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I furbetti del Test di Medicina: coppie, tris e poker

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

 Il test più ambito a livello nazionale non è poi così difficile…se si copia

Sostanzialmente l’Italia è stato sempre un paese di furbacchioni, ammettiamolo, e concretamente non ci vuole un genio per scoprire chi riga dritto e chi no. Oltre alla corruzione, alla politica e a tutti i disagi connessi, occupiamoci ora di un qualcosa che interessa più di 84.000 aspiranti medici, almeno quest’anno, e annessi parenti, professori e organi di commissione. L’ambito e discusso Test di Medicina si è svolto il 9 settembre di quest’anno, non con poche lamentele, sia da parte di organi sociali pro e contro l’abolizione del test, sia per la questione spinosa del “bonus maturità”, inserito, rimosso il giorno del test e reinserito poco tempo dopo, a graduatorie uscite e assegnazioni completate. Ma veniamo al dunque, senza troppi giri e rigiri.

Il test funziona secondo un regolamento ministeriale ben definito: aule, commissioni, posti, plichi contenenti il test, ogni cosa è calcolata alla perfezione (secondo loro), basti pensare che gli scatoloni contenenti il test “meritocratico” vengono portati nelle aule da guardie giurate munite di pistola. Quest’anno ero presente a Tor Vergata, università di Roma, dove i posti erano così “abbondanti” che alcune persone erano sedute spalla a spalla a pochi centimetri di distanza, i miei complimenti per l’organizzazione.

Sostanzialmente, ogni plico viene distribuito dalla commissione, banco per banco, ed ogni plico contiene una documentazione dove scrivere nome e cognome, data di nascita e annesse burocrazie. In particolare ad ogni plico (busta) è applicato un codice di riconoscimento alfanumerico, questo stesso codice sarà visualizzato sul sito accessoprogrammato.miur.it (il sito del ministero) al momento dell’uscita delle graduatorie ufficiali, con tutti i punteggi e le relative assegnazioni, attraverso l’inserimento di un “codice” e di una “password” strettamente personali, ennesimo documento della famosa busta che ogni studente riceve. 

Fermiamoci un secondo, e specifichiamo che ogni “codice alfanumerico” ha dei numeri iniziali che corrispondono alla singola università e classe (Es: 27MP00000). Il codice iniziale “27MP” corrisponde all’Università di Tor Vergata, “00000” corrisponde al numero del plico contenente il test, quindi così via per ogni studente 27MPI-00001, 27MPI00002, 27MPI00003 ecc…

Insomma non è difficile da capire. Bene, all’uscita della graduatoria nazionale, sul sito già citato, bastava loggarsi con username e password per visualizzare la graduatorie con le relative assegnazioni e scoprire l’esito del proprio test. Un po’ di lavoro e pazienza, e sono riuscito a completare la graduatoria di tutti gli assegnati a Tor Vergata. Dopodiché non ho fatto altro che controllare i famosi codici di ogni test, scoprendo qualcosa di molto interessante.

Il famoso codice è “consequenziale”, ossia se Tizio è seduto vicino a Caio, il codice del primo sarà 27MP00010 e il codice di Caio sarà 27MP00011, e se Sempronio stava vicino a Caio il suo codice sarebbe stato 27MP00012 e così via. Non c’è voluto molto allora, per scoprire che proprio Tizio, Caio e Sempronio, entrati a Medicina, avevano lo stesso punteggio, o quasi. Ma purtroppo, non erano gli unici. Perché tra coppie, tris e poker di furbetti, è uscito fuori che almeno 91 studenti di 220 entrati a Tor Vergata, sarebbero dei gran copioni.

La cosa fantastica è che, anche se inizialmente la graduatoria era anonima, successivamente ad ogni codice è stato aggiunto nome e cognome del candidato, sempre annessi con punteggio, assegnazione e compagnia bella, e bravi ai fessacchiotti.
I primi possibili copioni e fessacchiotti, omettendo nome e cognome per motivi di privacy, sono il 2° e il 4° candidato entrati a Tor Vergata. Il primo ha il codice 27MP30779 e punteggio pari a 63.60; il secondo ha codice 27MP30780 e punteggio pari a 60.60. Come potete notare, il numero finale varia di una sola cifra. Il primo dubbio che sorge è: “bé ma dai, se stavano vicini non vuol dire che abbiano per forza copiato, certo, il punteggio è simile, ma può essere una casualità“. Certo, può esserlo, come può esserlo il caso dell’ottavo e del nono in graduatoria: 27MP30103 e 27MP30104 entrati, pensate un po’, con lo stesso medesimo punteggio pari a 59.00. Uno assegnato a Medicina, l’altro ad Odontoiatria. Un’ altro dubbio che potrebbe sorgere è: “va bene, ma anche questa può essere una casualità, e poi chi mi dice che queste persone erano davvero sedute vicine?“. Si, può essere un’altra fantastica casualità del mondo delle meraviglie e sì, ho la prova che i posti siano consequenziali. Infatti per ogni “Italiota” che ha copiato, corrisponde l’aula assegnata in un pdf rilasciato dall’università prima dello svolgimento del test. Ad esempio, i primi due che abbiamo analizzato, andando a cercare nome e cognome nel documento di assegnazione delle aule, risultano entrambi assegnati all’aula “INGEGNERIA – Edificio Didattica Primo Piano Aula 2”. E i secondi che abbiamo analizzato, quelli col medesimo punteggio, risultano entrambi assegnati all’aula “INGEGNERIA – Edificio Didattica Primo Piano Aula 2”. Sì, casualmente le aule sono le stesse per entrambe le coppie dei possibili copioni. Tutti le altre coppie, tris e perfino poker di copioni, risultano assegnati nelle stesse aule: chi in un’aula della Facoltà di Ingegneria, chi in aule della Facoltà di Medicina.

Andiamo ad analizzare un tris, tre italioti con codice, rispettivamente:
27MP30392; 27MP30394; 27MP30393 risultanti tutti nella stessa aula della Facoltà di Medicina e con punteggi pari a, rispettivamente: 45.00, 43.90 e 42.00, tutti assegnati a Medicina (ovviamente). Contando che per ogni risposta corretta il punteggio aumentava di 1,5…”bé ma dai, sarà sicuramente un caso“. Ancora..certamente, sarà un caso, un caso da mettersi le mani nei capelli, come sarà sicuramente un caso, mediatico magari, quello del poker che ora analizzeremo insieme. Gli italioti in questione, con rispettivi codici: 27MP302-13; 27MP302-15; 27MP30212; 27MP302-14 entrati con i rispettivi punteggi pari a: 47.20, 46.10, 46.10 e 44.90. In questo caso, pensate la casualità, gli italioti col medesimo punteggio sono entrati anche nella medesima facoltà, Odontoiatria stavolta, mentre gli altri hanno optato per medicina. Anche qui c’è la conferma della medesima aula. Un altro poker, manco a farlo a posta, è quello dei candidati con codice: 27MP31552; 27MP31553; 27MP31555; 27MP31554 entrati con punteggi pari a: 46.60, 44.60, 44.60 e 42.70. Anche qui medesima aula, e ancora una volta, risultano anche due persone con lo stesso punteggio.

Fermiamoci qui, perché le prove abbondano e i codici corrispondono sempre, come le aule, come la poca differenza nel punteggio, praticamente minima. Siccome sono pignolo, aggiungo un’altra banale prova, un po’ debole rispetto a quelle mostrate fino ad ora. Sono andato a controllare, tramite nome e cognome, i rispettivi profili facebook degli italioti in questione (per chi non lo avesse capito “italioti” è la fusione di italiano e idiota) e, indovinate un po’, la stragrande maggioranza dei copioni avevano nelle liste degli amici i loro compagni di merenda del test. “Ma va là, si saranno conosciuti in Facoltà“. Alla faccia delle regole e della meritocrazia tanto osannata e declamata. Alla faccia della supponenza degli studenti di medicina, alla facciazza di quelli che non sono entrati per pochi punti, e che magari hanno passato un’estate intera a studiare, e anche di più.

