Società

Prada sta a moda come moda sta a violenza

Veronica, Francesca, Elena, Angela, Sofia:i mille nomi delle innumerevoli vittime di femminicidi in Italia; quegli omicidi paradossalmente definiti “passionali”, come se puntare un’arma contro o bruciare una donna necessitasse di passione.
Per non scadere in discorsi moralisti, tralascerò i numeri inquietanti e non accuserò nessuno di cattiva gestione o scarsa prevenzione del problema.
Ciò che intendo fare è, piuttosto, condividere la mia interpretazione del fenomeno in questione. Partiamo dal principio.
C’erano uno volta, e ci sono tutt’ora, le cortigiane, altrimenti dette prostitute, altrimenti dette accompagnatrici.  Accanto a queste ci sono sempre state donne vendute, schiavizzate, violate, acquistate.

Succedeva che qualche donna vista come bellissima o “irraggiungibile” facesse perdere la testa a qualche ”signorotto”, il quale se ne “appropriava” con la forza. Sebbene la morale cristiana ci insegni di non desiderare donne o cose altrui, tutto ciò che è proibito, si sa, è circondato da un fascino misterioso.
Passano gli anni, gli abusi rimangono, ma la società cambia; si trasformano gli stili di vita, se ne sconvolge il pensiero tanto da sentir pronunciare frasi del tipo: <<Quella è stata violentata? Beh,se l’è cercata, guarda come si vestiva!>>.
Menti limitate a parte, è impossibile negare che si è proceduto a mitizzare il rito della violenza.
Film, romanzi, fiction, ruotano sempre più spesso intorno ad una protagonista vittima di stupri, che ha visto morire la madre o una parente prossima uccisa per mano di un uomo violento; queste eroine della moderna società riescono sempre a rifarsi una vita e a vendicarsi di chi le ha maltrattate.
Ma nella realtà? Ricordiamoci che molte decidono di togliersi la vita per la vergogna di avere avuto rapporti indesiderati, figuriamoci se le ferite possono rimarginarsi in un paio di mesi o di anni! E poi come fanno a vendicarsi? E poi, la vendetta è giusta o sbagliata?
Recente è la proposta con la quale si vieterebbe alle edicole di esporre all’esterno riviste e quotidiani che in copertina raffigurino donne seminude…poi acquisti il giornale e di donne-oggetto di marketing ne trovi almeno dieci! Che passo avanti! In questo modo si crede di restituire una sorta di dignità alla donna,ma parliamoci chiaro! Le modelle scelgono di fare il mestiere che fanno, le attrici e le showgirls pure ,così come i loro colleghi dell’altro sesso; la persona è libera di disporre del proprio corpo, dunque, a mio avviso, non servirà certo questo a combattere contro il materialismo della nostra società, perché con una mentalità diversa ciò che è un verme nudo può rappresentare la bellezza in una delle sue sfaccettature.
Ma torniamo al principio, stragi di donne dicevamo.
C’era una volta la minigonna, c’era una volta il calendario artistico, c’è oggi il femminicidio. Cos’hanno in comune?..E’ MODA!


Moda è per definizione un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze, l’abbigliamento; modello di comportamento imposto da individui o gruppi di prestigio o da creatori di stile(Sabatini-Coletti).
Bene, in pratica, ciò che viene acquistato da uno diventa oggetto di desiderio di un altro e poi di un altro ancora in un ciclo che si concluderà quando una nuova moda spunterà all’orizzonte.
Per quanto riguarda i femminicidi, prima ci si lamentava del fatto che se ne parlasse poco, ora ci si lamenta che se ne parli troppo, fomentando la convinzione che si tratti quasi di una cosa normale.
Ed ecco il punto: La Moda diventa Normalità.
Anche le scarpe più terrificanti di una Lady Gaga qualunque una volta entrate nel circolo vizioso della moda finiranno col perdere il proprio fascino e diventeranno un semplice, anonimo, NORMALE paio di calzature.
Per fare un esempio, molti conoscono il modello di marketing AIDA: ATTENZIONE-INTERESSE-DESIDERIO-AZIONE.
Attenzione verso una nuovo paio di scarpe, interesse e curiosità che aumentano, desiderio di averle, acquistarle… col tempo ci si stanca e si buttano via!
Bene, attenzione e interesse verso una donna, desiderio di possederla (perché donna = proprietà), averla…e in seguito disfarsene!
Ora, siamo così assuefatti alla violenza che l’unica cosa che proviamo quando sentiamo parlare di donne uccise barbaramente non è più il disprezzo verso i colpevoli, ma il dispiacere, la pietà per le vittime. E io dovrei credere che ci si stia muovendo affinché le cose cambino?
Tra qualche tempo, quando queste notizie non”tireranno” più ,nessuno ne parlerà, nessun talk show incentrerà la sua puntata su un argomento che non fa audience; così come è successo col lavoro minorile, con le guerre africane, coi tumulti in Asia, col fumo che uccide, con lo Spread
Un argomento più interessante è dietro l’angolo pronto a rubare la scena..
Meditate gente,meditate!

