GM

PANNA & CIOCCOLATO

Lei si chiamava Panna, lui Cioccolato. Abitavano entrambi in una città americana, cresciuti con il mito della Nazione perfetta, dell’uguaglianza, della civiltà. Panna e Cioccolato si erano conosciuti al collage.

Ecco il quadro perfetto degli Stati Uniti d’America che inneggiano al fairplay tra popoli e alla tolleranza sociale. Stati, uniti da una bandiera, da principi, da una storia.

Panna si vendeva a borghesotti per pagarsi gli studi, lui discendeva da famiglia di schiavi, cresciuto per strada senza riscatto. Era un giorno come tanti, usciti una sera per bere una buona birra messicana, quando un colpo di pistola segnò l’inizio di una fine preannunciata. Un colpo secco perforò il cuore di lui, e lei fu subito travolta dalla furia afroamericana. Uccisi entrambi per mano di altri, ragazzi contemporanei di una società ancora a metà. Non sono Romeo e Giulietta, non sono morti per amore, sono morti per ignoranza, e in questo caso i parenti e gli amici non si sono pentiti dei propri peccati. Non c’è nessun epilogo a lieto fine.

Ecco un volto dell’America che finisce nel baratro, senza luce, senza drappi a cui aggrapparsi.

L’elezione del Presidente afro-americano e il fervore col quale questa novità è stata più volte sottolineata non ha fatto che enfatizzare le differenze. Più che concentrarsi su quanto il giallo dell’abito di gala della First Lady si intonasse con il suo incarnato, ci si sarebbe dovuti concentrare su come evitare di scatenare prevedibili conflitti sociali.

Al di là del connubio bianco- giustizia e nero-delinquenza, il pingpong della violenza bicolore continua con un eco immensa, come una partita di scacchi tra giocatori esperti. Bianco – nero – bianco – nero e poi un attacco al re, un alfiere di difesa, lo scacco matto..

Ma è questa l’America sogno del mondo?

Un Paese che combatte contro l’hamburger ma persevera in guerre inutili, che ha bisogno di imbruttire una Barbie per nascondere le sue brutture, che dà solo per ricevere e mai per nulla.

Uno Stato senza Torri di guardia che si accartoccia impotente (o quasi) su se stesso sotto gli occhi impietosi della donna con la fiaccola.

Se è questa l’America, stiamone lontano!

Giusy Marasco

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L’altro Iddio

Satira,cortei,fumetti.

Dopo l’attentato al Charlie Hebdo, ad opera di cellule terroristiche islamiche, tutto il mondo è diventato francese.
Se qualcuno, il giorno dopo la strage, avesse distolto l’attenzione da quanto è accaduto, sarebbe stato additato dai più come un affiliato dell’Isis.
Ma non parleremo di terrorismo, non oggi, non ora.
Noi italiani, creati dall’ Iddio nazionale eravamo tutti Charlie ( ovviamente esibendo il nostro francese) , probabilmente senza avere tanto chiaro cosa fosse quel giornale e cosa ci fosse scritto dentro.
Già, perché non solo si ridicolizza Maometto, ma anche il Papa, la Madonna e tutta la costellazione divina internazionale.
Ma ai bigotti finto-progressisti Italiani, nella loro ignoranza, questo non importava.
Loro volevano solo sentirsi Hebdo, e sfilare al fianco di Hollande & co..
E piangere vittime di cui non si sanno neanche i nomi.
Prevedibilmente, solo una persona in Italia, poteva cambiare lo stato delle cose: Papa Francesco. Molto garbatamente, così come il soppesato no alle famiglie gay, il Papa ha ammesso che non è cosa buona e giusta denigrare la fede, propria e altrui.
In un Paese laico come la Francia, quel giornale ha avuto la fortuna di crescere, in Italia sarebbe morto prima di nascere, perchè nessuno può permettersi di insultare i nostri protettori.
È facile gridare alla libertà quando ad essere presi di mira sono gli altri, un po’ più difficile quando si parla di noi stessi.
I fedelissimi, ora scrivono “scusate, ma non sono Charlie Hebdo” , e non solo loro.
La nostra attitudine a cambiare idea così repentinamente è a dir poco sorprendente.