Ci sono 91 possibili persone che a Roma, il 9 Settembre di quest’anno, hanno copiato e hanno superato il temibile test. A Bari, invece, ne ho contati 75, pari al 25% degli assegnati. E se qualcuno si prendesse la briga di controllare Catanzaro e tutte le altre sedi, forse salterebbe fuori che quelli entrati copiando sono pari a quelli che hanno sudato per meritarsi l’accesso alla Facoltà di Medicina. Se invece il Ministero alzasse il sedere, e se lo facessero pure tante altre persone, tra comuni mortali e potenti, tra presidenti di facoltà e professori, tra studenti e non, e soprattutto tra “Magnifici” Rettori, forse si capirebbe che questa pagliacciata che nasconde corsi di preparazione dai 2000 ai 4000 euro, libri di preparazione che costano attorno ai 100 euro, iscrizioni al test con tassa regionale dai 35 ai 150 euro a persona, sono tutte delle pagliacciate a cui manca un naso rosso e un po’ di trucco in faccia.
Il consiglio per i futuri aspiranti sarebbe quello di copiare, e di copiare senza pietà se necessario. Ma purtroppo non essendo un italiòta, posso solo dirvi di studiare e pregare, di avere il coraggio di denunciare questa illecita ed immonda “organizzazione”, di segnalare al prossimo test ogni possibile copione che vedete. Non imbarcatevi in Albania, Romania e Spagna, come consigliano molti genitori, parenti e amici di amici. Non spendete soldi per inutili corsi costosissimi, studiate e andate per la vostra strada, nel vostro paese e con i vostri diritti. “Il male non sarà mai l’unica soluzione”.

 M.C.

Non c’è futuro senza ricerca: Pro-Test a Roma

La manifestazione contro gli emendamenti alla direttiva europea 2010/63 in materia di Sperimentazione Animale

“Il 31 luglio scorso è stata approvata alla Camera una legge che mette a dura prova il futuro della ricerca in Italia. Il testo viola i vincoli imposti dall’Europa e introduce limitazioni ancora più restrittive, cosa esplicitamente vietata dalla direttiva europea, rischiando di mettere in ginocchio il settore della ricerca biomedica”.

Così inizia la descrizione della manifestazione tenutasi il 19 settembre a Roma presso Montecitorio, organizzata da Pro-Test Italia. Centinaia di giovani tra studenti e ricercatori si sono riuniti nella capitale per manifestare contro un emendamento disastroso, figlio dell’ignoranza politica (e non importa se di destra o sinistra) e veicolato dalle lobby animaliste. Chi in camice bianco, chi in “borghese”, ma tutti con lo scopo comune di informarsi ed informare riguardo temi prioritari come la ricerca biomedica, già precaria in Italia, e tutt’ora minacciata dall’ormai famoso emendamento, altro che “porcellum”.

Ma per i meno esperti è dovuta una premessa su questo tema. La manifestazione non è un invettiva alla direttiva europea (totalmente in accordo con i ricercatori), ma più specificatamente all’articolo 13 della legge 6 Agosto 2013, n. 96 che recita, tra gli “obiettivi” da raggiungere:

a) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;

b) vietare l’utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte;

d) vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia;

g) vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti eprimati non umani destinati alla sperimentazione;

i) sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali;”

e così via.. Inutile parlare di quanti articoli siano stati scritti riguardo la fallacità di questa legge, in particolare vi consigliamo il blog di Pro-Test Italia (http://protestitalia.wordpress.com/) per informazioni molto dettagliate e specifiche, ma a rigor di logica sappiamo che basterebbe un minimo di cultura per comprendere l’errore di questa legge veicolata da un “dietro le quinte” che fattura milioni di euro sulla pelle della cultura scientifica e della salute umana. Non facciamoci illusioni e tagliamo corto: non esistono, ad oggi, metodi alternativi validi alla sperimentazione animale; può essere solo deleterio sottoporre ad anestesia un qualsiasi animale anche per un semplice prelievo di sangue; vietare l’allevamento di animali destinati alla sperimentazione in Italia è causa di spesa di denaro pubblico per comprare animali all’estero e sottoporli a lunghi viaggi stressanti. Le motivazioni sono tante, supportate da una materia che si chiama Scienza, da scrivere in maiuscolo dal 19 Settembre in poi. Chiunque sia interessato, come già detto, può informarsi sui siti specializzati sul web, possibilmente evitando la vera e propria “propaganda animalista” contraria che, pensate un po’, non sa distinguere due termini ben differenti come “vivisezione” e “sperimentazione animale”.      Ma torniamo a noi, perché oggi a Roma ero personalmente presente, come persona e come studente, e al pari degli altri, anzi, tutti insieme ci siamo confrontati ed informati, abbiamo ascoltato e compreso, tant’è che più che una manifestazione, sembrava quasi la normalità, l’espressione di una cultura che lotta contro l’ignoranza paradossale di chi minaccia la ricerca e la salute, ricerche che partono dalle droghe e arrivano al cancro e all’HIV.

E lasciamo che a parlare sia Ilaria Capua, virologa, veterinaria e politica italiana nonché ricercatrice di fama mondiale che, rivolgendosi ai giovani, afferma:

 “Oggi sono qui per darvi la prova che la ricerca in Italia può portare a casa risultati importanti[…] ricordate che in questo mondo nessuno ci regala niente e ci vogliono impegni di questo tipo, i ricercatori scendano in piazza e si facciano sentire, queste cose devono partire da noi”.

Di esempio anche le parole dell’On. Pia Locatelli rivolte ai “contro” della sperimentazione:

“Troppo facile parlare per slogan, troppo facile dire di amare gli animali, troppo facile parlare di vivisezionisti, non esistono vivisezionisti”.

La manifestazione va avanti con numerosi interventi tra i quali quello dell’On. Giovanardi che assicura che la legge non passerà in Parlamento, così via con il Dr. Alessandro Papale: “I nuovi emendamenti mettono in pericolo la vita stessa dell’animale”. E ancora la Dr.ssa Nadia Malavasi, l’On. Emilia Grazia De Biasi e tanti altri relatori che hanno preso parte ad un evento tanto importante quanto la salute di noi tutti. Infine, abbiamo parlato direttamente con Daria Giovannoni, Presidente di Pro-Test Italia, la quale alla domanda sul perché dell’esigenza di divulgare un tema scientifico così complesso risponde:

“Ci siamo resi conto che le informazioni pubbliche sulla sperimentazione non erano corrette, si sentivano parlare solo gli animalisti, persone di scarsa preparazione scientifica, si stavano creando grossi problemi di disinformazione. La comunità scientifica aveva bisogno di parlare ma aveva paura, noi abbiamo aperto la strada, anche questa manifestazione ne è la prova”.

E ancora alla domanda sugli obiettivi futuri la Giovannoni risponde:

“Dobbiamo riuscire ad arrivare alla gente comune, non solo ai ricercatori o agli esperti, ma a tutti. Dialogare e confrontarci perché la nostra intenzione è quella di tutelare la salute umana e animale. La gente deve capire il bisogno di umani e animali malati.” Infine la Presidente non nasconde la difficoltà di portare avanti un’associazione del genere, tra minacce e vari insulti diretti e indiretti, dalle scritte sui muri alle “urla” verbali di, tenendo a sottolineare,”quei pochi esagitati che non rientrano nella categoria di animalisti” (quelli veri).

Non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese. .