Giusy Marasco

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Spolpiamo l’Italia, parte II: la Telecom spagnola.

La compagnia di telecomunicazioni spagnola Telefonica prende il controllo con soli 800 milioni. Gli azionisti italiani non oppongono resistenza; un altro pezzo del “made in Italy” va all’estero.
Continua da qui.

“Telecom non diventerà mai spagnola. C’è stato solo un cambio di azionariato in Telco.” Così si difende Franco Bernabè, presidente di Telecom e, agli occhi dell’Italia intera, grande sconfitto del momento.
La spagnola Telefonica, con un’operazione del tutto inaspettata dai manager italiani (ed in questo caso non ci stupiamo), ha aumentato la sua quota Telco, holding di maggioranza della Telecom.
Gli spagnoli, che ora hanno il 46% della società controllante, hanno previsto una scalata a tappe forzate, per arrivare al 100% del controllo nel minor tempo possibile: entro fine anno, con un aumento di capitale di 324 milioni di euro, arriverà al 66% delle quote. Nei primi mesi del 2014 seguirà una emissione di azioni Telefonica, per un totale di circa 845 milioni, così da arrivare al 70%. Infine, per salire al 100% di Telco, che ricordiamo essere azionista di maggioranza Telecom col 22,4% delle quote, Telefonica ha in mente di sborsare un altro miliardo circa.

Cesar Alierta, presidente Telefonica

Da più parti s’è levata la voce “il governo intervenga“. Ciò, ovviamente, non è possibile, perchè, si ricorda, la Telecom è una s.p.a., quindi privata, e lo Stato italiano non può interferire con le sue vicende di mercato, salvo esercitare un potere di vigilanza e controllo attraverso la Consob.
Il vero problema, o meglio, la domanda da farsi in questo caso è la seguente: “come è possibile acquistare Telecom a prezzi così bassi?”.
Questo dipende essenzialmente da due motivi principali: il primo è la miopia dei dirigenti, che non hanno saputo espandere il mercato Telecom facendosi travolgere dalla concorrenza e dalla crisi; il secondo dipende dall’elevato debito della società, attualmente pari a 28 miliardi di euro.

Franco Bernabè, presidente Telecom

L’operazione, qualora vada a buon fine, comporterà sicuramente dei cambi a livello dirigenziale, dato che difficilmente Telefonica affiderà il comando a dirigenti di così basso spessore come quelli italiani.
Il presidente di Telecom, Franco Bernabè, ai giornalisti che domandavano se avesse ricevuto rassicurazioni sulla sua permanenza in Telecom ha risposto “lo spagnolo, purtroppo, è una delle poche lingue che non conosco”.
Siamo sicuri, però, che i “top manager“, vuoi la lauta busta paga che ricevono ogni mese, vuoi la loro capacità di riciclarsi meglio della plastica, non avranno problemi.
I sindacati, invece, parlano di ben 16.000 lavoratori a rischio, qualora Telefonica voglia mettere in atto un piano di rientro dal debito.
A queste paure ha cercato di mettere un freno Marco Patuano, amministratore delegato Telecom, ribadendo di non essere “interessato a licenziare nessuno”. Per la sua parola, però, nessuno metterebbe la mano sul fuoco.

