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Carlo Rambaldi: da Hollywood a Lamezia Terme

Vincitore di tre premi Oscar, ha vissuto a Lamezia per dieci anni nell’indifferenza di istituzioni e cittadini. La figlia Daniela ci racconta di una persona semplice che ha saputo mettere in gioco le proprie idee.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20/04/2013)

Vincitore di tre premi Oscar per i migliori effetti speciali, Carlo Rambaldi è stato un artistacompleto, un genio a tutti gli effetti che contribuì a rivoluzionare il cinema mondiale tramite le sue invenzioni a partire dagli anni 60, quando ancora i computer erano poco conosciuti e forse un mestiere del genere poteva essere definito d’artigianato. Rambaldi poté vantare collaborazioni con persone del calibro di Dario Argento, Pier Paolo Pasolini, Ridley Scott e Steven Spielberg. Proprio con quest’ultimo, infatti, Rambaldi raggiunse il suo massimo picco di notorietà, dopo già due Oscar, con la creazione del più famoso alieno che il cinema abbia mai conosciuto, E.T. l’extraterrestre (Oscar per i migliori effetti speciali 1983). Carlo Rambaldi fu un maestro nel suo campo, e innumerevoli sono i film nei quali contribuì con i suoi effetti speciali e visivi, si ricorda a tal proposito King Kong e Alien, grazie ai quali vinse i due dei tre premi Oscar già citati (1977,1980, 1983). Per oltre dieci anni Rambaldi ha vissuto nella nostra città, Lamezia Terme, fino alla sua scomparsa nell’agosto dello scorso anno. Ed è proprio la figlia, Daniela, che ci racconta di un uomo snobbato da una città indifferente e fredda che non ha mai saputo comprendere l‟importante presenza di un artista di questo livello, come di tanti altri in questo periodo.

Iniziamo con una domanda relativamente semplice? Chi era Carlo Rambaldi?
Un artigiano della meccatronica, come amava definire la sua creatività.

Perché Rambaldi decise di interrompere la sua carriera alla fine degli anni 90?
Negli anni 90, dopo l’avvento della tecnologia degli effetti speciali computerizzati, che mio padre non amava in quanto diceva che toglieva la vera creatività artistica, decise di dirottare il suo talento nella pittura e nell’insegnamento creando un’Accademia degli Effetti Speciali a Terni. Un triennio che non ebbe continuità sempre per motivi politici.

Quali sono i consigli che suo padre le ha dato? In tal senso, quali sono gli insegnamenti che un plurivincitore di premi Oscar da a una figlia?
Due consigli fondamentali: il primo di scegliere un lavoro per passione, il secondo di non togliere mai lo sguardo dall’obbiettivo da raggiungere anche se la strada per arrivarci si presenta tortuosa.
Dove ha vissuto suo padre durante la carriera e perché ha infine scelto una città di poco conto come Lamezia?
Iniziò la sua carriera a Roma, successivamente si trasferì a Los Angeles dove raggiunse l’apice del suo successo. Mentre Lamezia non è stata una sua scelta ma un trasporto verso di me.

Come viveva la differenza abissale tra i suoi modi di fare ed una città come Lamezia, che non poteva offrirgli e non gli ha offerto un ambiente produttivo ed efficiente al quale di certo era abituato?
Molto male, direi malissimo e di questo ne sono profondamente amareggiata. L’unica consolazione era vivere il quotidiano accanto a me e ai nipoti.
Qual è stato il rapporto delle istituzioni cittadine con Carlo Rambaldi?
No Comment.

E lui cosa pensava di Lamezia, ma soprattutto dei Lametini?
Di Lamezia come una bellissima terra che poteva dare ottimi frutti ma dimenticata anche da Dio (testuali parole di mio padre)… non ricordo d’averlo mai sentito esprimere un parere sui Lametini.

