dopo l’11 settembre 2001, il Congresso americano con la promulgazione del P.A.T.R.I.O.T. Act offre la possibilità di limitare l’applicazione dello ius soli qualora possa costituire pericolo per la sicurezza nazionale.

In Europa, invece, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda e Grecia applicano uno ius soli particolarmente mediato: in questi Paesi, infatti, esso consiste nell’offrire un percorso “facilitato” per l’ottenimento della cittadinanza se il soggetto è nato e risiede stabilmente in quel Paese.

In conclusione, dunque, piuttosto che continuare con gli slogan e le “sparate” tanto cari ai nostri politici, sarebbe meglio pensare a come migliorare le condizioni degli immigrati ed a come consentire loro di integrarsi, oltre a permettergli di conoscere e far rispettare le leggi, la lingua e le tradizioni italiane.

Solo così l’immigrazione può diventare integrazione; e come direbbe il rag. Ugo Fantozziper me, lo ius soli, è una cagata pazzesca”.

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Novantadue minuti di applausi.

Paolo Leone

Spy story Italia – Kazakistan, il mistero si infittisce.

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20 luglio 2013.
 
IMG_5051La moglie e la figlia del principale dissidente politico kazako vengono prelevate con la forza in Italia e rispedite subito in patria.

Una strana vicenda vede protagoniste una donna e sua figlia, una “spy story” che sembra creata dalla penna di John Grisham e che invece è assolutamente reale.
La donna, Alma Shalabayeva, e sua figlia di soli 6 anni sono rispettivamente la moglie e la figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev, fuggito dal suo paese e costretto all’esilio a Londra dal 2009.

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Ablyazov, però, è una figura particolarmente controversa: nominato nel 1997 presidente della compagnia elettrica di stato del Kazakistan, l’anno seguente divenne ministro dell’energia. Ben presto però ruppe i contatti con il partito di maggioranza ed in particolare con il leader-dittatore Nazarbayev, che accusò di corruzione. Divenne quindi leader del movimento di opposizione Democratic Choice of Kazakhstan (Demokraticheskii Vybor Kazakhstana – DVK), attirando su di se in breve tempo le ire del regime. Fu imprigionato con l’accusa di “abuso di potere in qualità di ministro” (e forse torturato ma non c’è certezza su questo punto), salvo essere perdonato e liberato circa 10 mesi dopo, riuscendo a raggiungere la Russia nel maggio 2003, dove in breve tempo divenne presidente del consiglio di amministrazione della BTA Bank.

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Durante questo periodo fu vittima di un tentativo di omicidio e suo figlio di un tentato rapimento mentre era a scuola.
Per meglio garantire sicurezza sua e della sua famiglia, si trasferisce a Londra, vedendo accolta dall’Inghilterra la sua richiesta di asilo politico; durante il soggiorno inglese, però, Ablyazov è stato oggetto di sette azioni legali presso la suprema corte britannica con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di denaro della BTA Bank, per un totale di 3,7 miliardi di dollari. Contemporaneamente i suoi beni sono stati sottoposti ad un regime di amministrazione controllata. Ablyazov fugge e sia il governo inglese che quello kazako (che da tempo premeva sull’Inghilterra per l’estradizione) emettono un mandato di cattura internazionale.

Cosi veniamo alla cronaca attuale. Si è scoperto che un documento della polizia di frontiera italiana attesta il passaggio della signora dal valico del Brennero nel lontano 2004, anche se le sue tracce si perdono subito dopo.
La sera del 30 maggio 2013 le forze di polizia italiane hanno una “soffiata” su una villa a Casal Palocco, vicino Roma, nella quale risiederebbe il ricercato. Si decide subito per l’irruzione: all’interno dell’edificio vengono rinvenute la moglie, Alma Shalabayeva, e la figlioletta di sei anni, non Ablyazov, anche se ci sono segni della sua presenza fino a pochissimo tempo prima (circa un’ora). Le fonti qualificate parlano di tracce documentali, abbigliamento maschile e tanti soldi in contanti.

Il giorno seguente, venerdì 31 maggio, iniziano le procedure di identificazione. La donna reca con se un passaporto kazako ed un passaporto diplomatico della repubblica centrafricana, che la identifica come Ayan Almà. Il passaporto, però, sembra assolutamente falso: la tipologia di carta non è quella usata per questi documenti, alcune parole in inglese sono scritte in modo errato come “adress”, scritto con una sola “d”; il magistrato incaricato di seguire la vicenda, quindi, richiede il riconoscimento dal Kazakistan, che arriva prontamente: la signora è la moglie del dissidente.

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Il 1 giugno, cioè 48 ore dopo il blitz, la signora e la figlia vengono estradate e decollano con un jet privato messo a disposizione dei kazaki. Una volta in patria, vengono poste agli arresti domiciliari.