Quali sono i pericoli che corre l’Italia, ed i più particolare gli italiani?
Il primo è senza dubbio quello di perdere ancora una volta un pezzo del “made in italy”, aumentando quella de-industrializzazione che inizia a gravare sul Paese [vedi anche “Alitalia francese”].
Il secondo, nonchè il più grave, riguarda tutte le informazioni, intercettazioni e comunicazioni riservate che negli anni ha accumulato la Telecom, che ora potrebbero passare in “mani spagnole”.
Secondo la Consob, infatti, data la numerosità dei dati ed informazioni sensibili, nonchè dei “Big Data” presenti negli archivi Telecom (avete presente i casi Snowden o Assange? Ecco, si tratta di informazioni di quel genere), la compagnia di telecomunicazioni sarebbe un “asset strategico, pertanto non negoziabile”.

In conclusione, noi italiani paghiamo ancora una volta la mediocrità e l’ipocrisia della nostra classe dirigente, e la cosa è molto grave dato che ci costa in termini monetari, di immagine, e di progresso sociale.
Inoltre, la mancanza di una rete tlc statale comporta il rischio di rimanere dipendenti dalle compagnie private, che sappiamo, in nome del denaro, non guardare in faccia a nessuno.

Paolo Leone

PS. per capire l’evolversi della vicenda, e vedere come l’essere umano è agile nel cambiare idea (Beppe Grillo compreso), potete leggere qui e dopo qui.

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna, Parte III: Il fortissimo potere persuasivo della Pubblicità

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 7 luglio 2012.

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna (Parte III). L’analisi è iniziata con la Parte I e la Parte II.

Ti ammalia, ti convince, ti incolla al video o alla pagina di giornale. Si serve di calciatori, attori famosi e donne meravigliose. Usa parole, musica, immagini e gesti. E’ la pubblicità. Con la globale diffusione della comunicazione di massa, è diventata una presenza fissa nella nostra esistenza ed invade gli aspetti più profondi della nostra vita.

Con la forza travolgente di un fiume in piena, la pubblicità entra nelle nostre menti e ci convince, senza via di scampo, che non esista problema, reale od immaginario, che non possa risolvere.

Come un macchinario accuratamente programmato, come un computer che esegue una determinata operazione, i suoi accattivanti messaggi hanno un unico scopo: convincere l’essere umano che quel prodotto è il migliore di tutti quelli presenti sul mercato.

Nella nostra società di consumo, dove il circolo del produrre, consumare e buttare via senza riutilizzare o riciclare ha il sopravvento, la pubblicità è il fattore dominante.

Abbandonato presto il suo scopo originario, enunciare le qualità e le caratteristiche del prodotto, la pubblicità ha oggi un solo obiettivo: vendere sempre e comunque.

Indipendentemente dal valore e dalla qualità dell’offerta, trasforma la merce in un simbolo di potere, di status, di appartenenza ad una classe sociale più elevata.

Dietro le quinte dello spot, nascosto nell’ombra, un esercito di psicologi, sociologi, esperti di marketing e “creativi” mettono l’uomo (non più essere umano ma consumatore medio) sotto la lente di ingrandimento, per studiare le sue attitudini ed i suoi comportamenti più reconditi, in modo tale da adottare i mezzi pubblicitari più idonei a propinargli il prodotto da vendere.

Dall’apparizione in Italia dei primi sketch televisivi a “Carosello”, nel lontano 1957, la pubblicità si è evoluta ed ha assunto multiformi vesti.

Spot, sketch, telemarketing, telepromozioni e sponsor ora invadono ogni angolo della nostra vita e ci convincono, addirittura anche inconsciamente, a spendere, ad acquistare.

Per lungo tempo messaggi ingannevoli e subliminali hanno manipolato i consumatori, venendo in parte contrastati dall’attività della autorità Antitrust e dalla esperienza giurisprudenziale come, ad esempio, la sentenza del Tar del Lazio n.5450 del 2003 relativa alla pubblicità ingannevole e occulta.

Attorno alla pubblicità, poi, ruotano interessi economici di portata mondiale, poiché gli investimenti in marketing aumentano di anno in anno, mettendo in moto centinaia di milioni di euro che vengono impiegati per l’acquisto di spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione, per la creazione degli spot, per le sponsorizzazioni e le promozioni.

