CARISSIMA ITALIA: lettera confidenziale

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

Carissima Italia,
mi dicono che, a causa della crisi, quest’anno non potrò scrivere la letterina dei desideri a Babbo Natale, perciò mi rivolgo a te.

Tra tutte le cose che avrei da chiederti , mi viene di supplicarti di donare un po’ di tolleranza a noi Italiani, i tuoi amati figli che in questi giorni citano il defunto Nelson Mandela, ma che non conoscono il perché della sua grandezza.

L’anno 2013 volge al termine, e se qualche tuo figlio se n’è andato in cerca di fortuna, un numero impressionante di “ figli altrui “ ha chiesto che Tu l’adottassi.

Nei giorni degli sbarchi, ho visto uomini di spicco indossare faccette contrite per rendere più verosimili e sentiti discorsi francamente scarni e ripetitivi, in cui si sottolineava il dolore e il cordoglio per le vittime della strage dello scorso mese di ottobre, epilogo di una guerra che dura da vent’anni ma di cui non si è mai parlato né si parlerà più. Vent’ anni appunto, trascorsi nel silenzio generale, che hanno indotto brillanti giornalisti a documentarsi per farci una bella lezione di storia e geografia e illuminarci riguardo episodi bellici in posti sconosciuti ai più sulla cartina.

Ho visto persone pubblicare post di affetto e solidarietà per i “morti del mare“ , per poi, a distanza di qualche giorno, colpevolizzarli per la mancanza di lavoro che affligge Te, mia bella Italia. Non so perché, ma quando si parla di disoccupazione, si finisce sempre col parlare di immigrati; un po’ come quando nel bel mezzo d un discorso su Ligabue si tira in ballo Vasco Rossi. Scusami per questo stupido esempio, ma è per farti capire come si evolvono i discorsi quotidiani sulle piaghe nazionali.

Ho visto ripercorrere lo stesso copione di sempre: ti indigni per tutto, innalzi bandiere a mezz’asta per ricordare i caduti di qualche disgrazia e indici lutto nazionale per poi sputare sulle tombe. Già, perché Tu, hai insegnato a dimenticare in fretta.

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Esaurito l’eco della tragedia del mare , ci si è concentrati sulla tragedia della pioggia. Anche in questo caso, innumerevoli post sono balenati ai miei occhi con lamentele sul fatto che per “ quegli stranieri “ fosse stato proclamato addirittura lutto nazionale, mentre per i sardi non fosse stata organizzata nemmeno una raccolta fondi. Ti faccio onore ricordando sempre che hai stanziato fondi e supporterai ancora l’isola, con soldi che immagino noi ti abbiamo versato in cambio di qualche tuo discutibile servizio, e solo per questo hai ritenuto eccessivo promuovere una colletta, anche se ritengo che chiedere sia sempre meglio che imporre.

Per fortuna, comunque, esistono ancora quelle persone che per mostrare un forte senso di altruismo in discorsi di alta levatura, sostengono che la presenza degli immigrati è necessaria perché questi svolgono lavori che noi non vogliamo svolgere, smarchettando lo stereotipo dell’italiano scansafatiche. Fai capire Tu a questi esseri magnanimi che non sono migliori di quelli che gli stranieri non ce li vogliono proprio, e che essere una civiltà globalizzata non vuol dire proprio ragionare in questi termini.
Hai dei figli xenofobi, razzisti, bigotti, generosi,disfattisti, dal cravattino verde,forse una minima percentuale ha già il dono della tolleranza, ma ti assicuro che tutti siamo uguali in quanto a capacità di autocommiserarci.

Ci sono tanti attenti al tuo buon nome- ovviamente solo per sentirsi superiore rispetto a qualche altro- che ti giustificano per i deludenti piazzamenti che ottieni nelle classifiche e accusano i giudici di preferire qualcun’ altra a te nella gara al virtuosismo. Povera piccola grande incompresa e delusa ITALIA.

E Tu? Che progetti hai per questo Natale? So che ti stai impegnando per non essere più il Paese della mozzarella ( contraffatta più che mai) e del mandolino, e per conquistare la medaglia ( al valore?!?) come Stato che nel 2013 si è beato di moralismi e lutti che si fa presto a dimenticare.

Con sdegno, delusione, amarezza

Tua figlia, Giusy Marasco

I furbetti del Test di Medicina: coppie, tris e poker

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

 Il test più ambito a livello nazionale non è poi così difficile…se si copia

Sostanzialmente l’Italia è stato sempre un paese di furbacchioni, ammettiamolo, e concretamente non ci vuole un genio per scoprire chi riga dritto e chi no. Oltre alla corruzione, alla politica e a tutti i disagi connessi, occupiamoci ora di un qualcosa che interessa più di 84.000 aspiranti medici, almeno quest’anno, e annessi parenti, professori e organi di commissione. L’ambito e discusso Test di Medicina si è svolto il 9 settembre di quest’anno, non con poche lamentele, sia da parte di organi sociali pro e contro l’abolizione del test, sia per la questione spinosa del “bonus maturità”, inserito, rimosso il giorno del test e reinserito poco tempo dopo, a graduatorie uscite e assegnazioni completate. Ma veniamo al dunque, senza troppi giri e rigiri.

Il test funziona secondo un regolamento ministeriale ben definito: aule, commissioni, posti, plichi contenenti il test, ogni cosa è calcolata alla perfezione (secondo loro), basti pensare che gli scatoloni contenenti il test “meritocratico” vengono portati nelle aule da guardie giurate munite di pistola. Quest’anno ero presente a Tor Vergata, università di Roma, dove i posti erano così “abbondanti” che alcune persone erano sedute spalla a spalla a pochi centimetri di distanza, i miei complimenti per l’organizzazione.