Quando guariremo, dunque, dalla nostra peculiare falsità??
Quando smetteremo di vestire i panni dei paladini col cervello intrappolato nel mantello?
Quando riusciremo a mantenere una stessa idea più di una settimana?

“Porgi l’ altra guancia” diventa “dai un pugno a chi ti offende”.
Che la libertà di stampa si faccia benedire.
E questo è quanto. Amen.

Giusy Marasco

CARISSIMA ITALIA: lettera confidenziale

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

Carissima Italia,
mi dicono che, a causa della crisi, quest’anno non potrò scrivere la letterina dei desideri a Babbo Natale, perciò mi rivolgo a te.

Tra tutte le cose che avrei da chiederti , mi viene di supplicarti di donare un po’ di tolleranza a noi Italiani, i tuoi amati figli che in questi giorni citano il defunto Nelson Mandela, ma che non conoscono il perché della sua grandezza.

L’anno 2013 volge al termine, e se qualche tuo figlio se n’è andato in cerca di fortuna, un numero impressionante di “ figli altrui “ ha chiesto che Tu l’adottassi.

Nei giorni degli sbarchi, ho visto uomini di spicco indossare faccette contrite per rendere più verosimili e sentiti discorsi francamente scarni e ripetitivi, in cui si sottolineava il dolore e il cordoglio per le vittime della strage dello scorso mese di ottobre, epilogo di una guerra che dura da vent’anni ma di cui non si è mai parlato né si parlerà più. Vent’ anni appunto, trascorsi nel silenzio generale, che hanno indotto brillanti giornalisti a documentarsi per farci una bella lezione di storia e geografia e illuminarci riguardo episodi bellici in posti sconosciuti ai più sulla cartina.

Ho visto persone pubblicare post di affetto e solidarietà per i “morti del mare“ , per poi, a distanza di qualche giorno, colpevolizzarli per la mancanza di lavoro che affligge Te, mia bella Italia. Non so perché, ma quando si parla di disoccupazione, si finisce sempre col parlare di immigrati; un po’ come quando nel bel mezzo d un discorso su Ligabue si tira in ballo Vasco Rossi. Scusami per questo stupido esempio, ma è per farti capire come si evolvono i discorsi quotidiani sulle piaghe nazionali.

Ho visto ripercorrere lo stesso copione di sempre: ti indigni per tutto, innalzi bandiere a mezz’asta per ricordare i caduti di qualche disgrazia e indici lutto nazionale per poi sputare sulle tombe. Già, perché Tu, hai insegnato a dimenticare in fretta.

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Esaurito l’eco della tragedia del mare , ci si è concentrati sulla tragedia della pioggia. Anche in questo caso, innumerevoli post sono balenati ai miei occhi con lamentele sul fatto che per “ quegli stranieri “ fosse stato proclamato addirittura lutto nazionale, mentre per i sardi non fosse stata organizzata nemmeno una raccolta fondi. Ti faccio onore ricordando sempre che hai stanziato fondi e supporterai ancora l’isola, con soldi che immagino noi ti abbiamo versato in cambio di qualche tuo discutibile servizio, e solo per questo hai ritenuto eccessivo promuovere una colletta, anche se ritengo che chiedere sia sempre meglio che imporre.

Per fortuna, comunque, esistono ancora quelle persone che per mostrare un forte senso di altruismo in discorsi di alta levatura, sostengono che la presenza degli immigrati è necessaria perché questi svolgono lavori che noi non vogliamo svolgere, smarchettando lo stereotipo dell’italiano scansafatiche. Fai capire Tu a questi esseri magnanimi che non sono migliori di quelli che gli stranieri non ce li vogliono proprio, e che essere una civiltà globalizzata non vuol dire proprio ragionare in questi termini.
Hai dei figli xenofobi, razzisti, bigotti, generosi,disfattisti, dal cravattino verde,forse una minima percentuale ha già il dono della tolleranza, ma ti assicuro che tutti siamo uguali in quanto a capacità di autocommiserarci.

Ci sono tanti attenti al tuo buon nome- ovviamente solo per sentirsi superiore rispetto a qualche altro- che ti giustificano per i deludenti piazzamenti che ottieni nelle classifiche e accusano i giudici di preferire qualcun’ altra a te nella gara al virtuosismo. Povera piccola grande incompresa e delusa ITALIA.