I “consigli per gli acquisti” costituiscono, infine, la fonte di sostentamento primaria per le televisioni “commerciali”, le quali, non potendo contare su un canone di abbonamento, affidano la propria sopravvivenza soprattutto agli introiti pubblicitari.

Dalle prime reclame fino ad internet, passando per giornali e televisione, la mole di pubblicità aumenta continuamente, modificando  modi e forme con i quali entra nelle menti dei consumatori,

moltiplicando gli interessi che le ruotano dietro.

Salvo alcuni casi particolari, non è possibile fermarla, in quanto essenza stessa della nostra società.

Secondo Edward Bernays, infatti, la pubblicità commerciale fa si che “la nostra mente venga plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Sono loro che manovrano i fili…”

Ed ora, pubblicità!

Paolo Leone

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna, Parte II: L’eterno scontro fra Fede e Ragione

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 9 giugno 2012.

Analisi degli aspetti che caratterizzano la società moderna (Parte II). L’analisi è iniziata con la Parte I e prosegue con la Parte III.

Pur essendo impresa alquanto ardua riuscire in breve a definirne i contorni essenziali, è importante comprendere come il rapporto fra fede e ragione costituisca uno dei pilastri fondamentali sul quale poggia la struttura della moderna società.

Durante la fioritura delle prime civiltà la differenza tra i due insiemi era inesistente, in quanto l’uomo tendeva esclusivamente a risolvere bisogni pratici (il fuoco e la ruota prima, la scrittura e la moneta poi) e professava religioni politeistiche nelle cui concezioni tutto avveniva per volere degli dei.

Con la diffusione del pensiero delle civiltà elleniche iniziò a prendere vita lo studio dottrinale dei processi conoscitivi, in particolare con Platone (la tecnica dicotomica) ed Aristotele (il sillogismo), attraverso i quali, pur restando la religione centro della vita sociale, veniva esplicato come con l’uso della ragione si potesse pervenire alla conoscenza di un determinato oggetto.

La vera e più profonda dottrina su fede e ragione ebbe il suo sviluppo soltanto dopo il diffondersi nell’impero romano della religione cattolica, e proprio un vescovo cattolico, Agostino di Ippona (354-430), diede una prima definizione dei due insiemi.

Per Agostino fede e ragione sono, in sintesi, due elementi complementari: la fede è “luce per l’intelletto”, la ragione è la condizione per accogliere la fede dentro di sé, risultando dunque gli estremi del rapporto che lega l’uomo a Dio.

Fu un filosofo e teologo inglese, Guglielmo di Ockham (1288-1349), il primo a contrapporsi alle tesi dell’Ipponiense, ritenendo che per giungere alla conoscenza era necessario soltanto l’intelletto e non la fede: infatti nel principio metodologico da lui creato (cd. Rasoio di Ockham) era considerato inutile formulare più teorie di quelle strettamente necessarie per spiegare un determinato fenomeno.

Il contrasto fra fede e ragione divenne un vero ed aspro scontro durante il processo galileiano, nel corso del quale nonostante il Galilei dimostrò con la certezza dei fatti (la ragione) la validità del modello eliocentrico copernicano, la Chiesa, sostenitrice dell’ormai obsoleto modello geocentrico aristotelico-tolemaico lo costrinse all’abiura, basandosi esclusivamente sulle interpretazioni delle sacre scritture (la fede).

Il progressivo allontanamento dei due sistemi si trasformò in completa e profonda frattura in età illuministica, in particolare per opera di Rousseau e Voltaire, i quali ribadirono, per lasciarsi alle spalle il “buio” della cieca fede che aveva caratterizzato il medioevo e parte del rinascimento, l’importanza del “lume” della ragione.

La solidità della fede, legata soprattutto alla spiritualità della Chiesa, venne messa nuovamente a dura prova in età ottocentesca, quando il naturalista britannico Charles Darwin (1809-1882) formulò la teoria dell’evoluzionismo, che si contrapponeva ed addirittura negava la teoria creazionista che costituiva per la Chiesa fondamento ineluttabile.

Su questo scontro che è iniziato secoli addietro è nata la società moderna, ed essendo la lotta ancora esistente non sono mancati momenti di tensione fra i sostenitori delle diverse teorie nonché fra gli ambienti ecclesiastici e quelli filosofico-scientifici.