Sostanzialmente, ogni plico viene distribuito dalla commissione, banco per banco, ed ogni plico contiene una documentazione dove scrivere nome e cognome, data di nascita e annesse burocrazie. In particolare ad ogni plico (busta) è applicato un codice di riconoscimento alfanumerico, questo stesso codice sarà visualizzato sul sito accessoprogrammato.miur.it (il sito del ministero) al momento dell’uscita delle graduatorie ufficiali, con tutti i punteggi e le relative assegnazioni, attraverso l’inserimento di un “codice” e di una “password” strettamente personali, ennesimo documento della famosa busta che ogni studente riceve. 

Fermiamoci un secondo, e specifichiamo che ogni “codice alfanumerico” ha dei numeri iniziali che corrispondono alla singola università e classe (Es: 27MP00000). Il codice iniziale “27MP” corrisponde all’Università di Tor Vergata, “00000” corrisponde al numero del plico contenente il test, quindi così via per ogni studente 27MPI-00001, 27MPI00002, 27MPI00003 ecc…

Insomma non è difficile da capire. Bene, all’uscita della graduatoria nazionale, sul sito già citato, bastava loggarsi con username e password per visualizzare la graduatorie con le relative assegnazioni e scoprire l’esito del proprio test. Un po’ di lavoro e pazienza, e sono riuscito a completare la graduatoria di tutti gli assegnati a Tor Vergata. Dopodiché non ho fatto altro che controllare i famosi codici di ogni test, scoprendo qualcosa di molto interessante.

Il famoso codice è “consequenziale”, ossia se Tizio è seduto vicino a Caio, il codice del primo sarà 27MP00010 e il codice di Caio sarà 27MP00011, e se Sempronio stava vicino a Caio il suo codice sarebbe stato 27MP00012 e così via. Non c’è voluto molto allora, per scoprire che proprio Tizio, Caio e Sempronio, entrati a Medicina, avevano lo stesso punteggio, o quasi. Ma purtroppo, non erano gli unici. Perché tra coppie, tris e poker di furbetti, è uscito fuori che almeno 91 studenti di 220 entrati a Tor Vergata, sarebbero dei gran copioni.

La cosa fantastica è che, anche se inizialmente la graduatoria era anonima, successivamente ad ogni codice è stato aggiunto nome e cognome del candidato, sempre annessi con punteggio, assegnazione e compagnia bella, e bravi ai fessacchiotti.
I primi possibili copioni e fessacchiotti, omettendo nome e cognome per motivi di privacy, sono il 2° e il 4° candidato entrati a Tor Vergata. Il primo ha il codice 27MP30779 e punteggio pari a 63.60; il secondo ha codice 27MP30780 e punteggio pari a 60.60. Come potete notare, il numero finale varia di una sola cifra. Il primo dubbio che sorge è: “bé ma dai, se stavano vicini non vuol dire che abbiano per forza copiato, certo, il punteggio è simile, ma può essere una casualità“. Certo, può esserlo, come può esserlo il caso dell’ottavo e del nono in graduatoria: 27MP30103 e 27MP30104 entrati, pensate un po’, con lo stesso medesimo punteggio pari a 59.00. Uno assegnato a Medicina, l’altro ad Odontoiatria. Un’ altro dubbio che potrebbe sorgere è: “va bene, ma anche questa può essere una casualità, e poi chi mi dice che queste persone erano davvero sedute vicine?“. Si, può essere un’altra fantastica casualità del mondo delle meraviglie e sì, ho la prova che i posti siano consequenziali. Infatti per ogni “Italiota” che ha copiato, corrisponde l’aula assegnata in un pdf rilasciato dall’università prima dello svolgimento del test. Ad esempio, i primi due che abbiamo analizzato, andando a cercare nome e cognome nel documento di assegnazione delle aule, risultano entrambi assegnati all’aula “INGEGNERIA – Edificio Didattica Primo Piano Aula 2”. E i secondi che abbiamo analizzato, quelli col medesimo punteggio, risultano entrambi assegnati all’aula “INGEGNERIA – Edificio Didattica Primo Piano Aula 2”. Sì, casualmente le aule sono le stesse per entrambe le coppie dei possibili copioni. Tutti le altre coppie, tris e perfino poker di copioni, risultano assegnati nelle stesse aule: chi in un’aula della Facoltà di Ingegneria, chi in aule della Facoltà di Medicina.

Andiamo ad analizzare un tris, tre italioti con codice, rispettivamente:
27MP30392; 27MP30394; 27MP30393 risultanti tutti nella stessa aula della Facoltà di Medicina e con punteggi pari a, rispettivamente: 45.00, 43.90 e 42.00, tutti assegnati a Medicina (ovviamente). Contando che per ogni risposta corretta il punteggio aumentava di 1,5…”bé ma dai, sarà sicuramente un caso“. Ancora..certamente, sarà un caso, un caso da mettersi le mani nei capelli, come sarà sicuramente un caso, mediatico magari, quello del poker che ora analizzeremo insieme. Gli italioti in questione, con rispettivi codici: 27MP302-13; 27MP302-15; 27MP30212; 27MP302-14 entrati con i rispettivi punteggi pari a: 47.20, 46.10, 46.10 e 44.90. In questo caso, pensate la casualità, gli italioti col medesimo punteggio sono entrati anche nella medesima facoltà, Odontoiatria stavolta, mentre gli altri hanno optato per medicina. Anche qui c’è la conferma della medesima aula. Un altro poker, manco a farlo a posta, è quello dei candidati con codice: 27MP31552; 27MP31553; 27MP31555; 27MP31554 entrati con punteggi pari a: 46.60, 44.60, 44.60 e 42.70. Anche qui medesima aula, e ancora una volta, risultano anche due persone con lo stesso punteggio.

Fermiamoci qui, perché le prove abbondano e i codici corrispondono sempre, come le aule, come la poca differenza nel punteggio, praticamente minima. Siccome sono pignolo, aggiungo un’altra banale prova, un po’ debole rispetto a quelle mostrate fino ad ora. Sono andato a controllare, tramite nome e cognome, i rispettivi profili facebook degli italioti in questione (per chi non lo avesse capito “italioti” è la fusione di italiano e idiota) e, indovinate un po’, la stragrande maggioranza dei copioni avevano nelle liste degli amici i loro compagni di merenda del test. “Ma va là, si saranno conosciuti in Facoltà“. Alla faccia delle regole e della meritocrazia tanto osannata e declamata. Alla faccia della supponenza degli studenti di medicina, alla facciazza di quelli che non sono entrati per pochi punti, e che magari hanno passato un’estate intera a studiare, e anche di più.