Daria Giovannoni, infine, chiude la manifestazione: “Facciamo un appello al Governo, per i nostri malati e per tutti. Abbiamo riempito una piazza bellissima.“ Dalla piazza vengono lanciati in aria i palloncini bianchi di Pro-Test Italia, non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese.

Massimo Citino

A breve altri articoli sul tema della sperimentazione con altre dichiarazioni ufficiali da parte di membri di altri comitati

La particella di Dio: il bosone di Higgs, a Roma

“Un evento che ci ha fatto innamorare della scienza: la scoperta di una particella che ha un’altra natura.”

Inizio unendo due citazioni, la prima di Guido Tonelli (coordinatore dell’esperimento CMS del CERN) e la seconda di Luciano Maiani (ex-direttore del CERN), che insieme a Fabiola Gianotti(coordinatrice dell’esperimento ATLAS del CERN), attraverso il dibattito gestito dal giornalista Cattaneo, hanno presentato al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, la scoperta rivoluzionaria del bosone di Higgs.

L’argomento non è semplice, basti pensare che questa scoperta è stata formalmente ufficializzata in questi giorni, seppure annunciata il 4 luglio 2012.

Prima di addentrarci in un discorso più complesso, c’è da capire cosa sia il CERN, come funzioni la formidabile macchina che ha portato alla scoperta del bosone, e infine capire quali altri vantaggi potrà portare in ambito scientifico.

Il CERN non è altro che il  Conseil Européenne pour la Recherche Nucléaire, ossia l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare che ha sede in Svizzera e, citando wikipedia, “Lo scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Questi sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano nuclei atomici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e i rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle.”

Fatta questa dovuta premessa entriamo nel CERN, e scopriamo che è composto da sette acceleratori principali, seppure ci occuperemo solamente del più conosciuto, nonchéLHC (Large Hadron Collider), il quale si estende per ben 27 chilometri ed è situato in un tunnel circolare. La premessa importante per capire la funzione e l’utilizzo di questi acceleratori sta nel comprendere che, molto banalmente, permettono lo studio di collisioni tra particelle. 

Immagine degli acceleratori del CERN

Definito l’acceleratore record, è una macchina complessa che presenta centinaia di migliaia di chilometri di cavi e in particolare magneti dipolari. I cavi sono tenuti a bassa temperatura (-271.3 °C), inferiore a quella dello spazio siderale (-270.5 °C). Pensate che“se si sommassero le lunghezze di tutti i singoli fili contenuti nelle trecce dei dipoli si coprirebbe una distanza pari a circa 11.5 volte la distanza Terra-Sole” un po’ come per il DNA di un singolo essere viventeaggiungo. Specifichiamo che non si tratta però dei soliti magneti che ordinariamente possiamo immaginare, infatti si parla di magneti lunghi anche 15 metri.

Giunti qui abbiamo capito che in questa struttura avvengono le collisioni tra particelle, dunque queste ultime vengono lanciate a velocità elevata in un ambiente sostanzialmente vuoto (con poca materia) e se ne osservano le collisioni reciproche attraverso l’utilizzo di migliaia di sensori che riportano migliaia di dati da analizzare. Le collisioni tra queste particelle porterebbero alla cosiddetta formazione del bosone di Higgs, ma questa non è una definizione accettabile a livello scientifico.

Infatti il bosone di Higgs è una particella formata da gluoni e quark  e inoltre, ed è questa una delle rilevanze scientifiche maggiori, non rientra nella normale suddivisione delle particelle, che sostanzialmente sono p. di materia e p. di interazione. Questi bosoni di Higgs, visibili solo dopo 10 mila miliardi di collisioni, e solo durante lo scontro tra due particelle,  hanno la comune origine nell’evento più sbalorditivo che noi tutti conosciamo, il Big Bang.

Prima della scoperta “materiale” del bosone di Higgs, teorizzata in veritas più di 50 anni or sono, si parlava di Campo di Higgs (non preoccupatevi, dire campo di Higgs, equivale a dire “insieme di bosoni di Higgs”). Provate dunque ad immaginare che al momento del Big Bang (quando ancora non esisteva la “Massa” in concetto scientifico) lo spazio aperto era pieno di particelle “impazzite” e qualche milionesimo di secondo dopo, mentre le particelle super-energetiche si raffreddavano, si materializzò il cosiddetto Campo di Higgs. Mentre alcune particelle attraversavano il campo di Higgs, altre si bloccavano in questo campo, o meglio rallentavano la loro velocità, ed una parte dell’energia di queste particelle veniva riconvertita. Non vi ricorda niente la famosa formula ”E=mc²”? Einstein docet, equivalenza tra Energia e Massa. Dunque in cosa venivano riconvertite queste particelle?

Innanzitutto dobbiamo dire che le particelle coinvolte in questi processi sono:

  • L’elettrone (principalmente energia)
  • Il muone (ha più massa dell’elettrone)
  • La particella W (ancora più massa)
  • Il quark top (quasi solo massa)

Dunque il campo (di Higgs) è formato da particelle definite come bosoni (di Higgs). Un campo mai immobile, ma in continuo movimento, nel quale queste particelle si immergono. Partendo dall’elettrone, che presenta maggiore energia, questo scivola più facilmente, e così via secondo la scala, le altre particelle rallentano sempre di più, fino ad essere quasi bloccate. E’ qui che molta energia viene convertita in massa. Essendo i bosoni particelle che nel campo “appaiono” e “scompaiono”, i fisici hanno teorizzato la possibilità di creare e distruggere bosoni. Ed è qui che il CERN attraverso gli esperimenti ATLAS e CMS, ha dato le prove a questa teoria.

Consiglio assolutamente la visione di questo video, diffuso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che spiega in termini accessibili questi processi di interazione:

E’ importante capire, come spiega il video, che “in realtà nelle collisioni tra i protoni sono le interazioni dirette tra i costituenti di ogni protone, gluoni e quark, che possono creare un bosone di Higgs“. Ed eccone qui una riproduzione:

Concludendo possiamo dire che il bosone di Higgs è quella particella che conferisce la massa a tutte le altre particelle elementari (indivisibili). Che equivale  a dire che senza questo processo la massa, e quindi tutti noi, non saremmo mai esistiti. Ed è anche questo uno dei motivi per i quali viene definita particella di Dio, seppure il fisico Peter Higgs, che teorizzò tale meccanismo, non è d’accordo con questa definizione poiché potrebbe essere considerata come un’offesa verso i credenti.

Ad ogni modo la scoperta è rivoluzionaria per tutti noi, scientifici e non. Inoltre non si può non far riferimento ai 3000 fisici e ricercatori dell’ATLAS e agli altri 3000 del CMS, protagonisti di questa grandiosa scoperta scientifica.

Infatti, come spiegano Tonelli e Gianotti, sono stati portati avanti due progetti diversi (ATLAS e CMS) con lo stesso obbiettivo. Ma perché il CERN ha deciso di portare avanti due progetti che presentavano diverse scelte, tecniche e teoriche, ma avevano in comune lo stesso traguardo? A questa domanda rispondono assieme i due coordinatori, che spiegano che durante una ricerca scientifica di tale portata, si deve sempre ammettereil rischio di sbagliare, la scienza non è infallibile. I due progetti infatti hanno lavorato in maniera totalmente separata, introducendo anche la sana competizione che, secondo Fabiola Gianotti “è stata stimolante e di aiuto per tutto il periodo della ricerca”. Inoltre Tonelli aggiunge che “due scelte diverse, producono più possibilità di raggiungere un successo”. 

C’è ancora tanto lavoro da fare, specificano i coordinatori. Conosciamo solo il 4% della materia presente nell’universo e la corsa del CERN continuerà nei prossimi anni, seppure per i prossimi due rimarrà chiuso per motivi tecnici. Ci si aspetta molto da questo insieme di acceleratori e da questo team di fisici e ricercatori. Energia oscura e materia ancora non studiata potrebbero diventare un argomento accessibile per le generazioni future, in una maniera che nemmeno noi possiamo immaginare.