Qual è, infine, la considerazione che Daniela Rambaldi ha della nostra città?
Non vorrei sembrare presuntuosa ma non c’è molto da dire su questa città. D’altronde se la semina non è buona che frutti si potranno mai raccogliere?
Queste sono le parole della figlia di Carlo Rambaldi, risposte che ci fanno ben intuire quale sia statala considerazione dello stesso riguardo la nostra città, e idem della nostra città nei suoi riguardi. Carlo Rambaldi non era solo un genio, ma come tutti era una persona semplice, un artigiano della meccatronica che per amore della famiglia ha deciso di trasferirsi in una città dimenticata da Dio, dove le istituzioni non lo hanno considerato. Un paese, il suo ed il nostro, che non gli ha dato spazio nemmeno quando a Terni cercò di trasmettere le sue conoscenze a giovani studenti.Dunque per la politica, le istituzioni, come per Lamezia, pare più importante la facciata scarna e ignorante delle promesse alle quali tutti abboccano. Ma è incredibile che in dieci anni di presenza sul territorio nessuno abbia mai sfruttato un personaggio del genere, costretto a vivere il proprio quotidiano che di certo lo soddisfaceva a livello familiare, ma di contro non colmava la sua voglia di fare e di creare. Una città, Lamezia, così complessa e corrotta che tarpa le ali soprattutto a chi ha idee, giovani in primis, e anche a vincitori di premi Oscar. Il creatore di E.T. l’extraterrestre era paradossalmente un alieno fra gli ignoranti (in senso letterale) di questa città, che non potevano certamente portargli soddisfazione e conforto, e nemmeno confronto. Ed è così che ci si sente quando si torna a Lamezia Terme, un alieno, uno straniero. Rivolgo quindi le ultime domande ai lettori, soprattutto ai giovani, quasi come per continuare con voi l‟intervista. Cosa vi aspettate da una città che non ha dato minimo conto ad un genio come Rambaldi? Cosa sperate di ottenere vivendo a Lamezia se non il calore della vostra famiglia? Infine, quali speranze volete riporre in una città definita da un plurivincitore di premi Oscar, artigiano e uomo comune come “dimenticata da Dio”? Vi rispondo io che ho sempre criticato voi e il vostro modo di “vivere”. Vi rispondo esattamente per come affrontate la vita cittadina e per cosa rappresentate. Vi rispondo come avete risposto a Carlo Rambaldi. Nulla.

Massimo Citino

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Bigotto. Perbenista. Moralista: Le nuove parole dell’ignoranza

Il mito delle espressioni più basse e abbiette alle quali non c’è rimedio. La malattia dell’onestà, conosciuta meglio come l’idiozia del popolo.
(Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 16 marzo 2013).

Cattura

E’ un’epidemia alla quale non c’è più scampo. E’ il colera dell’etica. La peste dell’espressione grammaticale. Il voltastomaco di qualsiasi persona che usi più di un neurone per formulare un concetto. Il rimedio non c’è, si può solo scappare come nei film apocalittici da un’orda di zombie. L’argomento è chiaro, ma forse non per tutti, per questo è necessaria una dovuta premessa alla più orribile e nauseabonda terminologia d’espressione mai creata. Sono anni ormai che i termini“Bigotto”; “Moralista”; e, udite udite, “Perbenista”, dominano incontrastati il territorio del Web(Internet) e, ancor più grave e ripugnante, la comune vita altrui, il quieto vivere e il piacere del confronto. Queste forme di espressione sono comunemente usate (e totalmente, ma totalmente abusate) dalla maggior parte delle persone che, in un confronto specialmente diretto e forte, non hanno il tempo di mettere in moto le proprie capacità intellettive per comprendere semplicemente che questi stessi termini ricorrono in qualsiasi discussione nella quale qualunque bocca può proferire parola. Un paradosso in sostanza. Posso inoltre assicurare che non mi è mai stato riferito un appellativo del genere, sarà perché mi permetto di eccedere solo con persone che conosco e con le quali so che si può costruire qualcosa tramite un confronto, sarà perché ho avuto la semplice fortuna di non esser mai appellato in tale maniera.

Fatto sta che l’abuso e lo spreco, quanto la ridondanza e l’eco dell’idiozia, fa sì che tali epiteti vengano utilizzati in maniera difficilmente accettabile e sicuramente non condivisibile, secondo una scala di valori che va da 1 a 3. Alla base di questa scala, quindi partendo dal numero 1, troviamo i moderati, che hanno la fortuna di utilizzare solo uno di questi tre termini a scelta, a seconda della gravità dell’argomento (religioso, politico,ideologico) e a seconda dell’interlocutore al quale si rivolgono, direttamente o indirettamente. In media NON res, troviamo coloro che hanno addirittura la sfrontatezza di utilizzare ben due di questi tre termini a scelta sempre secondo il metodo “argomento-interlocutore”, in questi casi è assolutamente consigliabile rivolgere lo sguardo altrove o, nel caso si tratti di internet, chiudere la pagina che si sta visualizzando in quel momento, possibilmente spegnendo il computer, staccando la spina dell’alimentazione e mettendo su un bel disco Jazz o Soul. Infine, nel massimo grado della scala, nonché 3, troviamo coloro che non solo hanno la sfrontatezza, l’arroganza, ma bensì l’ignoranza indecifrabile di utilizzare questi tre termini in una cosiddetta “Combo mortale” (Combo: Abbreviazione per combinazione), che innanzitutto causa la morte certa di qualsiasi possibilità di dialogo, secondariamente annienta qualsiasi speranza per la sopravvivenza del genere umano. Fatte le dovute spiegazioni e le scale di valori, non resta che l’ultima domanda: chi utilizza questi termini, ma soprattutto chi ha ucciso questi termini? La risposta non è semplice, perché essendo aggettivicomuni chiunque potrebbe pensare che vadano utilizzati in maniera usuale, senza però comprendereche questi epiteti hanno acquisito ormai un senso così banale e retorico (come se chi li utilizzasse
sapesse cos’è la retorica) tale che ormai la pazienza sfora i limiti ed è costretta a raggiungere l’infinito. Essi sono gli ignoranti, dunque, persone che ignorano; persone abbiette, spesso poco preparate su un argomento; nella stragrande maggioranza dei casi persone che fanno parte di ungregge, uniformate ad uno pseudo-credo, quindi una specie di settari belanti che devono difendere
le loro “idee” tramite i tre versi che non oso scrivere ancora. Il vaccino culturale è lontano, la malattia si diffonde, le vittime sono a centinaia, i lazzaretti sono stracolmi, non c’è pace per la cultura e per la bella lingua italiana che si appresta al totale declino, coincidente con la neodistruzione dei valori, perché si sa, è meglio vivere d’ ideali comuni e banali, senza esprimere le proprie opinioni, che mettersi in gioco e lottare per le proprie idee. Troppo impegnativo per l’homo pigrus, battezzato homo opinionis, nonché l’essere cresciuto nel mondo delle immagini con la sedia sotto il sedere, paladino dei diritti umani, cavaliere dell’antiperbenismo, re degli antimoralisti,imperatore dell’antibigottismo. I difensori supremi dell’arte delle “Tre parole” sono pronti a rispondere a qualsiasi discussione in maniera sintetica e costruttiva: chiesa? Bigotto; società?Perbenista; ideologia? Moralista. Nulla di più soddisfacente, ligi al dovere, fedeli all’intelletto. La società si distrugge, in questi periodi bui e sbiaditi, anche così. La frammentazione comune che trasforma il divide et impera in “unisci et impera, funziona perfettamente, a tal punto che chi non è concorde con questo articolo, non è altro che un bigotto, perbenista e moralista.