La tensione è diminuita in tempi molto recenti grazie all’enciclica “Fides et Ratio” pubblicata da Giovanni Paolo II nel 1998, il quale ha tentato di ricondurre le parti al dialogo costruttivo sostenendo che fede e ragione non debbano per forza escludersi, ma al contrario esse si completano e sostengono a vicenda.

Infatti, scrive il Pontefice, “la fede e la ragione sono le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità”.

Ad oggi, in conclusione, il confronto, anche se meno aspro rispetto al passato, continua e sia i sostenitori della forza della fede sia i sostenitori della forza della ragione cercano di ottenere risultati importanti, anche insieme, come dimostra il recente collegamento fra Papa Benedetto XVI e gli astronauti della stazione spaziale internazionale,

Certamente ciò non è sufficiente ed altri sforzi dovranno essere fatti, ma qualcosa, per dirla alla Galileo, “e pur si muove!”

Paolo Leone

La particella di Dio: il bosone di Higgs, a Roma

“Un evento che ci ha fatto innamorare della scienza: la scoperta di una particella che ha un’altra natura.”

Inizio unendo due citazioni, la prima di Guido Tonelli (coordinatore dell’esperimento CMS del CERN) e la seconda di Luciano Maiani (ex-direttore del CERN), che insieme a Fabiola Gianotti(coordinatrice dell’esperimento ATLAS del CERN), attraverso il dibattito gestito dal giornalista Cattaneo, hanno presentato al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, la scoperta rivoluzionaria del bosone di Higgs.

L’argomento non è semplice, basti pensare che questa scoperta è stata formalmente ufficializzata in questi giorni, seppure annunciata il 4 luglio 2012.

Prima di addentrarci in un discorso più complesso, c’è da capire cosa sia il CERN, come funzioni la formidabile macchina che ha portato alla scoperta del bosone, e infine capire quali altri vantaggi potrà portare in ambito scientifico.

Il CERN non è altro che il  Conseil Européenne pour la Recherche Nucléaire, ossia l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare che ha sede in Svizzera e, citando wikipedia, “Lo scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Questi sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano nuclei atomici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e i rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle.”

Fatta questa dovuta premessa entriamo nel CERN, e scopriamo che è composto da sette acceleratori principali, seppure ci occuperemo solamente del più conosciuto, nonchéLHC (Large Hadron Collider), il quale si estende per ben 27 chilometri ed è situato in un tunnel circolare. La premessa importante per capire la funzione e l’utilizzo di questi acceleratori sta nel comprendere che, molto banalmente, permettono lo studio di collisioni tra particelle. 

Immagine degli acceleratori del CERN

Definito l’acceleratore record, è una macchina complessa che presenta centinaia di migliaia di chilometri di cavi e in particolare magneti dipolari. I cavi sono tenuti a bassa temperatura (-271.3 °C), inferiore a quella dello spazio siderale (-270.5 °C). Pensate che“se si sommassero le lunghezze di tutti i singoli fili contenuti nelle trecce dei dipoli si coprirebbe una distanza pari a circa 11.5 volte la distanza Terra-Sole” un po’ come per il DNA di un singolo essere viventeaggiungo. Specifichiamo che non si tratta però dei soliti magneti che ordinariamente possiamo immaginare, infatti si parla di magneti lunghi anche 15 metri.

Giunti qui abbiamo capito che in questa struttura avvengono le collisioni tra particelle, dunque queste ultime vengono lanciate a velocità elevata in un ambiente sostanzialmente vuoto (con poca materia) e se ne osservano le collisioni reciproche attraverso l’utilizzo di migliaia di sensori che riportano migliaia di dati da analizzare. Le collisioni tra queste particelle porterebbero alla cosiddetta formazione del bosone di Higgs, ma questa non è una definizione accettabile a livello scientifico.

Infatti il bosone di Higgs è una particella formata da gluoni e quark  e inoltre, ed è questa una delle rilevanze scientifiche maggiori, non rientra nella normale suddivisione delle particelle, che sostanzialmente sono p. di materia e p. di interazione. Questi bosoni di Higgs, visibili solo dopo 10 mila miliardi di collisioni, e solo durante lo scontro tra due particelle,  hanno la comune origine nell’evento più sbalorditivo che noi tutti conosciamo, il Big Bang.