Ci sono 91 possibili persone che a Roma, il 9 Settembre di quest’anno, hanno copiato e hanno superato il temibile test. A Bari, invece, ne ho contati 75, pari al 25% degli assegnati. E se qualcuno si prendesse la briga di controllare Catanzaro e tutte le altre sedi, forse salterebbe fuori che quelli entrati copiando sono pari a quelli che hanno sudato per meritarsi l’accesso alla Facoltà di Medicina. Se invece il Ministero alzasse il sedere, e se lo facessero pure tante altre persone, tra comuni mortali e potenti, tra presidenti di facoltà e professori, tra studenti e non, e soprattutto tra “Magnifici” Rettori, forse si capirebbe che questa pagliacciata che nasconde corsi di preparazione dai 2000 ai 4000 euro, libri di preparazione che costano attorno ai 100 euro, iscrizioni al test con tassa regionale dai 35 ai 150 euro a persona, sono tutte delle pagliacciate a cui manca un naso rosso e un po’ di trucco in faccia.
Il consiglio per i futuri aspiranti sarebbe quello di copiare, e di copiare senza pietà se necessario. Ma purtroppo non essendo un italiòta, posso solo dirvi di studiare e pregare, di avere il coraggio di denunciare questa illecita ed immonda “organizzazione”, di segnalare al prossimo test ogni possibile copione che vedete. Non imbarcatevi in Albania, Romania e Spagna, come consigliano molti genitori, parenti e amici di amici. Non spendete soldi per inutili corsi costosissimi, studiate e andate per la vostra strada, nel vostro paese e con i vostri diritti. “Il male non sarà mai l’unica soluzione”.

 M.C.

Non c’è futuro senza ricerca: Pro-Test a Roma

La manifestazione contro gli emendamenti alla direttiva europea 2010/63 in materia di Sperimentazione Animale

“Il 31 luglio scorso è stata approvata alla Camera una legge che mette a dura prova il futuro della ricerca in Italia. Il testo viola i vincoli imposti dall’Europa e introduce limitazioni ancora più restrittive, cosa esplicitamente vietata dalla direttiva europea, rischiando di mettere in ginocchio il settore della ricerca biomedica”.

Così inizia la descrizione della manifestazione tenutasi il 19 settembre a Roma presso Montecitorio, organizzata da Pro-Test Italia. Centinaia di giovani tra studenti e ricercatori si sono riuniti nella capitale per manifestare contro un emendamento disastroso, figlio dell’ignoranza politica (e non importa se di destra o sinistra) e veicolato dalle lobby animaliste. Chi in camice bianco, chi in “borghese”, ma tutti con lo scopo comune di informarsi ed informare riguardo temi prioritari come la ricerca biomedica, già precaria in Italia, e tutt’ora minacciata dall’ormai famoso emendamento, altro che “porcellum”.

Ma per i meno esperti è dovuta una premessa su questo tema. La manifestazione non è un invettiva alla direttiva europea (totalmente in accordo con i ricercatori), ma più specificatamente all’articolo 13 della legge 6 Agosto 2013, n. 96 che recita, tra gli “obiettivi” da raggiungere:

a) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;

b) vietare l’utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte;

d) vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia;

g) vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti eprimati non umani destinati alla sperimentazione;

i) sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali;”

e così via.. Inutile parlare di quanti articoli siano stati scritti riguardo la fallacità di questa legge, in particolare vi consigliamo il blog di Pro-Test Italia (http://protestitalia.wordpress.com/) per informazioni molto dettagliate e specifiche, ma a rigor di logica sappiamo che basterebbe un minimo di cultura per comprendere l’errore di questa legge veicolata da un “dietro le quinte” che fattura milioni di euro sulla pelle della cultura scientifica e della salute umana. Non facciamoci illusioni e tagliamo corto: non esistono, ad oggi, metodi alternativi validi alla sperimentazione animale; può essere solo deleterio sottoporre ad anestesia un qualsiasi animale anche per un semplice prelievo di sangue; vietare l’allevamento di animali destinati alla sperimentazione in Italia è causa di spesa di denaro pubblico per comprare animali all’estero e sottoporli a lunghi viaggi stressanti. Le motivazioni sono tante, supportate da una materia che si chiama Scienza, da scrivere in maiuscolo dal 19 Settembre in poi. Chiunque sia interessato, come già detto, può informarsi sui siti specializzati sul web, possibilmente evitando la vera e propria “propaganda animalista” contraria che, pensate un po’, non sa distinguere due termini ben differenti come “vivisezione” e “sperimentazione animale”.      Ma torniamo a noi, perché oggi a Roma ero personalmente presente, come persona e come studente, e al pari degli altri, anzi, tutti insieme ci siamo confrontati ed informati, abbiamo ascoltato e compreso, tant’è che più che una manifestazione, sembrava quasi la normalità, l’espressione di una cultura che lotta contro l’ignoranza paradossale di chi minaccia la ricerca e la salute, ricerche che partono dalle droghe e arrivano al cancro e all’HIV.

E lasciamo che a parlare sia Ilaria Capua, virologa, veterinaria e politica italiana nonché ricercatrice di fama mondiale che, rivolgendosi ai giovani, afferma:

 “Oggi sono qui per darvi la prova che la ricerca in Italia può portare a casa risultati importanti[…] ricordate che in questo mondo nessuno ci regala niente e ci vogliono impegni di questo tipo, i ricercatori scendano in piazza e si facciano sentire, queste cose devono partire da noi”.