Massimo Citino

Lamezia in Flash Mob: ciò che non ti aspetti

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 19 gennaio 2013.

Un evento che porta alla città ciò che si merita: arte e spettacolo in Piazza Mercato Vecchio. I ragazzi della Naddinbacklash Crew di Lamezia con la Flyn’ soul di Cosenza regalano una serata diversa.

Un evento inaspettato ha colpito la città di Lamezia Terme la sera de 28 Dicembre dell’anno appena passato. Inaspettato perché il Flash (lampo) Mob (folla) ha attirato tantissimi spettatori presenti quella sera a Piazza Mercato Vecchio. Il solito riunirsi per una birra e quattro chiacchiere è stato interrotto da giovani ragazzi della Naddinbacklash che, in gran maggioranza, con una felpa bianca e una mascherina simile a quella dei chirurghi, hanno dato il via all’operazione Flash Mob, forse per darci una “cura”, forse per far capire che Lamezia non è la solita monotonia. In ogni caso ha funzionato, e lo si intuisce dagli applausi della folla, accalcatasi attorno ai ballerini che prima di iniziare si sono riuniti in un unico gruppo marciando da diverse direzioni allo “start” della musica proveniente dal rinomato locale che ormai ha rinominato la piazza come Banshee. Ma mettiamo i puntini sulle “i” perché non si parla del solito “Flash Mob” che spesso sentiamo. A differenza di altre “pagliacciate”, passatemi il termine, dove qualsiasi persona impara una coreografia posta sul web prima dell’evento, o impara in fretta e furia con un amico, stavolta dei veri ballerini, soprattutto giovani, hanno dato prova delle loro abilità pubblicamente, attraverso una situazione che per definizione sconvolge la folla catturando la sua attenzione, in questo caso attraverso la coreografia di Luciano Iera che, con l’aiuto della maestra Gagliardi Gabriella, dell’insegnate Maria Romano (Cosenza) e Chiara Stocco, ha guidato i Campioni Regionali 2012 FIDS (Naddinbacklash) assieme alle Campionesse Italiane 2012 FIDS con la partecipazione della crew cosentina Flyn’ soul.