Prima della scoperta “materiale” del bosone di Higgs, teorizzata in veritas più di 50 anni or sono, si parlava di Campo di Higgs (non preoccupatevi, dire campo di Higgs, equivale a dire “insieme di bosoni di Higgs”). Provate dunque ad immaginare che al momento del Big Bang (quando ancora non esisteva la “Massa” in concetto scientifico) lo spazio aperto era pieno di particelle “impazzite” e qualche milionesimo di secondo dopo, mentre le particelle super-energetiche si raffreddavano, si materializzò il cosiddetto Campo di Higgs. Mentre alcune particelle attraversavano il campo di Higgs, altre si bloccavano in questo campo, o meglio rallentavano la loro velocità, ed una parte dell’energia di queste particelle veniva riconvertita. Non vi ricorda niente la famosa formula ”E=mc²”? Einstein docet, equivalenza tra Energia e Massa. Dunque in cosa venivano riconvertite queste particelle?

Innanzitutto dobbiamo dire che le particelle coinvolte in questi processi sono:

  • L’elettrone (principalmente energia)
  • Il muone (ha più massa dell’elettrone)
  • La particella W (ancora più massa)
  • Il quark top (quasi solo massa)

Dunque il campo (di Higgs) è formato da particelle definite come bosoni (di Higgs). Un campo mai immobile, ma in continuo movimento, nel quale queste particelle si immergono. Partendo dall’elettrone, che presenta maggiore energia, questo scivola più facilmente, e così via secondo la scala, le altre particelle rallentano sempre di più, fino ad essere quasi bloccate. E’ qui che molta energia viene convertita in massa. Essendo i bosoni particelle che nel campo “appaiono” e “scompaiono”, i fisici hanno teorizzato la possibilità di creare e distruggere bosoni. Ed è qui che il CERN attraverso gli esperimenti ATLAS e CMS, ha dato le prove a questa teoria.

Consiglio assolutamente la visione di questo video, diffuso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che spiega in termini accessibili questi processi di interazione:

E’ importante capire, come spiega il video, che “in realtà nelle collisioni tra i protoni sono le interazioni dirette tra i costituenti di ogni protone, gluoni e quark, che possono creare un bosone di Higgs“. Ed eccone qui una riproduzione:

Concludendo possiamo dire che il bosone di Higgs è quella particella che conferisce la massa a tutte le altre particelle elementari (indivisibili). Che equivale  a dire che senza questo processo la massa, e quindi tutti noi, non saremmo mai esistiti. Ed è anche questo uno dei motivi per i quali viene definita particella di Dio, seppure il fisico Peter Higgs, che teorizzò tale meccanismo, non è d’accordo con questa definizione poiché potrebbe essere considerata come un’offesa verso i credenti.

Ad ogni modo la scoperta è rivoluzionaria per tutti noi, scientifici e non. Inoltre non si può non far riferimento ai 3000 fisici e ricercatori dell’ATLAS e agli altri 3000 del CMS, protagonisti di questa grandiosa scoperta scientifica.

Infatti, come spiegano Tonelli e Gianotti, sono stati portati avanti due progetti diversi (ATLAS e CMS) con lo stesso obbiettivo. Ma perché il CERN ha deciso di portare avanti due progetti che presentavano diverse scelte, tecniche e teoriche, ma avevano in comune lo stesso traguardo? A questa domanda rispondono assieme i due coordinatori, che spiegano che durante una ricerca scientifica di tale portata, si deve sempre ammettereil rischio di sbagliare, la scienza non è infallibile. I due progetti infatti hanno lavorato in maniera totalmente separata, introducendo anche la sana competizione che, secondo Fabiola Gianotti “è stata stimolante e di aiuto per tutto il periodo della ricerca”. Inoltre Tonelli aggiunge che “due scelte diverse, producono più possibilità di raggiungere un successo”. 

C’è ancora tanto lavoro da fare, specificano i coordinatori. Conosciamo solo il 4% della materia presente nell’universo e la corsa del CERN continuerà nei prossimi anni, seppure per i prossimi due rimarrà chiuso per motivi tecnici. Ci si aspetta molto da questo insieme di acceleratori e da questo team di fisici e ricercatori. Energia oscura e materia ancora non studiata potrebbero diventare un argomento accessibile per le generazioni future, in una maniera che nemmeno noi possiamo immaginare.