Inoltre è innegabile la forte presenza italiana in questa scoperta. Solo i coordinatori dei due esperimenti sono italiani, ma fino a poco tempo fa anche Maiani era direttore del CERN. Senza contare gli innumerevoli fisici che provengono dalle università italiane, cosa che fa notare il presidente dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Nando Ferroni, ennesimo ospite della conferenza, il quale evita di criticare le università italiane e anzi, paragona i nostri studi a quelli esteri, facendo notare che non dobbiamo invidiare niente a nessuno.

Seppure personalmente mi sorge un dubbio (se no non sarei io), in quanto la sala erapiena di universitari e liceali. Ebbene durante la fine della conferenza quando oltre a delle domande abbastanza semplici è stato chiesto l’intervento dei giovani, l’unica domanda fatta da uno di questi è stata “Quanto è costato tutto?”. Volevo alzarmi ed applaudire l’ignoranza del gossip, una risposta che si potrebbe trovare con una ricerca su internet di due minuti, e non ad una conferenza con i diretti protagonisti della scoperta. Io personalmente avevo alzato la mano, volevo chiedere se ci fosse dunque una categoria di particelle nelle quali rientrava il bosone di Higgs, visto che la Gianotti aveva chiaramente fatto capire che il bosone, come scritto nell’articolo, non rientrava nelle due categorie principali delle particelle elementari. Però da bravo giovane, appena è arrivato il microfono, ho voluto dare la precedenza ad un uomo di una certa età vicino a me, che ha …”italianamente” chiesto un commento ai coordinatori riguardo la questione della possibilità della formazione di un “buco nero” durante gli esperimenti del CERN, questione riportata dai faziosi media e sburgiardata più e più volte, un’altra domanda la quale risposta si trova con una ricerca di circa tre minuti su internet. Il tempo era finito e la mia domanda non è stata posta.

Insomma alla fine mi sono ritrovato io a cercare su internet  una teoria di categorizzazione del bosone di Higgs, se fosse prevista in questi tempi, e quale significato avesse, anche per capire meglio l’importanza della scoperta. Purtroppo non ho trovato niente, però sappiamo che la ricerca è costata miliardi e miliardi di miliardi (macchinari compresi) e che la storia del buco nero è una panzana colossale. Va bé lunedì vado in facoltà dove pago 50 euro di contributi per 4 lezioni di laboratorio in un anno, e vediamo se mi viene qualcosa in mente.

Intanto rimaniamo con l’attenzione puntata sul CERN, che si può anche visitare in maniera individuale.

Sito Ufficiale del CERN  Visita il CERN

Massimo Citino

Aktion T4: come risparmiare 885 milioni di marchi

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20 luglio 2013.

Il programma di eutanasia nazista.

Ancor prima della seconda guerra mondiale, in Germania, durante il periodo nazista, un contadino indirizzò una lettera al Führer nella quale chiese un favore per il proprio figlio neonato di nome Knauer. Brack, un dipendente della cancelleria tedesca, fece da intermediario e consegnò personalmente la lettera ad Hitler. Il 18 agosto del 1939 lo stesso Führer chiede ai medici e alle ostetriche della nazione di effettuare dei censimenti ‘scientifici’ sui bambini con meno di tre anni. Successivamente questa ricerca si estese anche agli adulti. Nel settembre del 1939 Hitler convoca Leonardo Conti, responsabile dei servizi sanitari civili, e Hans-Heinrich Lammers, ministro del Reich e capo della cancelleria. I due uomini vengono incaricati di approfondire il ‘censimento scientifico’ e di proseguire nella ‘ricerca’. Così la missione fu infine affidata al capo della capo della cancelleria del Führer, Bouhler, e al medico assistente Karl Brandt. Ha così inizio il programma Aktion T4. Il 27 giugno del 1945 la polizia militare americana scopre in uno degli stabilimenti dove veniva attuato l’Aktion T4 un documento oggi conosciuto come ‘le statistiche di Hartheim’. Dedussero, tramite queste statistiche, che la Germania nazista, attuando il programma Aktion T4, risparmiò ben 885 milioni di marchi l’anno, dal 1940 al 1942. Tradotta in chilogrammi di vari generi alimentari, basti pensare al risparmio di 4.781.339 ,72 Kg di pane, 19 milioni e rotti di patate e così via per zucchero, burro, caffè e carne. Le statistiche, in particolare, parlavano di 70 mila persone coinvolte dal ’40 al ’42 e di 300 mila fino al 1945. Ma cosa valgono queste cifre? Cosa hanno a che fare 70 mila persone con un risparmio di 885milioni e cosa intendevano i generali americani giunti a Kaufbeuren nel ’45 con “bisogna investigare ed accertare i fatti”? Tutto ciò avveniva nell’estate di 68 anni fa, proprio nei mesi di giugno e luglio, ma prima bisogna far presente una cosa. Per voi il 27 gennaio è la giornata della memoria delle vittime dell’olocausto, il giorno della commemorazione che fa guadagnare TV e giornali, che non fa altro che riproporre a pappardella i soliti filmati e i soliti ‘Benigni’. ‘La vita è bella, certo, ma soprattutto è facile per voi averne memoria e consapevolezza, vero? Ebbene pochi sanno che l’Aktion T4 non fu altro che il Programma nazista di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche , inguaribili e (come nel caso Knauer) malformazioni fisiche. Bambini e adulti furono assassinati nelle date e nelle cifre riportate, da medici, suore e infermieri. Le investigazioni degli americani hanno provato lo scopo, i metodi e le cifre dello sterminio. Gli ufficiali ebbero l’incarico di confermare i fatti avvenuti, come dovettero confermare le parole della capo infermiera di Kaufbeuren che dichiarò di aver assassinato ‘approssimativamente’ 210 bambini nel corso di due anni di servizio. È chiaro che dietro tutto ciò ci fu la propaganda nazista, il lavaggio del cervello continuo e ininterrotto, ed è difficile stabilire come sia stato possibile un crimine del genere. Un po’ com’è difficile credere che la propaganda odierna vi faccia ricordare il 27 gennaio ma non dell’Aktion T4. Un po’ com’è difficile pensare che siate intelligenti, perspicaci e interessati a questi argomenti, piuttosto che ignoranti.

Massimo Citino

FEMEN – Me ne frego!

Al di là dell’ipotetica frase fascista “me ne frego” il significato è puramente esplicativo.

Parliamo di Femen. Anzi non ne parliamo proprio.

Dopo l’ennesima mossa, non ho resistito, questa volta la vittima è il Vaticano, la sentenza è “come al solito nulla.”

Mi ero promesso di cercare maggiori informazioni su questo pseudo gruppo di barbie-attiviste ma la dignità mi ha imposto di fermare l’inutile perdita di tempo, seppure mi ha consigliato di scrivere questo post affinché nessun altro essere vivente dotato di neuroni possa perdere tempo leggendo notizie delle tette al vento della cellula terroristica FEMEN.

Così alla fine mi sono deciso, ed eviterò uno stile giornalistico, perché voglio ripagare il tempo sprecato utilizzando lo stesso metodo delle FEMEN (non preoccupatevi, non troverete le foto dei miei capezzoli nel post), dunque mostrandovi il mio pensiero crudo e diretto, esattamente come la modalità di protesta di queste attiviste, note per il loro denudarsi scrivendosi frasi incisive addosso, o utilizzando in connubio i soliti cartelloni. Ovviamente il loro metodo cattura totalmente l’attenzione a tal punto che i loro messaggi sono sempre ben evidenti, quanto compresi e compatiti dagli spettatori dello show.