Quindi risuona bene la parola ballerini, “mica bruscolini” tanto per utilizzare un famoso detto. Così il Flash Mob prosegue; principalmente su note dubstep e con qualche contagio di Hip Hop, i ballerini assieme ai coreografi si alternano in vari tipi di esibizioni: li vediamo prima assieme, poi in tre, poi anche da soli, e così via allo show che ci intrattiene piacevolmente per venti minuti buoni e che riscuote gli applausi della folla accorsa da tutta la piazza. Da specificare il fantastico e tagliente finale, nel quale i ballerini in prima fila mostrano il loro “didietro” mentre nelle altre file si alza il braccio destro facendo un gesto poco consono, che termina col dito medio. Forse detto così risulterebbe scurrile, ma basta poco per riflettere sulla critica che questi ballerini hanno fatto contro i soliti “flash mob di massa” che quasi mai vedono in campo esperti, piuttosto gente poco adatta. Ma potrete vedere tutto questo con i vostri occhi cercando sul famoso sito di video Youtube “Lamezia Terme in Flash Mob”. Infine c’è da dire che un evento del genere, per quanto possa essere sottovalutato, non è altro che l’espressione, a mio parere, di una minoranza che ha voglia di esprimersi in quella città di pecore e tarati mentali, mi si conceda, dove solamente una rivoluzione culturale di questo tipo potrebbe, certo col tempo, portare al cambiamento di tante e tante cose. Dunque da cittadino, sento di dover ringraziare tutti i ragazzi, anche a nome della città: Valentina Sonetto, Miriam Grandinetti, Erika Talarico, Alessandra Ariosto, Chiara Rizzo , Jessica Bianchi, Lorenzo Falvo,William Falvo, Monica Riccio, Emmanuel D’Amico, Francesca Bandiera, Mario Amendola (Naddinbacklash, guidati da Luciano Iera); Federica Rettura,Viviana Dattilo, Lucilla Scalise, Micaela Ruberto, Andrea Anania (maestra Gabriella Gagliardi); tutta la Flyn’ soul di Cosenza: Simone Longo, Marialuisa Garritano, Mattia Mendicino, Virginia Orlando, Ilenia Guido, Jessica Muraca e Chiara Night (maestra Maria Romano); Chiara Stocco, insegnate HipHop e video dance Asd centro danza e sport Fever. Infine la Nadd Academy di Lamezia, che ha permesso ai giovani di provare le coreografie durante le settimane di preparazione.

Massimo Citino

“Anche io sono un Pentito”

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 15 dicembre 2012.

La dura rivelazione di un lametino: il cambiamento con Pentopoli.

Tutti si pentono. Non c’è niente da ridire né da controbattere. Ci sono i mafiosi, i cristiani in chiesa, le persone comuni quando ammettono gli errori, perfino i politici ogni tanto si pentono. Inoltre, pare che tutto inizi a finire in “-opoli”: tangentopoli, vallettopoli, calciopoli e aggiungiamo pent-opoli.

Ai poli ci stano i popoli, ovviamente, e proprio questi subiscono questa disfatta culturale, giornalistica e umana. Culturale perché si crea una accozzaglia di notizie dalle quali non se ne cava un ragno dal buco; giornalistica perché il ragno che tesse la tela non si fa mai vedere; umana perché il buco..forse è meglio fermarsi qui.

A Lamezia, dicono si respiri un’aria nuova, dicono perfino che stiano venendo fuori fatti e segreti; la pesantezza di prima si alleggerisce. Seppure l’inverno si avvicina, le macchine incendiate a fine Novembre come la tredicesima presa alle poste in via Eroi di Sapri, prospettano un caldo e prospero natale per i concittadini. Anche l’ancora “sospetto” appalto in Veneto per la costruzione della nuova caserma dei Carabinieri, associata ad una organizzazione a delinquere della nostra città, sarà motivo di notti più tranquille.

Intanto l’attività sul web è ancora più interessante, specialmente quando sul sito de Il Lametino leggiamo i commenti di sospiro dopo che una giovane ragazza era sparita, e il giorno dopo aveva chiamato la famiglia per dire che era a Roma: “Grazie a Dio una bella notizia; Povera mamma, l’importante è che sia finita bene; Felice che stia bene, meno male” tanto per citare quelli scritti in un italiano accettabile. Stanno praticamente a zero, invece, i commenti relativi ad articoli sulla situazione nella quale verte l’Ospedale di Lamezia, i tanti problemi della città, perfino zero i commenti sull’articolo che riporta l’informazione dell’intervista al procuratore della DDA e al responsabile della polizia distrettuale o agli articoli di interrogatori integrali dei neo-pentiti mafiosi. Ed è bene precisare che la ‘Ndrangheta non è mai stata rinomata per avere pentiti tra le sue file, essendo un’organizzazione di stampo mafioso, ma familiare, dunque di sangue.

Ma si sa, il natale si deve passare in pace, con la “crisi” che sempre più ci stritola, non c’è il tempo di pensare alle brutte situazioni in cui riversiamo. Prepariamo gli spumanti! D’altronde si dice: “Anno nuovo, vita nuova”. Aspettiamo i fuochi d’artificio con la gentile collaborazione delle pistole, poiché è giusto “sparare”, almeno a Capodanno…ed almeno finché qualcuno non si becca una pallottola.

Anche io, libero di parlare in prima persona, posso dire di essere felice di tornare per le feste, poter incontrare promettenti giovani, che come me proseguono gli studi in un’altra città: Roma, Milano, Torino, Pisa, Napoli. Potrò parlare con loro, scegliendo le mille opportunità serali lametine, discutendo del nostro mare pulito, d’inverno; della nostra città prospera, quando viene il Papa; dell’ultima attività commerciale, che “ha fatto il botto”; degli ultimi scambi di battute in città, durante una rissa. Potrò rispondere alla solita domanda dei giovani “inquirenti”: “Allora, quando torni a Roma?” E in effetti dovrò rispondere, perché anche io sono un pentito, e i pentiti devono parlare. Per il bene della comunità dovrò confessare che a Roma ci volevo rimanere.