Inoltre è innegabile la forte presenza italiana in questa scoperta. Solo i coordinatori dei due esperimenti sono italiani, ma fino a poco tempo fa anche Maiani era direttore del CERN. Senza contare gli innumerevoli fisici che provengono dalle università italiane, cosa che fa notare il presidente dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Nando Ferroni, ennesimo ospite della conferenza, il quale evita di criticare le università italiane e anzi, paragona i nostri studi a quelli esteri, facendo notare che non dobbiamo invidiare niente a nessuno.

Seppure personalmente mi sorge un dubbio (se no non sarei io), in quanto la sala erapiena di universitari e liceali. Ebbene durante la fine della conferenza quando oltre a delle domande abbastanza semplici è stato chiesto l’intervento dei giovani, l’unica domanda fatta da uno di questi è stata “Quanto è costato tutto?”. Volevo alzarmi ed applaudire l’ignoranza del gossip, una risposta che si potrebbe trovare con una ricerca su internet di due minuti, e non ad una conferenza con i diretti protagonisti della scoperta. Io personalmente avevo alzato la mano, volevo chiedere se ci fosse dunque una categoria di particelle nelle quali rientrava il bosone di Higgs, visto che la Gianotti aveva chiaramente fatto capire che il bosone, come scritto nell’articolo, non rientrava nelle due categorie principali delle particelle elementari. Però da bravo giovane, appena è arrivato il microfono, ho voluto dare la precedenza ad un uomo di una certa età vicino a me, che ha …”italianamente” chiesto un commento ai coordinatori riguardo la questione della possibilità della formazione di un “buco nero” durante gli esperimenti del CERN, questione riportata dai faziosi media e sburgiardata più e più volte, un’altra domanda la quale risposta si trova con una ricerca di circa tre minuti su internet. Il tempo era finito e la mia domanda non è stata posta.

Insomma alla fine mi sono ritrovato io a cercare su internet  una teoria di categorizzazione del bosone di Higgs, se fosse prevista in questi tempi, e quale significato avesse, anche per capire meglio l’importanza della scoperta. Purtroppo non ho trovato niente, però sappiamo che la ricerca è costata miliardi e miliardi di miliardi (macchinari compresi) e che la storia del buco nero è una panzana colossale. Va bé lunedì vado in facoltà dove pago 50 euro di contributi per 4 lezioni di laboratorio in un anno, e vediamo se mi viene qualcosa in mente.

Intanto rimaniamo con l’attenzione puntata sul CERN, che si può anche visitare in maniera individuale.

Sito Ufficiale del CERN  Visita il CERN

Massimo Citino

Aktion T4: come risparmiare 885 milioni di marchi

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 20 luglio 2013.

Il programma di eutanasia nazista.