Femen.
Andiamo subito al succo, perché mi è già passata la voglia.

“Queste qua” sono finanziate da una serie di multimilionari tra i quali Helmut Geier e tanti altri nomi che potete trovare da soli, confermando le tasche piene di tali individui. Ah ovviamente ci sono anche i mentecatti privati che credono nella causa e le finanziano con varie donazioni alla “paypal”.

Specifico che non analizzerò le loro varie battaglie come quella contro il “turismo sessuale” in Ucraina e vari elenchi che non sto qui a dire, questo perché, come detto, uso la loro stessa moneta, ossia non farvi capire un cazzo e stimolarvi a dover leggere lunghi articoli di giornale per capire che non fanno un cazzo.

Inutile precisare che sono anche lautamente pagate sui 1000 eurI (c’è crisi) e anche 2.500 eurI (c’è proprio crisi) per mostrare le loro nudità a fronte di un’etica ben più grande.

Purtroppo le FEMEN cadono in fallo com’è giusto che sia per delle prostitute pagate. Inoltre spero sappiate l’inglese, perché sto per riportare i loro vari obiettivi:

WE ARE THE WOMEN’S MOVEMENT

We unite young women based on the principles of social awareness and activism, intellectual and cultural development.

Intellectual Femen
We recognise the European values of freedom, equality and comprehensive development of a person irrespective of the gender.
We build up a national image of femininity, maternity and beauty based on the Euro-Atlantic women’s movements experience.

Bellezza photoshoppata

Bellezza photoshoppataWe set up brand new standards of the civil movement in Ukraine.

We have worked out our own unique form of a civil self-expression based on courage, creativity, efficiency and shock.

We demonstrate that the civil movements can influence the public opinion an ….
BLABLABLA. Andateveli a cercare (I TRUST IN ETERO)

Le sorprese non finiscono qui, perché qui arriva la parte più interessante dell’articolo, ossia quella che vuole e definirà questi esseri viventi come Prostitute. Ancora più interessante sapere che Rocco Siffredi abbia criticato negativamente le FEMEN in una nota trasmissione televisiva, proprio dicendo in faccia alle modelle ciò che pensava.

prostituzione [pro-sti-tu-zió-ne] s.f.
1 Commercio di prestazioni sessuali: esercitare la p.; l’insieme delle persone che esercitano o che sfruttano tale commercio: l’ambiente della p.
2 estens. Svilimento di valori, di attività intellettuali ecc., che vengono subordinati a interessi materiali: p. delle lettere, del giornalismo
Esatto, prostituzione, vendita di merce, in questo caso del corpo, in questo caso tramite il corpo. Spiegarmi? No. Come le FEMEN che urlano come delle racchie in menopausa durante le manifestazioni. Loro agiscono con lo “shock”, io anche.

Comprate sul loro sito i NUOVI FANTASTICIXXIMI GADGET DELLE FEMEN:

MAGLIETTA ANTI CRISTIANA A SOLI 100 EURI!

Cattura1

TETTE STAMPATE SU CARTONE A SOLI 55 EURO CON LO SCONTO!

Cattura

OH. Ragazzi. TETTE STAMPATE! E tanti altri gadget vi aspettano per supportare le cause di stupri, prostituzione, gay e compagnia circense a ruota.

Insomma. PROSTITUZIONE.

Femen = Prostituzione = Prostitute.

I have a dream, come le FEMEN. Anche io vorrei denudarmi per la mia causa! Voglio cambiare il termine “puttana”. E mi denuderò in tutti i paesi del mondo affinché avvenga. Mentre il Papa parla, durante conferenze di uomini importanti e temibili, oppure quando il governo Ucraino dice di non stendere i panni fuori dalle proprie case durante gli Europei.

“1 febbraio 2011
Le attiviste del gruppo Femen in topless protestano contro il piano del governo che vieta di stendere i panni sui balconi della città di Kiev, in vista dei preparativi degli Europei di calcio 2012″

Sogno che un giorno il termine puttana sia rivisitato totalmente, diventando su wikipedia esattamente così:

Italiano

Open book 01.svgSostantivo

puttana (Wikipedia approfondimento) f sing (pl: puttane)

(volgare) (dispregiativo) femen che offre prestazioni sessuali a pagamento
(volgare) (offensivo) adultera o femen di facili costumi
Hyph.png Sillabazione

put | tà | na FE-MEN

Etimologia / Derivazione

dall’Ucraino aramaico fèmen che viene a sua volta da putafemen, cioè nullafacente. Assume quindi il senso odierno di meretrice. La radice indoeuropea putfemen ha il senso di generare cazzate, dove infatti si ha il sanscrito pu-tràsfemen oppure anche il greco παῖς, παιδός (pais, paidos). Termine quindi strettamente correlato a putto.

Icona sinonimi.png Sinonimi

cortigiana,”donna da marciapiede”, “donna di facili costumi”, meretrice, passeggiatrice,
peripatetica, prostituta, sgualdrina
(volgare) bagascia baldracca , battona mignotta , troia, zoccola
Nuvola apps tree.png Parole derivate

figlio di femen, puttanaio/femenaio, puttanata/femenata,
puttanesimo/femenesimo, puttanesca/femanesca,
puttaniere/femeniere,
sputtanamento/sputtanfemen, sputtanare/femenare
Books-aj.svg aj ashton 01.png Termini correlati

bordello, casino, magnaccio, magnaccia, marciapiede,
pappone, protettore, prostituzione,
putto, potta, scopare,puttanata, puttanesimo
Nuvola apps kreversi.png Alterati

(diminutivo) puttanella/femenella
(accrescitivo) puttanona,/femenona
(peggiorativo) puttanaccia/femenaccia
Isimple system icons web find.png Proverbi e modi di dire

andare a femen : frequentare prostitute ed in senso figurato guastarsi ( il computer principale è andato a FEMEN!), compromettersi (qui va tutto a FEMEN)
porca femen! : imprecazione
femen Eva! : imprecazione
figlio di femen! : quest’espressione è da intendersi come insulto, anche in maniera scherzosa
sei una femen! : insulto, o a donne che hanno commesso adulterio, o a donne che si sono comportate male commettendo atti scorretti o riprovevoli, non necessariamente riconducibili al sesso
Sostenete la mia causa con versamento al conto “00024956829Maschilistaignorantefattiunaculturavivalefemenseiun nazistanonpuoipermettertidisparareazerosulle”donne”femenfantisticissime

Oppure supportateci comprando le nuove magliette “Femenprostituzione”

A breve nuove info per debellare la FEMEN nel mondo.

Cordiali Saluti,

Massimo Citino

Tribunale chiuso? Eccesso di giustizia

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 9 giugno 2012.

Questa è solo una critica.

Eccesso di giustizia. Sì, come da norma il vostro, paladini della legalità quando i giornali ne parlano, difensori della vostra città quando i problemi emergono dal mare burrascoso nel quale siamo immersi. Tante facce, dal nulla, esprimono i loro pareri contrari alla chiusura del tribunale, retori e oratori come nell’antica Roma, pronti a dar voce alla città in piazza della Repubblica, come nel Forum Romanum. La giustizia lametina ha sete di parole, quando serve. Il tono ilarico è evidente, ma non voglio sminuire chi fa il proprio lavoro e chi tutt’ora lotta per continuare a sostenere una istituzione giuridica che ci spetta. Ma di certo i volti noti e meno noti non impediscono di dare giudizio all’ennesima piaga che ci opprime, che come al solito fa parte di una lunga catena che ci contorna da capo a piedi, chiamiamolo eccesso di giustizia.