Di esempio anche le parole dell’On. Pia Locatelli rivolte ai “contro” della sperimentazione:

“Troppo facile parlare per slogan, troppo facile dire di amare gli animali, troppo facile parlare di vivisezionisti, non esistono vivisezionisti”.

La manifestazione va avanti con numerosi interventi tra i quali quello dell’On. Giovanardi che assicura che la legge non passerà in Parlamento, così via con il Dr. Alessandro Papale: “I nuovi emendamenti mettono in pericolo la vita stessa dell’animale”. E ancora la Dr.ssa Nadia Malavasi, l’On. Emilia Grazia De Biasi e tanti altri relatori che hanno preso parte ad un evento tanto importante quanto la salute di noi tutti. Infine, abbiamo parlato direttamente con Daria Giovannoni, Presidente di Pro-Test Italia, la quale alla domanda sul perché dell’esigenza di divulgare un tema scientifico così complesso risponde:

“Ci siamo resi conto che le informazioni pubbliche sulla sperimentazione non erano corrette, si sentivano parlare solo gli animalisti, persone di scarsa preparazione scientifica, si stavano creando grossi problemi di disinformazione. La comunità scientifica aveva bisogno di parlare ma aveva paura, noi abbiamo aperto la strada, anche questa manifestazione ne è la prova”.

E ancora alla domanda sugli obiettivi futuri la Giovannoni risponde:

“Dobbiamo riuscire ad arrivare alla gente comune, non solo ai ricercatori o agli esperti, ma a tutti. Dialogare e confrontarci perché la nostra intenzione è quella di tutelare la salute umana e animale. La gente deve capire il bisogno di umani e animali malati.” Infine la Presidente non nasconde la difficoltà di portare avanti un’associazione del genere, tra minacce e vari insulti diretti e indiretti, dalle scritte sui muri alle “urla” verbali di, tenendo a sottolineare,”quei pochi esagitati che non rientrano nella categoria di animalisti” (quelli veri).

Non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese. .

Daria Giovannoni, infine, chiude la manifestazione: “Facciamo un appello al Governo, per i nostri malati e per tutti. Abbiamo riempito una piazza bellissima.“ Dalla piazza vengono lanciati in aria i palloncini bianchi di Pro-Test Italia, non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese.

Massimo Citino

A breve altri articoli sul tema della sperimentazione con altre dichiarazioni ufficiali da parte di membri di altri comitati

Intervista a Fabrizio Basciano, musicista e compositore lametino.

Fabrizio Basciano è un musicista e compositore lametino. Oltre ad aver realizzato diverse opere musicali (http://fabriziobasciano.bandcamp.com/ e http://fabriziobasciano.wix.com/basciano), ha creato l’associazione culturale
LanteArte, con la quale porta avanti una serie di manifestazioni di carattere artistico e culturale nel territorio di Lamezia Terme.

Chi è Fabrizio Basciano?

Iniziamo forse dalla domanda più difficile che si possa porre a qualcuno che se lo chiede da anni, da sempre forse. Risolviamo il problema sul nascere e sintetizziamo: sono un musicologo, compositore dilettante e professore di musica. A ciò aggiungo la parola ricercatore (finora indipendente), interessandomi ad una moltitudine di studi e ambiti differenti.

 

Quando, nel corso dei tuoi studi, hai compreso che la musica era la strada che avresti percorso? Perché?

La mia con la musica è una storia particolare. Ho iniziato per necessità, a causa di alcuni noduli che avevo accusato lungo le corde vocali. Dunque iniziai a praticare il canto armonico e difonico col caro Mauro Tiberi, maestro romano di discipline canore non tradizionali. Al problema dei noduli, presto depennati grazie alle suddette pratiche, si aggiunse poi l’esigenza di tenere impegnate le mani, troppo facilmente soggette al vizio del cosiddetto “scrocchiare”, dunque pensai di studiare pianoforte, divenuto poi il mio strumento principale. Stando alla massima del “prima la pratica, poi la grammatica”, mi appassionai così tanto a qualcosa che sapevo di avere dentro da sempre (fin da piccolo coltivavo la passione grazie ai suggerimenti paterni e delle mie sorelle maggiori) che cominciai a studiare tutta la teoria, l’armonia, la musicologia e così, di conseguenza, la grande musica impropriamente detta classica.

 

Perché hai scelto Roma come sede universitaria?

La mia famiglia ha una storica tradizione di studi nella città capitale della penisola, dunque fu quasi un esito naturale che io mi recassi lì per proseguire i miei. Al di là del bagaglio familiare, sapevo essere Roma una piazza molto interessante per l’ampliamento delle proprie conoscenze e per il confronto con realtà più grande di me. Così è stato. Senza quel soggiorno non avrei potuto interfacciarmi con tutta una serie di stimoli determinanti per il mio percorso personale.

 

Come ha influito sui tuoi studi lo stare lontano da casa?

Devo innanzitutto cogliere l’occasione per ringraziare coloro i quali mi hanno sostenuto lungo questo cammino, ossia i miei genitori, il cui sostegno non potrà mai essere adeguatamente contraccambiato. Andando oltre, vivere lontano da casa e fare i conti con la quotidianità da individuo singolo in una moltitudine incessantemente in movimento, è fattore X per la comprensione della propria posizione all’interno del contesto sociale, del proprio ruolo e delle proprie più profonde attitudini.

 

Parlaci di cosa significa studiare musica, canto e composizione e come sono stati i tuoi studi.

La seria pratica di discipline quali quella della composizione, dell’analisi musicale, della pratica canora, pianistica e, non ultima, computazionale, non lasciano spazio ad atteggiamenti superficiali di qualsiasi sorta, dunque levigano la tua persona fino a mostrare, in parte o, per chi si impegna veramente, la propria vera natura, il lato essenziale del proprio IO. Lo studio è uno strumento, e in quanto strumento non è mai fine a se stesso. Se diventa ciò, se diventa cioè un fine edonistico, si è sbagliato l’approccio a quello che in realtà dovrebbe servire a migliorare se stessi e, dunque, il contesto nel quale ci si trova a vivere e operare.