Non confondiamo le idee però. La parola “pentito” ha tanti significati, e il dizionario soddisfa la nostra curiosità. In primis un pentito è: “Persona che si pente, che prova rammarico, dispiacere”; secondariamente il dizionario da un’altra definizione: “criminale che, catturato, si ravvede e collabora con la giustizia, ottenendo in cambio una riduzione di pena.”

Abbiamo scherzato abbastanza. Il cambiamento con Pentopoli è evidente, la giustizia farà il suo corso coi processi, magari aggiungendo altri pentiti (mafiosi) al suo registro, magari con l’aiuto reale della comunità sociale, e forse l’attenzione cittadina si sposterà veramente verso questo avvenimento storico nella comunità lametina.

Fatto sta che non sono un giornalista. Sono un “collaboratore” di questo giornale, e tutt’ora pentito, magari secondo la prima definizione del dizionario. Voglio riportare, con testo integrale, la mia surreale confessione durante il primo interrogatorio immaginario con un giudice immaginario:

M.C.: “Signor giudice, mi trovavo con Peppino Impastato, il giorno prima del suo omicidio. Si parlava dei soliti fatti quando ad un certo punto mi fa: <<Massimo, ma lo sai che la mafia è una montagna di merda?>> A primo impatto rimasi un po’ stupito dalle parole pesanti, poi gli risposi: << Peppì, ma lo sai che c’è la mafia a Lamezia?>>. Lui mi guardò sorridente, mi fece un cenno, come a dirmi..”allora datti una risposta”. Io ci pensai tutto il giorno, signor giudice. Poi mi misi a letto e continuai a pensarci..ripetevo “La mafia è una montagna di merda…a Lamezia c’è la mafia..” ad un certo punto! Eccallà signor giudice!

S.G.: Cosa? Cosa ha capito? Ce lo dica!

M.C.: Signor giudice, che vuole che le dica? Se la mafia è una montagna di merda, e a Lamezia c’è la mafia, cosa vuole che sia Lamezia?”

La cosa triste, ahimè, è che quella risposta il giudice non me l’ha mai fatta dire.

Massimo Citino

Le Iene: minacce mafiose, ma sembra essere una bufala

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 15 dicembre 2012.

Dallo “scoop” al fiasco. Si consiglia anche la lettura dell’articolo “Minaccia mafiosa in Calabria? Il video indigna, ma c’è chi dice altro”.

Fatti che faranno parlare per molto tempo ancora sono certamente quelli riguardanti il video apparso sulla pagina facebook de “Le Iene” (noto programma televisivo), e poi rapidamente cancellato. Durante le riprese il sig. Santo Cardamone, residente a Falerna Marina, avrebbe ricevuto (proprio mentre parlava con Luigi Pelazza, inviato de Le Iene) una telefonata di minaccia. In rete i commenti di indignazione non tardano a propagarsi ma c’è chi non è d’accordo, come l’avv. Fernanda Gigliotti, la quale commenta facendo notare che (e citiamo integralmente l’avvocato) “Santo Cardamone è notoriamente un impostore che inventa sempre di essere la vittima protagonista di una vicenda criminale. Qualche anno fa quando era candidato per la provincia di Catanzaro, inventò un attentato e un tentato omicidio, incolpando un povero giovane di Nocera Terinese di un reato gravissimo e costringendolo a difendersi in un processo kafkiano. In altre circostanze, si è definito ministro dell’ambiente di Cipro, ed addirittura ha dichiarato di aver mangiato in segno di amiciza un pitone con re Hussein di Giordania”. Testimonianza, questa, che non ci siamo lasciati sfuggire. Contattando l’avv. Gigliotti siamo riusciti ad entrare in possesso delle carte relative al processo che vedeva imputato il Cardamone, che dopo la denuncia di tentato omicidio, ha perso la causa ed è stato a sua volta condannato per “simulazione di reato” e calunnia, oltre al risarcimento di danni e spese. Inoltre l’avvocato ci ha fornito interessanti copie di quotidiani calabresi riguardanti il soggetto in questione, che, per chi avesse voglia approfondire, sono visibili sul nostro blog giovaniscrittoriindipendenti.wordpress.com. La notizia più “interessante” è senza dubbio quella riguardante la “spy story” nella quale lui stesso ritiene di essere stato coinvolto: mentre si trovava a Cipro in qualità di imprenditore (ma non era ministro?), sarebbe stato catturato e torturato da misteriosi individui, mentre la sua compagna, addirittura nipote dell’ultimo Scià di Persia, sarebbe stata catturata e condotta in Iran con la forza. Di certo la trama fa invidia al miglior sceneggiato dell’agente 007, ma tutt’ora non risulta nessuna denuncia dei fatti ne all’ambasciata italiana, ne alla Procura della Repubblica. Scoppiata la bufera, le Iene hanno cancellato il video e rilasciato un comunicato dello stesso Cardamone che li invitava a rimuovere lo stesso in quanto avvertiva pericolo per se e per la sua famiglia. Da notare, però, che lo stesso aveva firmato la liberatoria per trasmetterlo, consapevole dei pericoli annessi, ed addirittura aveva commentato in prima persona su facebook per difendersi dall’accusa di avere inventato tutto. Sul nostro blog assistiamo perfino ad uno scambio di commenti tra il Cardamone e l’avv. Gigliotti. Mentre il primo si limita ad accusare senza evidenziare prove concrete, l’avvocato risponde dicendo che ancora non era stata esposta alle autorità competenti nessuna denuncia per le minacce subite. Ancora oggi, a distanza di giorni dall’accaduto, un servizio realizzato da Giovanni De Grazia (volto televisivo molto noto in città) ha messo in risalto la mancanza di denunce. Personalmente ci siamo limitati a riportare i fatti così come sono accaduti, senza esprimere un commento personale sulla vicenda, perchè riteniamo che ognuno debba essere libero di farsi la propria idea.
Sicuramente, però, i giornalisti de Le Iene, così come tutti gli altri, farebbero meglio a controllare e verificare la veridicità delle fonti, per evitare “figure barbine”, come quella in cui sembra essere incappato il povero Luigi Pelazza.