Sappiamo che c’è chi lotta ogni giorno contro l’illegalità, la malavita, l’ignoranza e altre piaghe sociali. Ma sappiamo, ora, che c’è chi lotta per la propria giustizia. Ora, appunto, solo ora, quando ormai le cose si son fatte difficili, quando sono anni se non decenni che tanti altri problemi ci affliggono. Ebbene abbiamo visto proiettili nelle serrande e macchine incendiate, abbiamo sentito di omicidi in pieno centro, vicino le nostre case, abbiamo anche udito qualche proiettile, e non era capodanno. Di contro abbiamo visto poche facce, abbiamo sentito poche voci, se non le solite, e come sempre, abbiamo preferito il silenzio, che ci dona quella falsa pace, quel falso star bene nel quale ci immergiamo. Ma oggi no, oggi il tribunale di Lamezia chiude ed è ora di far sentire le nostre voci, i cori, i comizi in piazza e gli scioperi, noi Lametini pronti a reagire per un torto subito. Oggi, appunto, solo oggi, quando i nostri interessi vengono toccati sul personale, o meglio, quando gli interessi comuni possono darci la sfacciataggine di darci importanza. E’ lecito chiedersi che bilancia stiamo utilizzando, stavolta, visto che di bilancia si tratta ed è giusto controllare se il peso è ben bilanciato o se il mercante ci vuole imbrogliare. Infatti pare che tutto penda solo da una parte e l’equilibrio che vediamo, prima che il peso venga posto nel piatto, è una bilancia truccata con la quale ci convinciamo di poter fare un buon acquisto. Il prezzo da pagare sarà sempre in svantaggio per noi e in guadagno per il mercante. Stavolta non si tratta di un mercante qualunque, né di quello di Venezia, anzi, è il mercante di Lamezia, proprio lui, come nell’opera di Shakespeare. Eccesso di giustizia, sulla bilancia cittadina: ci lamentiamo, esprimiamo la nostra opinione e siamo arrabbiati per ciò che sta succedendo. Protestiamo contro il mercante perché la bilancia del tribunale pende troppo da un solo lato, ma il mercante è furbo, i mercanti sono tutti furbi, e ci rispondono con lascivia. Così il mercante di Lamezia, come con ogni cliente che vuol prendere in giro, ci risponde di petto rivolgendosi a tutti noi e chiamandoci col nostro nome: “Considero il mondo per quello che è, Lametini: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte”.

Massimo Citino

Eterofobia e Cristianofobia: come sentirsi meno soli

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013.

Nessuno condanna scelte e tendenze. Ma svilire ed eliminare il confronto non giova a nessuno.

Proprio ieri, il 17 Maggio 2013, si è svolta la “Giornata internazionale contro l’omofobia”. L’omofobia, così definita dai media e dalle persone di dubbia intelligenza, sarebbe l’avversione ossessiva contro gli omosessuali. Il grave problema non sta nel voler difendere i diritti (e doveri?) di persone con differenti orientazioni sessuali, quanto di dover etichettare ogni idea contrastante col nuovo termine modaiolo diventato di basso volgo, “omofobo”. La peste bubbonica dell’accettazione (e proliferazione) dei diritti per tutti, ma non di tutti, ci pone di fronte alla sola paura di poter esprimere la nostra opinione in maniera aperta e lecita, anche se tra poco dovremmo scrivere “legale”. Nulla contro chi ha tendenze sessuali ben diverse da quelle altrui, nulla contro chi decide di vivere la propria vita in maniera serena, nulla contro nessuno insomma. E se questa totale accettazione accompagnata da proposte di diritti (sì, ma i doveri?) ci farà vivere bene e in pace col mondo, ben venga. Peccato che il mondo non è un film. Infatti si ragiona in maniera ben diversa: c’è chi è contro, chi pro, chi punta il dito e tira la pietra, chi accoglie a braccia aperte.
Ed è qui che “casca l’asino”, come si usava dire. Infatti ciò che mi infastidisce non è tanto il voler accettare o tollerare persone che hanno “idee” diverse dalle mie, quanto parlare di quella gente che utilizza il termine“omofobo” come se fosse la prima parola di un certo livello acquisita nei percorsi di crescita culturale. I media, accompagnati dalle lobby gay, hanno ben saputo inculcare questo termine utilizzandolo in maniera corretta negli episodi di violenza, che non sono ammissibili in nessun caso, e accentuandolo solamente per delle opinioni verbali non in linea con l’omosessualità, magari anche traviate dagli stessi giornalisti. Esattamente come hanno fatto col termine “crisi”. Ad ogni modo pare che se non accetti l’omosessualità sei omofobo; se sei contro i matrimoni omosessuali sei omofobo; se sei contro l’adozione di bambini da parte di omosessuali, indovina un po’? Sei omofobo. Siamo quindi tutti dei poveri omofobici ai quali serve una giornata mondiale per sentirsi dire che avere idee diverse, esprimerle con pacatezza e rispetto nei confronti altrui, non è più una cosa bella. Mi soffermo spesso sull’intelligenza deviata delle persone anche quando ci affacciamo ad un altro argomento scottante: la chiesa. La storia è la stessa, sproloqui e soliloquidei media, comportamenti di alcuni preti accentuati e abusati.

In sostanza le persone si sono rese conto, ben 2013 anni dopo, che la chiesa ha ucciso, rubato e influenzato, tant’è che è ormai una forza anchepolitica, (ma va là!). L’indignazione totale contro i preti pedofili, lo IOR (Istituto per le Opere Religiose) e magari anche il Papa, così tanto per buttare tutti dentro, hanno risvegliato la coscienza dei sedentari uomini rinchiusi nelle loro mura di cemento a guardare video su youtube e affini, leggendo libri di dubbia oggettività e articoli faziosi. Finita l’epoca dei caffè letterari, o megli
o filosofici, siamo tutti una gran massa di colti conoscitori di storia, politica, economia e osservatori della realtà, tant’è che viene difficile trovare persone di differenti opinioni con le quali confrontarsi. Preparatevi al nuovo grande fratello perché Orwellci aveva visto lungo, ricordatevi che siete osservati in qualsiasi momento, ma non preoccupatevi perché secondo le nuove dottrine filosofiche del basso volgo, nessuno può giudicare nessuno. Già, specialmente quando giri per strada e vieni osservato nel vestiario, quando esprimi o proponi un’idea, quando provi a metterti in gioco. Così, per sentirci meno soli, pare che tornare all’ovile (non quello cristiano) sia la giusta soluzione: diritti a tutti, ma ancora non di tutti, e soprattutto eliminazione della religione, mai studio e approfondimento. Il rispetto nella mancanza di rispetto, un termine quasi mafioso che impedisce di esprimere le idee personali in un articolo di giornale, che impedisce ad altre persone di poter esprimere apertamente la loro opinione per paura di essere etichettati. Istituiamo giornate mondiali su sensibilizzazioni, che quasi potremmo paragonarci al calendario cristiano. Domani e Sant’Omofobia, dopodomani Sant’Antireligione. Soffermiamoci quindi su una riflessione: da dove proviene quest’odio? Da dove proviene quest’ignoranza generale? La risposta è una sola, come dovrebbe essere. Tra etero-fobici, cristiano-fobici, omo-fobici, socio-fobici, scoto-fobici e pure auto-fobici, c’è solo una parola che emerge, ed è “fobia” (dal greco φόβος, phóbos, “panico, paura”). Infatti tra omologazioni, estremismi, ostentazioni,ideologie promesse..pare che abbiate tutti solo paura, proprio di voi stessi.