 

Perché una volta conclusi gli studi hai scelto di ritornare a Lamezia, invece che “cercare fortuna” altrove?

Quello del ritorno è un tema interessante. E’ qualcosa che accomuna molti di noi, molti di quelli che credono abbia un senso investire nella propria terra d’origine, in qualsiasi stato essa si trovi a versare. Ciò non significa certo che, dinanzi a evidenti e troppo grosse difficoltà nel riuscire a realizzare i propri obiettivi, ci si debba intestardire fino a restarne vittime. Occorre sempre cercare le condizioni migliori per le proprie idee, per la realizzazione delle proprie visioni. E’ perciò che, ad oggi, non saprei dire se il mio futuro continuerà ad essere quello lametino e calabrese o se qualche altra terra potrà offrirmi opportunità che qui potrei non trovare affatto. Come si suol dire, chi vivrà, vedrà. Certo è che, nell’ipotesi di una nuova vita fuori dalla Calabria, sarei il primo a sentirmi privato di qualcosa che sento come essenziale alla mia felicità.

 

Ritieni che questa scelta abbia influito, in positivo o in negativo, sulla tua carriera?

Ritengo che ogni scelta, per quanto consapevole o inconsapevole essa possa essere, risulta determinante per se stessi. Questa, nello specifico, finora ha portato evidenti benefici alla mia persona e al mio bagaglio professionale, nonché educativo e umano. Finora è andata così, positivamente. D’ora innanzi le cose potrebbero cambiare. Staremo a vedere.


Ritieni che Lamezia sia una città adatta alla musica? Come vedi la situazione di artisti o gruppi emergenti?

Occorrerebbe distinguere fra ambiti musicali, ambienti, aspirazioni e circuiti. Se vogliamo dirla “a soldoni”, possiamo affermare che Lamezia ora può dire di avere, anche solo a livello embrionale (o anche qualcosina in più direi) un buon giro per quel che riguarda il circuito delle band, della musica rock, indie rock, ecc. Se però ci voltiamo verso quello che è l’ambiente tipico dei circuiti musicali provenienti dall’ambito accademico, conservatoriale e in generale dello studio e dunque della grande musica (che ricordo essere prima di tutto una scienza il cui studio richiede il doppio degli anni che si impiegano a studiare ingegneria, medicina o qualsiasi altro tipo di percorso di studi possibile) allora non possiamo certo affermare che Lamezia sia una città al passo con le attività che caratterizzano luoghi con una più solida tradizione musicale. Certo è che abbiamo, sul territorio, realtà come A.M.A. Calabria che operano in tal senso da tante decadi e che sono riuscite, nonostante le molte e anche recenti difficoltà, a creare un proprio, fedelissimo, pubblico di riferimento, peraltro sempre abbastanza nutrito. Ma da un punto di vista strutturale la città, e più in generale l’intera regione (non a caso la regione più povera d’Italia) non offre i contesti opportuni alla libera fruizione di eventi musicali significativi. Nessun calabrese ha mai avuto modo di ascoltare, nella propria terra, un concerto in un auditorium degno di questo nome. Questo dovrebbe essere un problema all’ordine del giorno perché se solo si fa un paragone coi giovani di qualsiasi altro paese d’Europa, anche tra quelli più poveri, andiamo a scoprire che esiste una cultura musicale, della musica fruita negli auditorium, nei teatri, ecc., che noi qui, allo stato attuale, possiamo solo vagheggiare.

 

In relazione alla precedente domanda, come giudichi la perdita del liceo musicale e del DEMOFEST?

Devo dire che tu vuoi compromettermi fino in fondo, eh? Ahah, scherzo ovviamente. Che dire…rispondo con una domanda: secondo te si potrebbe mai accettare, in realtà (per restare sul suolo italico e dunque senza volerci fare troppo male) quali Perugia, Bari, Catania o tantissime altre città anche piccole come Lamezia Terme, che delle iniziative importanti e con delle ricadute positive sul territorio vengano cancellate per questioni assolutamente estranee ad analisi d’ordine qualitativo delle stesse? A voi l’ardua sentenza. Aggiungo solo che lo stesso stavano cercando di farlo a Catanzaro col centro polivalente meglio noto come Caffè delle Arti. I ragazzi che lo gestiscono sono riusciti finora a tenere duro, a tenere duro cioè per un luogo di aggregazione che toglie una moltitudine di giovani alle maglie del nichilismo e delle sue più becere conseguenze. Ma si può sempre andare avanti lottando contro i mulini a vento? Così stando le cose nulla, dalle nostre parti, potrà mai avere lunga vita.

 

Come si pone, secondo te, la città di Lamezia in relazione non soltanto alla musica, ma all’arte in generale?

Le tue sono domande interessanti e impegnative. Cercherò di riassumere, anche se il discorso è veramente lungo e complesso. Imposto il discorso con una massima Aristotelica: La cultura è un ornamento nella buona sorte, un rifugio nell’avversa”. Ci troviamo oggigiorno in un momento storico terribilmente difficile, nel quale forze avverse tentano di ridurre le popolazioni a semplici soggetti consumanti, clienti, niente più che utenti da bombardare con ogni genere di bisogno indotto. L’antidoto, se proprio vogliamo trovarne uno, è l’agire culturale, che per sua natura eleva l’uomo emancipandolo dalla condizione di semplice usufruitore di servizi non necessari e a lui estranei, massicciamente indotti mediaticamente. Il discorso, dunque, non è locale, ma, se vogliamo, universale. Ora, senza andare troppo su, ma restando coi piedi per terra nell’ambito nazionale, sai quant’è la percentuale del PIL che lo stato italiano decide di destinare alla cultura? Ebbene, l’1,1%, ultimo posto in Europa, anche e persino dopo la Grecia!!! Cos’altro vogliamo aggiungere? Non meravigliamoci poi se la gente ama Maria De Filippi e se Berlusconi continua a vincere le elezioni seppur condannato in cassazione!