E Tu? Che progetti hai per questo Natale? So che ti stai impegnando per non essere più il Paese della mozzarella ( contraffatta più che mai) e del mandolino, e per conquistare la medaglia ( al valore?!?) come Stato che nel 2013 si è beato di moralismi e lutti che si fa presto a dimenticare.

Con sdegno, delusione, amarezza

Tua figlia, Giusy Marasco

Contraddizioni: Manager VS Papa

Il 13 Marzo 2013 veniva eletto Papa il cardinale Jorge Maria Bergoglio, il quale avrebbe poi scelto Francesco come nome pontificale.
La cosiddetta RIVOLUZIONE che sta mettendo in atto suscita gratitudine e ammirazione tra i fedeli, ma non pochi malumori tra gli appartenenti al “ceto ecclesiastico”… C’è da biasimarli?

PAPA2

Poniamo che un manager di un’impresa che conta tremila dipendenti, passi il testimone al proprio figlio, il quale decide di rivoluzionare lo stile di direzione dell’azienda. Abbiamo,dunque,un “ex capo” che definiremo A, e un nuovo ambizioso dirigente che chiameremo B. Supponiamo ora di raccogliere le testimonianze di alcuni dipendenti, i quali dichiarano quanto segue:
con A al vertice:

  • si lavorava cinque giorni su sette, sei ore al giorno
  • ritardi e permessi erano ampiamente concessi
  • la durata delle pause era a discrezione dei dipendenti
  • il capo era una persona pacata, gioviale e generosa.

Ecco,ora,la situazione B al comando:

  • si lavora sei giorni su sette, otto ore al giorno
  • non sono ammessi ritardi e per i permessi deve sussistere una valida giustificazione
  • ogni pausa può durare al massimo 10 minuti,per un totale di 30 minuti al giorno
  • il capo è severo,autoritario, esigente.

Inutile cercare di raccontare il malcontento tra i lavoratori, specie di quelli che hanno visto fondare l’azienda e che per quarant’anni anni hanno prestato il proprio lavoro sotto condizioni di gran lunga più generose di quelle che dovranno sopportare d’ora in avanti.
In questo caso, voi da che parte stareste?

Prendiamo ora il caso di una famiglia, in cui i genitori siano divorziati e il padre abbia una nuova compagna; i figli, nati dall’unione ormai sciolta, sono stati affidati al padre, il quale vive con la futura moglie nell’ex casa coniugale ( caso raro, ma verificabile). La prima moglie, che chiameremo M1, critica l’educazione che la nuova compagna dell’ex marito, M2, impartisce ai suoi figli.
Infatti,con M1, i ragazzi dovevano ottenere una certa media a scuola se volevano dedicarsi alle loro passioni,mentre M2 li lascia liberi di esprimersi nel campo e nei modi che meglio credono, perché, dice,”la scuola non è tutto”; se con M1 gli stessi ragazzi dovevano rientrare a casa alle 11 il sabato sera,M2 non ha imposto alcun tipo di coprifuoco.
Molti, a questo punto,penseranno che M2 voglia semplicemente accaparrarsi le simpatie dei figli del compagno e spodestare l’ex moglie, e solo in pochi si schiereranno dalla sua parte, non obiettando alle sue “INNOVATIVE POLITICHE EDUCAZIONALI”.

Ma arriviamo ora al caso che più ci interessa.
Se un qualsiasi Papa dimissionario, che definiremo Pex,viene sostituito da Pnew, la cosa come può non creare confusione e disordine se il nuovo arrivato sconvolge un sistema rimasto in piedi per innumerevoli secoli e che ora si ritrova a tremare?

PAPA1
Ma perché, nel caso dell’impresa ci saremmo schierati, a torto o a ragione, dalla parte dei dipendenti, mentre ora l’Italia intera sembra prediligere le maniere di B alias Pnew ?
Perché nel secondo caso (ex moglie-nuova compagna) definiremmo poco appropriate le vedute di M2 e appoggeremmo le regole restrittive di M1, mentre ora fiancheggiamo l’apertura che il Pontefice ha verso “NUOVE CATEGORIE DI FEDELI”, ignorando le norme e la prassi finora utilizzate??
Immagino che la motivazione sia che “tutto è relativo”, e in questo caso sia ringraziato Einstein per la sua brillante intuizione.
Ma se fosse semplicemente questione di egoismo? Cioè ritengo giusto ciò che mi fa più comodo-in una logica ben poco oggettiva- e non m’ importa se qualche altro ci rimette?
Davvero se qualcuno entrasse in casa vostra e vi spogliasse d tutti gli oggetti di valore che possedete non battereste ciglio?
Francamente ne dubito. E allora perché preti, vescovi e cardinali dovrebbero rimanere impassibili?
Sia chiaro, con questo nessuno vuole mischiare sacro e profano,ma solo tendere la mano ad un’obiettività che nel nostro Paese fa acqua da tutti i fronti, senza fingere moralismi inutili e dannosi,perché la fede, permettetemelo, non ne ha bisogno.