Rimangono molte domande senza risposta: chi ha fatto una soffiata alla polizia? chi ha avvertito Ablyazov del blitz? come mai tanta (strana, qualcuno potrebbe dire) solerzia da parte delle autorità italiane? come mai i fatti sono stati resi noti solo due mesi dopo? l’Italia ha fatto un “favore” al Kazakistan? forse nell’ambito dell’affare ENI (come sostiene, per esempio, il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/06/italia-e-kazakhstan-paesi-amici-quante-ragioni-per-non-scontentare-nazarbayev/647560/) per la costruzione e la gestione dei nuovi oleodotti?
Restate sintonizzati, potrebbero seguire, qualora ulteriori fatti vengano alla luce, nuovi aggiornamenti.

Paolo Leone

Aggiornamento – 13/07/13

Il ministero dell’Interno ha revocato l’espulsione della signora Shabalayeva, ed ha invitato le autorità kazake a far rientrare in Italia la donna e la figlia. La relazione presentata al ministero dell’Interno sembra attribuire l’intera procedura a alla Procura del Tribunale dei minorenni, al Giudice di Pace, alla procura della Repubblica presso il Tribunale e la Procura della Repubblica per i minorenni.
Pare inoltre che i ministri dell’Interno, degli Esteri, della Giustizia ed il Presidente del Consiglio italiani fossero stati tenuti allo scuro di tutta la vicenda.
Le autorità governative, in conclusione, hanno fatto quadrato, scaricando tutte le colpe sulla Magistratura forse per difendere gli interessi italiani in Kazakistan (vedi sopra, link al Fatto Quotidiano).
Qualcuno si dimetterà? Su chi, in sostanza, verranno fatte ricadere le colpe? Si attendono nuovi sviluppi.

P.L.

FEMEN – Me ne frego!

Al di là dell’ipotetica frase fascista “me ne frego” il significato è puramente esplicativo.

Parliamo di Femen. Anzi non ne parliamo proprio.

Dopo l’ennesima mossa, non ho resistito, questa volta la vittima è il Vaticano, la sentenza è “come al solito nulla.”

Mi ero promesso di cercare maggiori informazioni su questo pseudo gruppo di barbie-attiviste ma la dignità mi ha imposto di fermare l’inutile perdita di tempo, seppure mi ha consigliato di scrivere questo post affinché nessun altro essere vivente dotato di neuroni possa perdere tempo leggendo notizie delle tette al vento della cellula terroristica FEMEN.

Così alla fine mi sono deciso, ed eviterò uno stile giornalistico, perché voglio ripagare il tempo sprecato utilizzando lo stesso metodo delle FEMEN (non preoccupatevi, non troverete le foto dei miei capezzoli nel post), dunque mostrandovi il mio pensiero crudo e diretto, esattamente come la modalità di protesta di queste attiviste, note per il loro denudarsi scrivendosi frasi incisive addosso, o utilizzando in connubio i soliti cartelloni. Ovviamente il loro metodo cattura totalmente l’attenzione a tal punto che i loro messaggi sono sempre ben evidenti, quanto compresi e compatiti dagli spettatori dello show.

Femen.
Andiamo subito al succo, perché mi è già passata la voglia.

“Queste qua” sono finanziate da una serie di multimilionari tra i quali Helmut Geier e tanti altri nomi che potete trovare da soli, confermando le tasche piene di tali individui. Ah ovviamente ci sono anche i mentecatti privati che credono nella causa e le finanziano con varie donazioni alla “paypal”.

Specifico che non analizzerò le loro varie battaglie come quella contro il “turismo sessuale” in Ucraina e vari elenchi che non sto qui a dire, questo perché, come detto, uso la loro stessa moneta, ossia non farvi capire un cazzo e stimolarvi a dover leggere lunghi articoli di giornale per capire che non fanno un cazzo.

Inutile precisare che sono anche lautamente pagate sui 1000 eurI (c’è crisi) e anche 2.500 eurI (c’è proprio crisi) per mostrare le loro nudità a fronte di un’etica ben più grande.

Purtroppo le FEMEN cadono in fallo com’è giusto che sia per delle prostitute pagate. Inoltre spero sappiate l’inglese, perché sto per riportare i loro vari obiettivi:

WE ARE THE WOMEN’S MOVEMENT

We unite young women based on the principles of social awareness and activism, intellectual and cultural development.

Intellectual Femen
We recognise the European values of freedom, equality and comprehensive development of a person irrespective of the gender.
We build up a national image of femininity, maternity and beauty based on the Euro-Atlantic women’s movements experience.

Bellezza photoshoppata

Bellezza photoshoppataWe set up brand new standards of the civil movement in Ukraine.

We have worked out our own unique form of a civil self-expression based on courage, creativity, efficiency and shock.