 

Perchè hai scelto di fondare l’associazione culturale Lante Arte?

L’Associazione nasce con l’obiettivo di realizzare, sul territorio lametino e calabrese, eventi legati al mondo delle arti visive e della musica, del fare cultura in genere. Iniziative quali FotografArte, PER_CORSI DI_VERSI, Ars Musicae sono risposte che l’Associazione Culturale Lante Arte intende offrire alle domande del territorio. Non avrebbe senso, per comprenderci meglio, realizzare FotografArte in altri contesti come invece ce l’ha qui. Fare paragoni dunque è estremamente rischioso, perché fuorviante. Ciò che ha senso fare qui spesso non ha lo stesso senso altrove, dove può risultare magari anacronistico. Perciò la nostra offerta intende relazionarsi proprio col territorio, immettendo sullo stesso ciò che crediamo manchi.

 

Cos’ha realizzato Lante Arte fino ad oggi?

Le nostre iniziative principali sono FotografArte (mostra-concorso di fotografia che si tiene ogni anno nel periodo natalizio) e PER_CORSI DI_VERSI (evento la cui prima edizione ha avuto luogo nel Museo della Memoria di Lamezia Terme tra fine maggio e inizi giugno 2013 e che pone in connessione arti visive quali pittura, scultura e fotografia con quella musicale, concettualmente e/o artisticamente). A queste iniziative se ne aggiungono diverse altre sporadiche o uniche, quali ad es. Ars Musicae (periodico eBook di cultura musicale). Per avere un’idea completa delle nostre attività basta visitare il nostro sito web: http://www.lantearte.it/

 

Quali sono gli obiettivi futuri?

Bè, un conto è profetizzare quello che mi piacerebbe realizzare, un conto è avere la certezza che quello che sto immaginando possa realmente trasformarsi in realtà di fatto. Il nostro principale obiettivo, ad ogni buon conto, è quello di far sì che eventi come FotografArte e PER_CORSI DI_VERSI, che io amo definire “format culturali”, possano proseguire nel tempo crescendo e sviluppandosi, ricevendo ogni anno un’edizione e dimostrando così che anche a Lamezia è possibile far sì che manifestazioni simili abbiano una continuità temporale. Sarà poi interessante aggiungere a questi due format un terzo progetto che sto maturando da qualche tempo ma sul quale non voglio ora lasciare indiscrezione alcuna…sarà una sorpresa, se sarà!

 

Nel corso della sua attività, l’associazione ha riscontrato gradimento del pubblico in relazione ai lavori offerti? Le istituzioni vi hanno aiutato o sono rimaste indifferenti?

Io sono rimasto veramente stupito dall’affluenza che le nostre iniziative, la cui offerta è sicuramente di non facilissimo approccio, ha registrato. Un pubblico nutrito ma allo stesso tempo attento, curioso, dunque prezioso. Sono felicissimo di aver trovato un tessuto urbano così voglioso di un’offerta non certo canonica, non certo assimilabile a ciò che si può comunemente trovare in luoghi di provincia dove più difficilmente giungono iniziative di questo tipo. Per quanto riguarda le istituzioni, il giudizio è tutto sommato positivo. Non ho mai ricevuto, in qualità di rappresentante di Lante Arte, delle negazioni immotivate o una mancanza di collaborazione, anzi. Chi si trova in comune, forse anche grazie ad una nostra buona predisposizione nel porci adeguatamente e nel comprendere le difficoltà non solo nostre ma anche altrui, ci ha sempre aiutato a realizzare le nostre attività. Certo, come in tutti gli ambienti incontri sempre quello o quella con cui leghi meno facilmente, ma questo è più un fatto umano, di pelle, che istituzionale. Il problema, se veramente esiste un problema, è la scarsa considerazione di cui gode, più di qualsiasi altro settore, quello culturale. Nessuno si sognerebbe mai di affidare la manutenzione della propria automobile a un professore di filosofia inesperto in fatti di meccanica automobilistica. Allo stesso modo occorre entrare nell’ottica che quello culturale è un campo, oltre che estremamente vasto e che dunque richiede conoscenze molto ampie, anche incredibilmente complesso. Essere amatori non basta a pretendere l’affidamento e la gestione delle iniziative culturali.

 

Cos’è la musica, infine, per Fabrizio Basciano?

Mi facevano sempre sorridere le definizioni che della musica trovavo sui libri di teoria o di armonia, sebbene fondate su ordini di consapevolezze altamente strutturate. Per me la musica è Arte del suono, in ogni sua manifestazione, che si tratti di un pianeta col suo suono fondamentale o di un essere umano con la propria espressività o ancora di un volatile col proprio canto. Musica è movimento dell’animo nello spazio…e nel tempo.

Paolo Leone

Guerra ai siliconi ed ai petrolati: l’INCI!

Sono da sempre un’appassionata del mondo della cosmetica, in cui un rossetto o un profumo riesce a farti sentire più sexy e attraente e darti quella sicurezza verso le persone che tutte le donne vorrebbero avere.

Come ho studiato al corso di Chimica dei Prodotti Cosmetici, “i Cosmetici sono tutte quelle sostanze e preparazioni diverse dai medicamenti (prive quindi di finalità terapeutica) destinate ad essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano oppure sui denti e sulle mucose della bocca alla scopo esclusivo o prevalente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli o mantenerli in buono stato”.

La cosmetica quindi non riguarda solamente la categoria “make up” ma anche tutti quei prodotti che usiamo quotidianamente per la cura del nostro corpo come possono essere il dentifricio, lo shampoo, la crema idratante e così dicendo.

Quanto sono importanti allora le composizioni chimiche di tutti questi prodotti che utilizziamo quotidianamente, alcuni anche per anni senza mai cambiarli??? Quanto è importante l’INCI?!?!?!

Per quanto mi riguarda: molto!

Iniziamo dal principio: l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) non è altro che l’elenco riportato sui cosmetici di tutti gli ingredienti, ordinati da quello presente in maggior concentrazione a quello in minor concentrazione, che caratterizzano il cosmetico.