Massimo Citino, Paolo Leone

Vivete a Lamezia

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 17 novembre 2012.

Vivo in una città dove il rispetto per la persona non è una prerogativa, ma una realtà. Vivo in una città dove per lavorare non chiedono i paternali, dove il lavoro nero è pari a zero, dove le ingiustizie sociali non sono solo punite, ma vengono percepite dai loro abitanti come segni di inettitudine, di ignoranza e, ancora una volta, di mancanza di rispetto nei propri confronti e in quelli degli altri. Ancora..vivo in una città dove il riciclaggio dei rifiuti è una cosa seria, dove le bottiglie di plastica non vengono buttate a terra, al contrario sono riportate al venditore e ripagate in percentuale minore all’acquisto del cliente, ma comunque ripagate, circa 25 centesimi a bottiglia, su un acquisto, magari, di 40 centesimi. Vivo in una città dove i giornali sono riposti in delle teche, per strada, in stile americano, con la differenza che per acquistarli, si deve prima prendere il giornale, e poi si devono inserire i soldi in una fessura all’interno. Per intenderci, chiunque potrebbe prenderli tutti senza lasciare un soldo, ma nessuno lo fa. Vivo in una città dove i treni, metro compresa, i bus e i tram non solo arrivano in tempo, secondo le tabelle orarie prestabilite, ma a volte anche in anticipo, e se ritardano di un minuto, le persone, giustamente iniziano a spazientirsi. Vivo in una città, tornando sul discorso del lavoro, dove una prova di una giornata viene anche pagata, ma soprattutto dove puoi anche fare una prova, senza che nemmeno ti chiedano il cognome, perché qui l’interesse non si basa sul “chi sei?” ma sul “cosa sai fare?”. Vivo in una città, ancora e per l’ennesima volta, dove la malavita ha poco terreno da coltivare e dove le scazzottate rasentano così tanto la consuetudine che perfino gli ubriachi appaiono come persone coscienti. Vivo in una città che offre possibilità non solo lavorative ma anche di studio e di espressione dell’arte. Vivo in una città dove nessuno si permette di salire su un mezzo di trasporto prima che tutti scendano alla fermata. Dove nello stesso mezzo di trasporto non ci sono sempre persone sorridenti, sì, ma neanche persone che sbuffano. Sempre e comunque, vivo in una città che, per concludere il discorso, offre così tante opportunità che basta avere un briciolo di cervello per utilizzarle al meglio. Vivo a Monaco di Baviera, in Germania, e ci vivrò per un altro mese, per fortuna. Sì, perché qui quando dormo non sento colpi di pistola o bombe che esplodono, quando passeggio non ci sono occhi indiscreti che ti fissano, magari solo per curiosità o per immaginare chi sei, o ancora per sapere se ti conoscono, in modo tale da poter venire a chiedere “come va?”. Quando vado in un negozio mi fanno sempre lo scontrino fiscale. Ah, mi ero così tanto abituato alla normalità che non ho ancora detto che le strade e i marciapiedi sono puliti. Le donne sono indipendenti, si stupiscono quando vuoi offrire e ribadiscono che pagano la loro parte. In più le persone vanno in bici, sulle piste ciclabili sparse per tutta la città, risparmiando soldi e abbassando l’inquinamento. Dovreste vedere quante famiglie con figli vanno in bici, passeggiano e sorridono. Ho visto madri e padri con passeggini attaccati alle bici, una madre correva sui pattini mentre portava un passeggino con i bambini dentro, e il marito l’affiancava correndo con le scarpe da ginnastica e la tuta. Tutta questa paradisiaca descrizione sembra quasi voglia mettere in risalto, per orgoglio, un racconto di un concittadino che ha scelto di andare più lontano, consapevole che in un altro posto, in un altro paese, avrebbe trovato la normalità che ogni persona merita. Sembra quasi che questo articolo descriva una realtà inesistente, una grossa balla detta così, tanto per dire. Invece è reale, è tutto vero. Non ho scritto tutto questo per dirvi che vivo a Monaco di Baviera. Ho scritto tutto questo per ricordarvi che voi vivete a Lamezia Terme.