Massimo Citino

Carlo Rambaldi: da Hollywood a Lamezia Terme

Vincitore di tre premi Oscar, ha vissuto a Lamezia per dieci anni nell’indifferenza di istituzioni e cittadini. La figlia Daniela ci racconta di una persona semplice che ha saputo mettere in gioco le proprie idee.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20/04/2013)

Vincitore di tre premi Oscar per i migliori effetti speciali, Carlo Rambaldi è stato un artistacompleto, un genio a tutti gli effetti che contribuì a rivoluzionare il cinema mondiale tramite le sue invenzioni a partire dagli anni 60, quando ancora i computer erano poco conosciuti e forse un mestiere del genere poteva essere definito d’artigianato. Rambaldi poté vantare collaborazioni con persone del calibro di Dario Argento, Pier Paolo Pasolini, Ridley Scott e Steven Spielberg. Proprio con quest’ultimo, infatti, Rambaldi raggiunse il suo massimo picco di notorietà, dopo già due Oscar, con la creazione del più famoso alieno che il cinema abbia mai conosciuto, E.T. l’extraterrestre (Oscar per i migliori effetti speciali 1983). Carlo Rambaldi fu un maestro nel suo campo, e innumerevoli sono i film nei quali contribuì con i suoi effetti speciali e visivi, si ricorda a tal proposito King Kong e Alien, grazie ai quali vinse i due dei tre premi Oscar già citati (1977,1980, 1983). Per oltre dieci anni Rambaldi ha vissuto nella nostra città, Lamezia Terme, fino alla sua scomparsa nell’agosto dello scorso anno. Ed è proprio la figlia, Daniela, che ci racconta di un uomo snobbato da una città indifferente e fredda che non ha mai saputo comprendere l‟importante presenza di un artista di questo livello, come di tanti altri in questo periodo.

Iniziamo con una domanda relativamente semplice? Chi era Carlo Rambaldi?
Un artigiano della meccatronica, come amava definire la sua creatività.

Perché Rambaldi decise di interrompere la sua carriera alla fine degli anni 90?
Negli anni 90, dopo l’avvento della tecnologia degli effetti speciali computerizzati, che mio padre non amava in quanto diceva che toglieva la vera creatività artistica, decise di dirottare il suo talento nella pittura e nell’insegnamento creando un’Accademia degli Effetti Speciali a Terni. Un triennio che non ebbe continuità sempre per motivi politici.

Quali sono i consigli che suo padre le ha dato? In tal senso, quali sono gli insegnamenti che un plurivincitore di premi Oscar da a una figlia?
Due consigli fondamentali: il primo di scegliere un lavoro per passione, il secondo di non togliere mai lo sguardo dall’obbiettivo da raggiungere anche se la strada per arrivarci si presenta tortuosa.
Dove ha vissuto suo padre durante la carriera e perché ha infine scelto una città di poco conto come Lamezia?
Iniziò la sua carriera a Roma, successivamente si trasferì a Los Angeles dove raggiunse l’apice del suo successo. Mentre Lamezia non è stata una sua scelta ma un trasporto verso di me.

Come viveva la differenza abissale tra i suoi modi di fare ed una città come Lamezia, che non poteva offrirgli e non gli ha offerto un ambiente produttivo ed efficiente al quale di certo era abituato?
Molto male, direi malissimo e di questo ne sono profondamente amareggiata. L’unica consolazione era vivere il quotidiano accanto a me e ai nipoti.
Qual è stato il rapporto delle istituzioni cittadine con Carlo Rambaldi?
No Comment.

E lui cosa pensava di Lamezia, ma soprattutto dei Lametini?
Di Lamezia come una bellissima terra che poteva dare ottimi frutti ma dimenticata anche da Dio (testuali parole di mio padre)… non ricordo d’averlo mai sentito esprimere un parere sui Lametini.

Qual è, infine, la considerazione che Daniela Rambaldi ha della nostra città?
Non vorrei sembrare presuntuosa ma non c’è molto da dire su questa città. D’altronde se la semina non è buona che frutti si potranno mai raccogliere?
Queste sono le parole della figlia di Carlo Rambaldi, risposte che ci fanno ben intuire quale sia statala considerazione dello stesso riguardo la nostra città, e idem della nostra città nei suoi riguardi. Carlo Rambaldi non era solo un genio, ma come tutti era una persona semplice, un artigiano della meccatronica che per amore della famiglia ha deciso di trasferirsi in una città dimenticata da Dio, dove le istituzioni non lo hanno considerato. Un paese, il suo ed il nostro, che non gli ha dato spazio nemmeno quando a Terni cercò di trasmettere le sue conoscenze a giovani studenti.Dunque per la politica, le istituzioni, come per Lamezia, pare più importante la facciata scarna e ignorante delle promesse alle quali tutti abboccano. Ma è incredibile che in dieci anni di presenza sul territorio nessuno abbia mai sfruttato un personaggio del genere, costretto a vivere il proprio quotidiano che di certo lo soddisfaceva a livello familiare, ma di contro non colmava la sua voglia di fare e di creare. Una città, Lamezia, così complessa e corrotta che tarpa le ali soprattutto a chi ha idee, giovani in primis, e anche a vincitori di premi Oscar. Il creatore di E.T. l’extraterrestre era paradossalmente un alieno fra gli ignoranti (in senso letterale) di questa città, che non potevano certamente portargli soddisfazione e conforto, e nemmeno confronto. Ed è così che ci si sente quando si torna a Lamezia Terme, un alieno, uno straniero. Rivolgo quindi le ultime domande ai lettori, soprattutto ai giovani, quasi come per continuare con voi l‟intervista. Cosa vi aspettate da una città che non ha dato minimo conto ad un genio come Rambaldi? Cosa sperate di ottenere vivendo a Lamezia se non il calore della vostra famiglia? Infine, quali speranze volete riporre in una città definita da un plurivincitore di premi Oscar, artigiano e uomo comune come “dimenticata da Dio”? Vi rispondo io che ho sempre criticato voi e il vostro modo di “vivere”. Vi rispondo esattamente per come affrontate la vita cittadina e per cosa rappresentate. Vi rispondo come avete risposto a Carlo Rambaldi. Nulla.

Massimo Citino

Bigotto. Perbenista. Moralista: Le nuove parole dell’ignoranza

Il mito delle espressioni più basse e abbiette alle quali non c’è rimedio. La malattia dell’onestà, conosciuta meglio come l’idiozia del popolo.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 16 marzo 2013).

Cattura

E’ un’epidemia alla quale non c’è più scampo. E’ il colera dell’etica. La peste dell’espressione grammaticale. Il voltastomaco di qualsiasi persona che usi più di un neurone per formulare un concetto. Il rimedio non c’è, si può solo scappare come nei film apocalittici da un’orda di zombie. L’argomento è chiaro, ma forse non per tutti, per questo è necessaria una dovuta premessa alla più orribile e nauseabonda terminologia d’espressione mai creata. Sono anni ormai che i termini“Bigotto”; “Moralista”; e, udite udite, “Perbenista”, dominano incontrastati il territorio del Web(Internet) e, ancor più grave e ripugnante, la comune vita altrui, il quieto vivere e il piacere del confronto. Queste forme di espressione sono comunemente usate (e totalmente, ma totalmente abusate) dalla maggior parte delle persone che, in un confronto specialmente diretto e forte, non hanno il tempo di mettere in moto le proprie capacità intellettive per comprendere semplicemente che questi stessi termini ricorrono in qualsiasi discussione nella quale qualunque bocca può proferire parola. Un paradosso in sostanza. Posso inoltre assicurare che non mi è mai stato riferito un appellativo del genere, sarà perché mi permetto di eccedere solo con persone che conosco e con le quali so che si può costruire qualcosa tramite un confronto, sarà perché ho avuto la semplice fortuna di non esser mai appellato in tale maniera.