Giusy Marasco

Prada sta a moda come moda sta a violenza

Veronica, Francesca, Elena, Angela, Sofia:i mille nomi delle innumerevoli vittime di femminicidi in Italia; quegli omicidi paradossalmente definiti “passionali”, come se puntare un’arma contro o bruciare una donna necessitasse di passione.
Per non scadere in discorsi moralisti, tralascerò i numeri inquietanti e non accuserò nessuno di cattiva gestione o scarsa prevenzione del problema.
Ciò che intendo fare è, piuttosto, condividere la mia interpretazione del fenomeno in questione. Partiamo dal principio.
C’erano uno volta, e ci sono tutt’ora, le cortigiane, altrimenti dette prostitute, altrimenti dette accompagnatrici.  Accanto a queste ci sono sempre state donne vendute, schiavizzate, violate, acquistate.

Succedeva che qualche donna vista come bellissima o “irraggiungibile” facesse perdere la testa a qualche ”signorotto”, il quale se ne “appropriava” con la forza. Sebbene la morale cristiana ci insegni di non desiderare donne o cose altrui, tutto ciò che è proibito, si sa, è circondato da un fascino misterioso.
Passano gli anni, gli abusi rimangono, ma la società cambia; si trasformano gli stili di vita, se ne sconvolge il pensiero tanto da sentir pronunciare frasi del tipo: <<Quella è stata violentata? Beh,se l’è cercata, guarda come si vestiva!>>.
Menti limitate a parte, è impossibile negare che si è proceduto a mitizzare il rito della violenza.
Film, romanzi, fiction, ruotano sempre più spesso intorno ad una protagonista vittima di stupri, che ha visto morire la madre o una parente prossima uccisa per mano di un uomo violento; queste eroine della moderna società riescono sempre a rifarsi una vita e a vendicarsi di chi le ha maltrattate.
Ma nella realtà? Ricordiamoci che molte decidono di togliersi la vita per la vergogna di avere avuto rapporti indesiderati, figuriamoci se le ferite possono rimarginarsi in un paio di mesi o di anni! E poi come fanno a vendicarsi? E poi, la vendetta è giusta o sbagliata?
Recente è la proposta con la quale si vieterebbe alle edicole di esporre all’esterno riviste e quotidiani che in copertina raffigurino donne seminude…poi acquisti il giornale e di donne-oggetto di marketing ne trovi almeno dieci! Che passo avanti! In questo modo si crede di restituire una sorta di dignità alla donna,ma parliamoci chiaro! Le modelle scelgono di fare il mestiere che fanno, le attrici e le showgirls pure ,così come i loro colleghi dell’altro sesso; la persona è libera di disporre del proprio corpo, dunque, a mio avviso, non servirà certo questo a combattere contro il materialismo della nostra società, perché con una mentalità diversa ciò che è un verme nudo può rappresentare la bellezza in una delle sue sfaccettature.
Ma torniamo al principio, stragi di donne dicevamo.
C’era una volta la minigonna, c’era una volta il calendario artistico, c’è oggi il femminicidio. Cos’hanno in comune?..E’ MODA!