Massimo Citino

Minaccia mafiosa in Calabria? Il video indigna, ma c’è chi dice altro (Aggiornamento)

La minaccia mafiosa in calabria, il video delle Iene che ha fatto scandalo.

Parliamo della notizia del giorno che sta mobilitando importanti “Mi piace” e smuovendo il web con commenti della serie: “al nord non c’è la mafia”.  Eh già.

Video Minaccia Mafiosa in Calabria (Le Iene) (Video rimosso dalle Iene su richiesta del soggetto.)

La questione appare allarmante, le persone hanno appena scoperto che la mafia fa minacce così crude. Dunque il popolo del web non perde tempo nel dare la propria opinione e solidarietà per direttissima..dalle comode sedie di casa loro. Ma c’è una voce fuori dal coro che ha smosso la mia curiosità, ed è l’Avv. Fernanda Gigliotti che tra i vari soliloqui che si possono leggere emerge con una, per ora supposizione, abbastanza importante. Il soggetto del video sarebbe, usando le sue parole :
«che il soggetto è notoriamente un impostore che si inventa sempre di essere la vittima protagonista di una vicenda criminale. Qualche anno fa quando era candidato al la provincia di Catanzaro, si inventò un attentato e un tentato omicidio, incolpando un povero giovane di nocera terinese di un reato gravissimo e costringendolo a difendersi in un processo Kafkiano. Il Paese di Nocera fu invaso da finanza e magistrati per tre giorni fu messo a fuoco e a fiamme, con centinai di interrogatori. Per poi scoprire che si era inventato tutto. Poi si inventò una seria infinita di grandi scoperte archeologiche, mandando in galera persone serie colpevoli secondo lui di ricettazione, furto e altro.

Poi si inventò un complotto internazionale, un sequestro di persona e il suo matrimonio con una principessa facendo cadere nella trappola anche una giornalista della Rai come Anna Rosa Macrì (che ancora non ho capito se si è accorta della bufala o pensa che il suo servizio sia stato veramente uno scoop giornalsitico). Oggi addirittura la mafia. Santo Cardamone si inventa che è minacciato dalla mafia e grazie ad un video delle Iene, la vicenda naviga sul web e il Povero uomo raccoglie la solidarietà del popolo della rete mentre la comunità calabrese, che già ha i suoi guai seri con una ndragheta prepotente e devastante, economicamente forte e rapace, deve anche difendersi da un malato che ancora, nonostante le condanne, usa i girnalisti tutti a caccia di uno scoop o di una grande notizia. Ecco questa è una grandissima bufala».
Viste le pesanti accuse, abbiamo cercato di contattare l’Avvocato per informazioni più dettagliate e prove concrete, ma purtroppo non siamo riusciti ad avere una risposta, e se l’avremo aggiorneremo questo post.
Quel che posso permettermi di esprimere da giovane scrittore indipendente è che minacce del genere arrivarono anche a me per “fatti di donne” e ricordo bene il “io conosco la gente, ti mando amici sotto casa, finisci in ospedale” seguito dalla mia risata con conseguente chiusura del telefono. Eppure qui non si parla di rancori, ma forse di qualcosa di ben più grave, che è la mafia. Che le parole dell’Avvocato quanto il servizio delle iene e dunque l’onestà del soggetto siano reali o meno poco importa.
L’ignoranza generale su questo tema dilaga. Oltre a noi che viviamo in prima persona questa situazione, il resto d’Italia stenta a capire cosa sia effettivamente questo veleno che ci sta distruggendo, ‘Ndrangheta, nel nostro dialetto.
Aggiungo solo che ho visto più fatti che parole. La ‘Ndrangheta tende a parlare con lettere anonime, proiettili, ordigni esplosivi e chi più ne ha più ne metta, ciò non toglie che quella telefonata possa essere ricollegabile a qualche associazione a delinquere, come a qualsiasi altro cittadino, sicuramente scurrile e prepotente, che non vede di buon occhio un’altra persona. Perché dovremmo ammetterlo pure che se la ‘Ndrangheta ancora campa e mangia è perché come tavolo gli offriamo le nostre spalle, e se il vino si versa sul “tavolo” ci bagniamo pure noi, a testimonianza dei nostri comportamenti e dei nostri modi di fare. Ospitali ma ignoranti, sinceri ma “capu toste”. (Massimo Citino – giovani scrittori indipendenti)