Ancor prima della seconda guerra mondiale, in Germania, durante il periodo nazista, un contadino indirizzò una lettera al Führer nella quale chiese un favore per il proprio figlio neonato di nome Knauer. Brack, un dipendente della cancelleria tedesca, fece da intermediario e consegnò personalmente la lettera ad Hitler. Il 18 agosto del 1939 lo stesso Führer chiede ai medici e alle ostetriche della nazione di effettuare dei censimenti ‘scientifici’ sui bambini con meno di tre anni. Successivamente questa ricerca si estese anche agli adulti. Nel settembre del 1939 Hitler convoca Leonardo Conti, responsabile dei servizi sanitari civili, e Hans-Heinrich Lammers, ministro del Reich e capo della cancelleria. I due uomini vengono incaricati di approfondire il ‘censimento scientifico’ e di proseguire nella ‘ricerca’. Così la missione fu infine affidata al capo della capo della cancelleria del Führer, Bouhler, e al medico assistente Karl Brandt. Ha così inizio il programma Aktion T4. Il 27 giugno del 1945 la polizia militare americana scopre in uno degli stabilimenti dove veniva attuato l’Aktion T4 un documento oggi conosciuto come ‘le statistiche di Hartheim’. Dedussero, tramite queste statistiche, che la Germania nazista, attuando il programma Aktion T4, risparmiò ben 885 milioni di marchi l’anno, dal 1940 al 1942. Tradotta in chilogrammi di vari generi alimentari, basti pensare al risparmio di 4.781.339 ,72 Kg di pane, 19 milioni e rotti di patate e così via per zucchero, burro, caffè e carne. Le statistiche, in particolare, parlavano di 70 mila persone coinvolte dal ’40 al ’42 e di 300 mila fino al 1945. Ma cosa valgono queste cifre? Cosa hanno a che fare 70 mila persone con un risparmio di 885milioni e cosa intendevano i generali americani giunti a Kaufbeuren nel ’45 con “bisogna investigare ed accertare i fatti”? Tutto ciò avveniva nell’estate di 68 anni fa, proprio nei mesi di giugno e luglio, ma prima bisogna far presente una cosa. Per voi il 27 gennaio è la giornata della memoria delle vittime dell’olocausto, il giorno della commemorazione che fa guadagnare TV e giornali, che non fa altro che riproporre a pappardella i soliti filmati e i soliti ‘Benigni’. ‘La vita è bella, certo, ma soprattutto è facile per voi averne memoria e consapevolezza, vero? Ebbene pochi sanno che l’Aktion T4 non fu altro che il Programma nazista di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche , inguaribili e (come nel caso Knauer) malformazioni fisiche. Bambini e adulti furono assassinati nelle date e nelle cifre riportate, da medici, suore e infermieri. Le investigazioni degli americani hanno provato lo scopo, i metodi e le cifre dello sterminio. Gli ufficiali ebbero l’incarico di confermare i fatti avvenuti, come dovettero confermare le parole della capo infermiera di Kaufbeuren che dichiarò di aver assassinato ‘approssimativamente’ 210 bambini nel corso di due anni di servizio. È chiaro che dietro tutto ciò ci fu la propaganda nazista, il lavaggio del cervello continuo e ininterrotto, ed è difficile stabilire come sia stato possibile un crimine del genere. Un po’ com’è difficile credere che la propaganda odierna vi faccia ricordare il 27 gennaio ma non dell’Aktion T4. Un po’ com’è difficile pensare che siate intelligenti, perspicaci e interessati a questi argomenti, piuttosto che ignoranti.

Massimo Citino

Perché esistono discriminazioni di serie A e discriminazioni di serie B?

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 25 maggio 2013.

Possiamo senza dubbio sostenere la tesi di chi afferma come la civiltà moderna, ed in particolare quella italiana, sia basata sulla discriminazione.Il problema trae sicuramente origine dal decadimento dei valori sociali e morali contemporanei.Questi mutamenti si riflettono sopratutto sul comportamento delle persone: quanto è diventato facile vedere la discriminazione verso il prossimo? Perchè fenomeni come bullismo o baby-gang stanno avendo una diffusione esponenziale? Il tutto è acuito dal distorto uso dei mass-media e dalla inesorabile immobilità delle istituzione che proprio la collettività, ed in particolare i più deboli, dovrebbero proteggere e tutelare.Ultimamente, tuttavia, il fenomeno ha teso a differenziarsi.Si può tranquillamente notare come le forme di discriminazione relative alla razza ed alla sessualità abbiano acquisito una risonanza dominante rispetto alle altre. Non si vuole in questa sede entrare nel dettaglio dei singoli fenomeni, ma deve essere chiaro che TUTTE le forme di discriminazione sono egualmente da contrastare.Fa male sentirsi dare del “negro” o del “ricchione” per via della propria pelle o della propria sessualità, ma anche chi è considerato un “ciccione”, un “tappo” o un “handicappato” è egualmente discriminato e ferito. E’ fondamentale comprendere come ogni forma di discriminazione è da contrastare, con le forme edi mezzi adeguati.Possiamo paragonare il fenomeno discriminazione alla figura mitologica dell’Idra: non serve tagliare una delle sue teste, altrimenti ne crescerebbero delle altre. E’ necessario ucciderla completamente.Questa è la strade che le istituzioni dovrebbero intraprendere.E per chi continua a discriminare il prossimo, si consiglia vivamente la lettura dell’art.3 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Paolo Leone