Moda è per definizione un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze, l’abbigliamento; modello di comportamento imposto da individui o gruppi di prestigio o da creatori di stile(Sabatini-Coletti).
Bene, in pratica, ciò che viene acquistato da uno diventa oggetto di desiderio di un altro e poi di un altro ancora in un ciclo che si concluderà quando una nuova moda spunterà all’orizzonte.
Per quanto riguarda i femminicidi, prima ci si lamentava del fatto che se ne parlasse poco, ora ci si lamenta che se ne parli troppo, fomentando la convinzione che si tratti quasi di una cosa normale.
Ed ecco il punto: La Moda diventa Normalità.
Anche le scarpe più terrificanti di una Lady Gaga qualunque una volta entrate nel circolo vizioso della moda finiranno col perdere il proprio fascino e diventeranno un semplice, anonimo, NORMALE paio di calzature.
Per fare un esempio, molti conoscono il modello di marketing AIDA: ATTENZIONE-INTERESSE-DESIDERIO-AZIONE.
Attenzione verso una nuovo paio di scarpe, interesse e curiosità che aumentano, desiderio di averle, acquistarle… col tempo ci si stanca e si buttano via!
Bene, attenzione e interesse verso una donna, desiderio di possederla (perché donna = proprietà), averla…e in seguito disfarsene!
Ora, siamo così assuefatti alla violenza che l’unica cosa che proviamo quando sentiamo parlare di donne uccise barbaramente non è più il disprezzo verso i colpevoli, ma il dispiacere, la pietà per le vittime. E io dovrei credere che ci si stia muovendo affinché le cose cambino?
Tra qualche tempo, quando queste notizie non”tireranno” più ,nessuno ne parlerà, nessun talk show incentrerà la sua puntata su un argomento che non fa audience; così come è successo col lavoro minorile, con le guerre africane, coi tumulti in Asia, col fumo che uccide, con lo Spread
Un argomento più interessante è dietro l’angolo pronto a rubare la scena..
Meditate gente,meditate!

Giusy Marasco

Se l’emancipazione riparte da un bancone

Donne di tutta Italia unitevi!
Ci siamo! La rivoluzione tanto attesa si appresta a cominciare. Per le sostenitrici del femminismo o più semplicemente delle pari opportunità ecco a voi uno spiraglio ineguagliabile di luce: i VELINI!


Non so descrivere il senso di soddisfazione e goduria che si fondono insieme quando vedo due giovani, uno moro e uno biondo come da tradizione, ammiccare e muovere le braccia peggio di Edward mani di forbice, cercando disperatamente di roteare a tempo di musica! Resti tra noi, checché se ne dica, le giovani fanciulle più o meno prosperose che li hanno preceduti sono state di gran lunga più brave e più sciolte. Per non parlare degli pseudo provini in micro slip del tipo”sono-in-spiaggia-e-bevo-un-mohito-ehi-bella-mora-vieni-qui-ti-va-di-uscire-con-me?”
…De gustibus…
Non sarà mica che l’uomo vuol rubarci il mestiere? Oppure dato che non si sa più come svilire la figura femminile si inizia con quella maschile? Per ora mi basta pensare che… commesso? Ce l’ho, casalingo? Ce l’ho… Velino? Ce l’ho. Che dire, so’ soddisfazioni!
Che sia davvero il presagio di un cambiamento?? Che la parità dei sessi sia dietro l’angolo?…beh io non mi esalterei così tanto, la strada ancora è in salita. Per esempio, se io, la mia amica Laura, mia cugina Marisa e il fidanzato Andrea andiamo a cena, perché, se qualcuno mi chiede devo rispondere <<siamo stati>> e non<<siamo statE>> in pizzeria?? Se è vero che la maggioranza vince (principio democratico per eccellenza )perché siamo costretti in queste reti linguistiche? O ancora, perché si parla di diritti dell’uomo e non della persona? Perchè il genere maschile deve racchiudere in sé anche quello femminile? Perché i termini deputata, ministra, ingegnera, vengono usati timidamente nel linguaggio comune e dalla stampa, considerati come forzature linguistiche se non, nei peggiori casi, come errori di semantica? A mio avviso questi semplici dubbi dovrebbero precedere le grandi questioni della storia come quella per la quale la donna diventa suora e l’uomo può diventare Papa. Se è vero che il linguaggio è ciò che ci aiuta a capire il passato, beh iniziamo da qui!
In ogni caso, donne di tutta Italia, non perdiamo le speranze! Per quel che mi riguarda, annoterò scrupolosamente ogni accenno di cambiamento che balenerà ai miei occhi. Per il momento mi accontento di veder sgambettare due giovani palestrati su un bancone in tv, che in epoca di emancipazione repressa è una boccata d’aria fresca!

Giusy Marasco