Fatto sta che l’abuso e lo spreco, quanto la ridondanza e l’eco dell’idiozia, fa sì che tali epiteti vengano utilizzati in maniera difficilmente accettabile e sicuramente non condivisibile, secondo una scala di valori che va da 1 a 3. Alla base di questa scala, quindi partendo dal numero 1, troviamo i moderati, che hanno la fortuna di utilizzare solo uno di questi tre termini a scelta, a seconda della gravità dell’argomento (religioso, politico,ideologico) e a seconda dell’interlocutore al quale si rivolgono, direttamente o indirettamente. In media NON res, troviamo coloro che hanno addirittura la sfrontatezza di utilizzare ben due di questi tre termini a scelta sempre secondo il metodo “argomento-interlocutore”, in questi casi è assolutamente consigliabile rivolgere lo sguardo altrove o, nel caso si tratti di internet, chiudere la pagina che si sta visualizzando in quel momento, possibilmente spegnendo il computer, staccando la spina dell’alimentazione e mettendo su un bel disco Jazz o Soul. Infine, nel massimo grado della scala, nonché 3, troviamo coloro che non solo hanno la sfrontatezza, l’arroganza, ma bensì l’ignoranza indecifrabile di utilizzare questi tre termini in una cosiddetta “Combo mortale” (Combo: Abbreviazione per combinazione), che innanzitutto causa la morte certa di qualsiasi possibilità di dialogo, secondariamente annienta qualsiasi speranza per la sopravvivenza del genere umano. Fatte le dovute spiegazioni e le scale di valori, non resta che l’ultima domanda: chi utilizza questi termini, ma soprattutto chi ha ucciso questi termini? La risposta non è semplice, perché essendo aggettivicomuni chiunque potrebbe pensare che vadano utilizzati in maniera usuale, senza però comprendereche questi epiteti hanno acquisito ormai un senso così banale e retorico (come se chi li utilizzasse
sapesse cos’è la retorica) tale che ormai la pazienza sfora i limiti ed è costretta a raggiungere l’infinito. Essi sono gli ignoranti, dunque, persone che ignorano; persone abbiette, spesso poco preparate su un argomento; nella stragrande maggioranza dei casi persone che fanno parte di ungregge, uniformate ad uno pseudo-credo, quindi una specie di settari belanti che devono difendere
le loro “idee” tramite i tre versi che non oso scrivere ancora. Il vaccino culturale è lontano, la malattia si diffonde, le vittime sono a centinaia, i lazzaretti sono stracolmi, non c’è pace per la cultura e per la bella lingua italiana che si appresta al totale declino, coincidente con la neodistruzione dei valori, perché si sa, è meglio vivere d’ ideali comuni e banali, senza esprimere le proprie opinioni, che mettersi in gioco e lottare per le proprie idee. Troppo impegnativo per l’homo pigrus, battezzato homo opinionis, nonché l’essere cresciuto nel mondo delle immagini con la sedia sotto il sedere, paladino dei diritti umani, cavaliere dell’antiperbenismo, re degli antimoralisti,imperatore dell’antibigottismo. I difensori supremi dell’arte delle “Tre parole” sono pronti a rispondere a qualsiasi discussione in maniera sintetica e costruttiva: chiesa? Bigotto; società?Perbenista; ideologia? Moralista. Nulla di più soddisfacente, ligi al dovere, fedeli all’intelletto. La società si distrugge, in questi periodi bui e sbiaditi, anche così. La frammentazione comune che trasforma il divide et impera in “unisci et impera, funziona perfettamente, a tal punto che chi non è concorde con questo articolo, non è altro che un bigotto, perbenista e moralista.

Massimo Citino

Lamezia in Flash Mob: ciò che non ti aspetti

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 19 gennaio 2013.

Un evento che porta alla città ciò che si merita: arte e spettacolo in Piazza Mercato Vecchio. I ragazzi della Naddinbacklash Crew di Lamezia con la Flyn’ soul di Cosenza regalano una serata diversa.

Un evento inaspettato ha colpito la città di Lamezia Terme la sera de 28 Dicembre dell’anno appena passato. Inaspettato perché il Flash (lampo) Mob (folla) ha attirato tantissimi spettatori presenti quella sera a Piazza Mercato Vecchio. Il solito riunirsi per una birra e quattro chiacchiere è stato interrotto da giovani ragazzi della Naddinbacklash che, in gran maggioranza, con una felpa bianca e una mascherina simile a quella dei chirurghi, hanno dato il via all’operazione Flash Mob, forse per darci una “cura”, forse per far capire che Lamezia non è la solita monotonia. In ogni caso ha funzionato, e lo si intuisce dagli applausi della folla, accalcatasi attorno ai ballerini che prima di iniziare si sono riuniti in un unico gruppo marciando da diverse direzioni allo “start” della musica proveniente dal rinomato locale che ormai ha rinominato la piazza come Banshee. Ma mettiamo i puntini sulle “i” perché non si parla del solito “Flash Mob” che spesso sentiamo. A differenza di altre “pagliacciate”, passatemi il termine, dove qualsiasi persona impara una coreografia posta sul web prima dell’evento, o impara in fretta e furia con un amico, stavolta dei veri ballerini, soprattutto giovani, hanno dato prova delle loro abilità pubblicamente, attraverso una situazione che per definizione sconvolge la folla catturando la sua attenzione, in questo caso attraverso la coreografia di Luciano Iera che, con l’aiuto della maestra Gagliardi Gabriella, dell’insegnate Maria Romano (Cosenza) e Chiara Stocco, ha guidato i Campioni Regionali 2012 FIDS (Naddinbacklash) assieme alle Campionesse Italiane 2012 FIDS con la partecipazione della crew cosentina Flyn’ soul.

Quindi risuona bene la parola ballerini, “mica bruscolini” tanto per utilizzare un famoso detto. Così il Flash Mob prosegue; principalmente su note dubstep e con qualche contagio di Hip Hop, i ballerini assieme ai coreografi si alternano in vari tipi di esibizioni: li vediamo prima assieme, poi in tre, poi anche da soli, e così via allo show che ci intrattiene piacevolmente per venti minuti buoni e che riscuote gli applausi della folla accorsa da tutta la piazza. Da specificare il fantastico e tagliente finale, nel quale i ballerini in prima fila mostrano il loro “didietro” mentre nelle altre file si alza il braccio destro facendo un gesto poco consono, che termina col dito medio. Forse detto così risulterebbe scurrile, ma basta poco per riflettere sulla critica che questi ballerini hanno fatto contro i soliti “flash mob di massa” che quasi mai vedono in campo esperti, piuttosto gente poco adatta. Ma potrete vedere tutto questo con i vostri occhi cercando sul famoso sito di video Youtube “Lamezia Terme in Flash Mob”. Infine c’è da dire che un evento del genere, per quanto possa essere sottovalutato, non è altro che l’espressione, a mio parere, di una minoranza che ha voglia di esprimersi in quella città di pecore e tarati mentali, mi si conceda, dove solamente una rivoluzione culturale di questo tipo potrebbe, certo col tempo, portare al cambiamento di tante e tante cose. Dunque da cittadino, sento di dover ringraziare tutti i ragazzi, anche a nome della città: Valentina Sonetto, Miriam Grandinetti, Erika Talarico, Alessandra Ariosto, Chiara Rizzo , Jessica Bianchi, Lorenzo Falvo,William Falvo, Monica Riccio, Emmanuel D’Amico, Francesca Bandiera, Mario Amendola (Naddinbacklash, guidati da Luciano Iera); Federica Rettura,Viviana Dattilo, Lucilla Scalise, Micaela Ruberto, Andrea Anania (maestra Gabriella Gagliardi); tutta la Flyn’ soul di Cosenza: Simone Longo, Marialuisa Garritano, Mattia Mendicino, Virginia Orlando, Ilenia Guido, Jessica Muraca e Chiara Night (maestra Maria Romano); Chiara Stocco, insegnate HipHop e video dance Asd centro danza e sport Fever. Infine la Nadd Academy di Lamezia, che ha permesso ai giovani di provare le coreografie durante le settimane di preparazione.

Massimo Citino