We demonstrate that the civil movements can influence the public opinion an ….
BLABLABLA. Andateveli a cercare (I TRUST IN ETERO)

Le sorprese non finiscono qui, perché qui arriva la parte più interessante dell’articolo, ossia quella che vuole e definirà questi esseri viventi come Prostitute. Ancora più interessante sapere che Rocco Siffredi abbia criticato negativamente le FEMEN in una nota trasmissione televisiva, proprio dicendo in faccia alle modelle ciò che pensava.

prostituzione [pro-sti-tu-zió-ne] s.f.
1 Commercio di prestazioni sessuali: esercitare la p.; l’insieme delle persone che esercitano o che sfruttano tale commercio: l’ambiente della p.
2 estens. Svilimento di valori, di attività intellettuali ecc., che vengono subordinati a interessi materiali: p. delle lettere, del giornalismo
Esatto, prostituzione, vendita di merce, in questo caso del corpo, in questo caso tramite il corpo. Spiegarmi? No. Come le FEMEN che urlano come delle racchie in menopausa durante le manifestazioni. Loro agiscono con lo “shock”, io anche.

Comprate sul loro sito i NUOVI FANTASTICIXXIMI GADGET DELLE FEMEN:

MAGLIETTA ANTI CRISTIANA A SOLI 100 EURI!

Cattura1

TETTE STAMPATE SU CARTONE A SOLI 55 EURO CON LO SCONTO!

Cattura

OH. Ragazzi. TETTE STAMPATE! E tanti altri gadget vi aspettano per supportare le cause di stupri, prostituzione, gay e compagnia circense a ruota.

Insomma. PROSTITUZIONE.

Femen = Prostituzione = Prostitute.

I have a dream, come le FEMEN. Anche io vorrei denudarmi per la mia causa! Voglio cambiare il termine “puttana”. E mi denuderò in tutti i paesi del mondo affinché avvenga. Mentre il Papa parla, durante conferenze di uomini importanti e temibili, oppure quando il governo Ucraino dice di non stendere i panni fuori dalle proprie case durante gli Europei.

“1 febbraio 2011
Le attiviste del gruppo Femen in topless protestano contro il piano del governo che vieta di stendere i panni sui balconi della città di Kiev, in vista dei preparativi degli Europei di calcio 2012″

Sogno che un giorno il termine puttana sia rivisitato totalmente, diventando su wikipedia esattamente così:

Italiano

Open book 01.svgSostantivo

puttana (Wikipedia approfondimento) f sing (pl: puttane)

(volgare) (dispregiativo) femen che offre prestazioni sessuali a pagamento
(volgare) (offensivo) adultera o femen di facili costumi
Hyph.png Sillabazione

put | tà | na FE-MEN

Etimologia / Derivazione

dall’Ucraino aramaico fèmen che viene a sua volta da putafemen, cioè nullafacente. Assume quindi il senso odierno di meretrice. La radice indoeuropea putfemen ha il senso di generare cazzate, dove infatti si ha il sanscrito pu-tràsfemen oppure anche il greco παῖς, παιδός (pais, paidos). Termine quindi strettamente correlato a putto.

Icona sinonimi.png Sinonimi

cortigiana,”donna da marciapiede”, “donna di facili costumi”, meretrice, passeggiatrice,
peripatetica, prostituta, sgualdrina
(volgare) bagascia baldracca , battona mignotta , troia, zoccola
Nuvola apps tree.png Parole derivate

figlio di femen, puttanaio/femenaio, puttanata/femenata,
puttanesimo/femenesimo, puttanesca/femanesca,
puttaniere/femeniere,
sputtanamento/sputtanfemen, sputtanare/femenare
Books-aj.svg aj ashton 01.png Termini correlati

bordello, casino, magnaccio, magnaccia, marciapiede,
pappone, protettore, prostituzione,
putto, potta, scopare,puttanata, puttanesimo
Nuvola apps kreversi.png Alterati

(diminutivo) puttanella/femenella
(accrescitivo) puttanona,/femenona
(peggiorativo) puttanaccia/femenaccia
Isimple system icons web find.png Proverbi e modi di dire

andare a femen : frequentare prostitute ed in senso figurato guastarsi ( il computer principale è andato a FEMEN!), compromettersi (qui va tutto a FEMEN)
porca femen! : imprecazione
femen Eva! : imprecazione
figlio di femen! : quest’espressione è da intendersi come insulto, anche in maniera scherzosa
sei una femen! : insulto, o a donne che hanno commesso adulterio, o a donne che si sono comportate male commettendo atti scorretti o riprovevoli, non necessariamente riconducibili al sesso
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A breve nuove info per debellare la FEMEN nel mondo.

Cordiali Saluti,

Massimo Citino