Ad una persona poco esperta, che si approccia per la prima volta all’idea di “cosa mi sto spalmando in faccia?!” l’INCI può risultare difficile da comprendere. Non bisogna però abbattersi: esistono numerosi siti che spiegano se un ingrediente è realmente utile per il nostro corpo o ha solamente un effetto momentaneo che svanisce subito dopo una doccia. Uno di questi, se non il più famoso è il biodizionario (http://www.biodizionario.it/).

La domanda che sorge spontanea è “perché ho bisogno di controllare questo famoso INCI?!?!” La risposta è che non tutti i prodotti in commercio sono formulati con ingredienti utili, efficaci e che facciano realmente bene al nostro corpo.

Un esempio che mi viene in mente riguarda uno degli oli per il corpo più famosi, utilizzato anche sui bambini; questo dovrebbe idratare e far ottenere una pelle perfetta, cosa conterrà mai allora di così miracoloso?!

Nulla!!! È costituito soprattutto da Paraffinum Liquidum ovvero paraffina liquida. La paraffina, un derivato del petrolio (si, avete capito bene!) crea un film protettivo sulla nostra pelle che appare così setosa e morbida.

Il termine appare usato precedentemente è il punto chiave! Cosa fa realmente!? In realtà questo film quasi ceroso che si poggia sulla nostra pelle non le consente di respirare, ne ostruisce i pori e per di più ne favorisce l’invecchiamento; la nostra pelle inoltre è l’opposto che idratata! Si viene così a creare una reazione a catena: più la nostra pelle è screpolata, più utilizziamo l’idratante che farà apparire la nostra pelle idratata ma che in realtà la farà seccare ancora di più e il ciclo continua all’infinito.

Se tuttavia non si vuole perder tempo a guardare l’INCI si può andare sul sicuro acquistando cosmetici aventi almeno una certificazione che li identifichi come naturali o biologici. Le certificazioni come ICEA, ECOCERT,NATRUE, BDIH, USDA Organic garantiscono noi consumatori riguardo la qualità degli ingredienti e del loro processo di coltivazione ed estrazione.

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Concludo con una delle mie frasi preferite che riguardano la cosmetica.
Helena Rubinstein diceva: “non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”.

Laura

Contraddizioni: Manager VS Papa

Il 13 Marzo 2013 veniva eletto Papa il cardinale Jorge Maria Bergoglio, il quale avrebbe poi scelto Francesco come nome pontificale.
La cosiddetta RIVOLUZIONE che sta mettendo in atto suscita gratitudine e ammirazione tra i fedeli, ma non pochi malumori tra gli appartenenti al “ceto ecclesiastico”… C’è da biasimarli?

PAPA2

Poniamo che un manager di un’impresa che conta tremila dipendenti, passi il testimone al proprio figlio, il quale decide di rivoluzionare lo stile di direzione dell’azienda. Abbiamo,dunque,un “ex capo” che definiremo A, e un nuovo ambizioso dirigente che chiameremo B. Supponiamo ora di raccogliere le testimonianze di alcuni dipendenti, i quali dichiarano quanto segue:
con A al vertice:

  • si lavorava cinque giorni su sette, sei ore al giorno
  • ritardi e permessi erano ampiamente concessi
  • la durata delle pause era a discrezione dei dipendenti
  • il capo era una persona pacata, gioviale e generosa.

Ecco,ora,la situazione B al comando:

  • si lavora sei giorni su sette, otto ore al giorno
  • non sono ammessi ritardi e per i permessi deve sussistere una valida giustificazione
  • ogni pausa può durare al massimo 10 minuti,per un totale di 30 minuti al giorno
  • il capo è severo,autoritario, esigente.

Inutile cercare di raccontare il malcontento tra i lavoratori, specie di quelli che hanno visto fondare l’azienda e che per quarant’anni anni hanno prestato il proprio lavoro sotto condizioni di gran lunga più generose di quelle che dovranno sopportare d’ora in avanti.
In questo caso, voi da che parte stareste?

Prendiamo ora il caso di una famiglia, in cui i genitori siano divorziati e il padre abbia una nuova compagna; i figli, nati dall’unione ormai sciolta, sono stati affidati al padre, il quale vive con la futura moglie nell’ex casa coniugale ( caso raro, ma verificabile). La prima moglie, che chiameremo M1, critica l’educazione che la nuova compagna dell’ex marito, M2, impartisce ai suoi figli.
Infatti,con M1, i ragazzi dovevano ottenere una certa media a scuola se volevano dedicarsi alle loro passioni,mentre M2 li lascia liberi di esprimersi nel campo e nei modi che meglio credono, perché, dice,”la scuola non è tutto”; se con M1 gli stessi ragazzi dovevano rientrare a casa alle 11 il sabato sera,M2 non ha imposto alcun tipo di coprifuoco.
Molti, a questo punto,penseranno che M2 voglia semplicemente accaparrarsi le simpatie dei figli del compagno e spodestare l’ex moglie, e solo in pochi si schiereranno dalla sua parte, non obiettando alle sue “INNOVATIVE POLITICHE EDUCAZIONALI”.

Ma arriviamo ora al caso che più ci interessa.
Se un qualsiasi Papa dimissionario, che definiremo Pex,viene sostituito da Pnew, la cosa come può non creare confusione e disordine se il nuovo arrivato sconvolge un sistema rimasto in piedi per innumerevoli secoli e che ora si ritrova a tremare?