Aggiornamento del 01.12.2012 ore 17.31

L’Avv. Fernanda Gigliotti ci ha cortesemente risposto invitandoci nel suo studio per avere la prova fisica delle accuse date. Intanto annette qualcosa in un messaggio privato che rendiamo pubblico con i dovuti accorgimenti e declinando ogni responsabilità
In tale processo L’Avv. Gigliotti difendeva V.G. accusato da “N.N,” il soggetto del video, per tentato omicidio. Riportiamo il riassunto fornitoci dall’Avvocato del quale possediamo documento completo.
[N.N], è già stato condannato per i reati p.e p. dagli artt. 367 (simulazione di reato) e 368/2c. (calunnia) aggravati ai sensi dell’art. 61 n.1 c.p. 1) (l’avere agito per motivi (1) abietti o futili ), con la sentenza n. 162/03 emessa dal Tribunale di Lamezia Terme con la quale [N.N] veniva dichiarato colpevole del reato ascrittogli e condannato alla pena di anni tre di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e al pagamento delle spese processuali. [N.N] veniva, altresì, condannato al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile, da quantificarsi in separata sede, nonché alla refusione delle spese di lite del giudizio di 1° grado quantificate in €. 1.020,00, disponendone il pagamento in favore dello stato.
Tale sentenza veniva appellata. Con la sentenza n. 1563/2004 la Corte d’Appello di Catanzaro riconosceva la colpevolezza di  [N.N] e riformava la sentenza del Giudice di primo grado solo riguardo all’entità della pena. Condannava, comunque,  [N.N] alla refusione delle spese di lite sostenute dalla parte civile in appello che liquidava in ulteriori € 1000,00. Tale sentenza è, ad oggi, passata in giudicato.

Aggiornamento 02/12/2012

Ringraziando l’Avv. Gigliotti, forniamo l’immagine di alcuni articoli di giornale, relativi ai fatti comunicati dallo stesso avvocato.

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Al di là della questione, ben differente dal video, siamo certi che potrà essere una testimonianza importante per fare due conti su veridicità o meno del video. Non vogliamo dare personalmente giudizi su questa persona, ognuno rimanga libero di farsi una propria idea, piuttosto manteniamo l’articolo sul discorso iniziale, e rendiamoci conto che la lotta alla Mafia ha ben altro di cui occuparsi rispetto ai vostri commenti su facebook.

Aggiornamento 04/12/2012

Il giorno 4 Dicembre sulla pagina FB delle iene leggiamo:
Il 30 novembre abbiamo pubblicato un video dal titolo “Minacce mafiose in Calabria” in cui il nostro inviato Luigi Pelazza, mentre intervistava Santo Cardamone a casa sua, registrava l’arrivo di una telefonata anonima. Oggi riceviamo questa mail a firma dello stesso Cardamone, che ci invita a rimuovere il video.

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Alla cortese attenzione della Direzione,
con riferimento alle precedenti e-mail, dove Vi segnalavo ulteriori problemi (già segnalati alle Autorità di competenza) sorti dopo la divulgazione del vostro video, dove anche la quiete e la sicurezza della mia famiglia oggi è in serio pericolo.
Vi prego pertanto, per tutela della mia famiglia, d’intervenire rimuovendo tale video dalla Vs. pagina di facebook e pubblicare la stessa per giustificare tale rimozione.
Cordiali saluti
Cardamone Santo

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L’Avvocato Gigliotti, inoltre, commenta il nostro post, scrivendo:
«Per quanto è a mia conoscenza nessuna denuncia è stata sporta ai carabinieri di Falerna nè da Santo Cardamone nè da altri, nè per le presunte minacce nè per verificare la veridicità delle stesse. E nessun filmato e nessuna registrazione è stata consegnanta all’arma dei carabinieri. Tanto meno per le minacce e i pericoli successivi alla pubblicazione del video. Di vero c’è che dopo il video la cittadina di Falerna e i media locali che sono ben al corrente delle prodezze del Sig. Santo Cardamone, hanno reagito sulla stampa e sul sito delle iene, mettendo in risalto la burla. E con ciò danneggiando un’intera comunità che già lotta tutti giorni contro la vera ndragheta e contro i veri mali della Calabria»

A questo punto non sappiamo cosa pensare.
Un video che ha fatto il giro del web per giorni, su testate come IlSole24Ore, un post commentato dallo stesso soggetto che si è esposto, e che ha commentato perfino questo post.
In ogni caso, restando fermo il dovere delle indagini di proseguire e fare il loro corso, ricordiamo alle Iene che un giornalista professionale ed onesto non gioca con la vita delle persone.
E ancora, un giornalista onesto non gioca con un problema che affligge la nostra terra, e del quale siamo testimoni ogni giorno.