PAPA1
Ma perché, nel caso dell’impresa ci saremmo schierati, a torto o a ragione, dalla parte dei dipendenti, mentre ora l’Italia intera sembra prediligere le maniere di B alias Pnew ?
Perché nel secondo caso (ex moglie-nuova compagna) definiremmo poco appropriate le vedute di M2 e appoggeremmo le regole restrittive di M1, mentre ora fiancheggiamo l’apertura che il Pontefice ha verso “NUOVE CATEGORIE DI FEDELI”, ignorando le norme e la prassi finora utilizzate??
Immagino che la motivazione sia che “tutto è relativo”, e in questo caso sia ringraziato Einstein per la sua brillante intuizione.
Ma se fosse semplicemente questione di egoismo? Cioè ritengo giusto ciò che mi fa più comodo-in una logica ben poco oggettiva- e non m’ importa se qualche altro ci rimette?
Davvero se qualcuno entrasse in casa vostra e vi spogliasse d tutti gli oggetti di valore che possedete non battereste ciglio?
Francamente ne dubito. E allora perché preti, vescovi e cardinali dovrebbero rimanere impassibili?
Sia chiaro, con questo nessuno vuole mischiare sacro e profano,ma solo tendere la mano ad un’obiettività che nel nostro Paese fa acqua da tutti i fronti, senza fingere moralismi inutili e dannosi,perché la fede, permettetemelo, non ne ha bisogno.

Giusy Marasco

Prada sta a moda come moda sta a violenza

Veronica, Francesca, Elena, Angela, Sofia:i mille nomi delle innumerevoli vittime di femminicidi in Italia; quegli omicidi paradossalmente definiti “passionali”, come se puntare un’arma contro o bruciare una donna necessitasse di passione.
Per non scadere in discorsi moralisti, tralascerò i numeri inquietanti e non accuserò nessuno di cattiva gestione o scarsa prevenzione del problema.
Ciò che intendo fare è, piuttosto, condividere la mia interpretazione del fenomeno in questione. Partiamo dal principio.
C’erano uno volta, e ci sono tutt’ora, le cortigiane, altrimenti dette prostitute, altrimenti dette accompagnatrici.  Accanto a queste ci sono sempre state donne vendute, schiavizzate, violate, acquistate.

Succedeva che qualche donna vista come bellissima o “irraggiungibile” facesse perdere la testa a qualche ”signorotto”, il quale se ne “appropriava” con la forza. Sebbene la morale cristiana ci insegni di non desiderare donne o cose altrui, tutto ciò che è proibito, si sa, è circondato da un fascino misterioso.
Passano gli anni, gli abusi rimangono, ma la società cambia; si trasformano gli stili di vita, se ne sconvolge il pensiero tanto da sentir pronunciare frasi del tipo: <<Quella è stata violentata? Beh,se l’è cercata, guarda come si vestiva!>>.
Menti limitate a parte, è impossibile negare che si è proceduto a mitizzare il rito della violenza.
Film, romanzi, fiction, ruotano sempre più spesso intorno ad una protagonista vittima di stupri, che ha visto morire la madre o una parente prossima uccisa per mano di un uomo violento; queste eroine della moderna società riescono sempre a rifarsi una vita e a vendicarsi di chi le ha maltrattate.
Ma nella realtà? Ricordiamoci che molte decidono di togliersi la vita per la vergogna di avere avuto rapporti indesiderati, figuriamoci se le ferite possono rimarginarsi in un paio di mesi o di anni! E poi come fanno a vendicarsi? E poi, la vendetta è giusta o sbagliata?
Recente è la proposta con la quale si vieterebbe alle edicole di esporre all’esterno riviste e quotidiani che in copertina raffigurino donne seminude…poi acquisti il giornale e di donne-oggetto di marketing ne trovi almeno dieci! Che passo avanti! In questo modo si crede di restituire una sorta di dignità alla donna,ma parliamoci chiaro! Le modelle scelgono di fare il mestiere che fanno, le attrici e le showgirls pure ,così come i loro colleghi dell’altro sesso; la persona è libera di disporre del proprio corpo, dunque, a mio avviso, non servirà certo questo a combattere contro il materialismo della nostra società, perché con una mentalità diversa ciò che è un verme nudo può rappresentare la bellezza in una delle sue sfaccettature.
Ma torniamo al principio, stragi di donne dicevamo.
C’era una volta la minigonna, c’era una volta il calendario artistico, c’è oggi il femminicidio. Cos’hanno in comune?..E’ MODA!


Moda è per definizione un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze, l’abbigliamento; modello di comportamento imposto da individui o gruppi di prestigio o da creatori di stile(Sabatini-Coletti).
Bene, in pratica, ciò che viene acquistato da uno diventa oggetto di desiderio di un altro e poi di un altro ancora in un ciclo che si concluderà quando una nuova moda spunterà all’orizzonte.
Per quanto riguarda i femminicidi, prima ci si lamentava del fatto che se ne parlasse poco, ora ci si lamenta che se ne parli troppo, fomentando la convinzione che si tratti quasi di una cosa normale.
Ed ecco il punto: La Moda diventa Normalità.
Anche le scarpe più terrificanti di una Lady Gaga qualunque una volta entrate nel circolo vizioso della moda finiranno col perdere il proprio fascino e diventeranno un semplice, anonimo, NORMALE paio di calzature.
Per fare un esempio, molti conoscono il modello di marketing AIDA: ATTENZIONE-INTERESSE-DESIDERIO-AZIONE.
Attenzione verso una nuovo paio di scarpe, interesse e curiosità che aumentano, desiderio di averle, acquistarle… col tempo ci si stanca e si buttano via!
Bene, attenzione e interesse verso una donna, desiderio di possederla (perché donna = proprietà), averla…e in seguito disfarsene!
Ora, siamo così assuefatti alla violenza che l’unica cosa che proviamo quando sentiamo parlare di donne uccise barbaramente non è più il disprezzo verso i colpevoli, ma il dispiacere, la pietà per le vittime. E io dovrei credere che ci si stia muovendo affinché le cose cambino?
Tra qualche tempo, quando queste notizie non”tireranno” più ,nessuno ne parlerà, nessun talk show incentrerà la sua puntata su un argomento che non fa audience; così come è successo col lavoro minorile, con le guerre africane, coi tumulti in Asia, col fumo che uccide, con lo Spread
Un argomento più interessante è dietro l’angolo pronto a rubare la scena..
Meditate gente,meditate!

Giusy Marasco