abusi donne

Prada sta a moda come moda sta a violenza

Veronica, Francesca, Elena, Angela, Sofia:i mille nomi delle innumerevoli vittime di femminicidi in Italia; quegli omicidi paradossalmente definiti “passionali”, come se puntare un’arma contro o bruciare una donna necessitasse di passione.
Per non scadere in discorsi moralisti, tralascerò i numeri inquietanti e non accuserò nessuno di cattiva gestione o scarsa prevenzione del problema.
Ciò che intendo fare è, piuttosto, condividere la mia interpretazione del fenomeno in questione. Partiamo dal principio.
C’erano uno volta, e ci sono tutt’ora, le cortigiane, altrimenti dette prostitute, altrimenti dette accompagnatrici.  Accanto a queste ci sono sempre state donne vendute, schiavizzate, violate, acquistate.

Succedeva che qualche donna vista come bellissima o “irraggiungibile” facesse perdere la testa a qualche ”signorotto”, il quale se ne “appropriava” con la forza. Sebbene la morale cristiana ci insegni di non desiderare donne o cose altrui, tutto ciò che è proibito, si sa, è circondato da un fascino misterioso.
Passano gli anni, gli abusi rimangono, ma la società cambia; si trasformano gli stili di vita, se ne sconvolge il pensiero tanto da sentir pronunciare frasi del tipo: <<Quella è stata violentata? Beh,se l’è cercata, guarda come si vestiva!>>.
Menti limitate a parte, è impossibile negare che si è proceduto a mitizzare il rito della violenza.
Film, romanzi, fiction, ruotano sempre più spesso intorno ad una protagonista vittima di stupri, che ha visto morire la madre o una parente prossima uccisa per mano di un uomo violento; queste eroine della moderna società riescono sempre a rifarsi una vita e a vendicarsi di chi le ha maltrattate.
Ma nella realtà? Ricordiamoci che molte decidono di togliersi la vita per la vergogna di avere avuto rapporti indesiderati, figuriamoci se le ferite possono rimarginarsi in un paio di mesi o di anni! E poi come fanno a vendicarsi? E poi, la vendetta è giusta o sbagliata?
Recente è la proposta con la quale si vieterebbe alle edicole di esporre all’esterno riviste e quotidiani che in copertina raffigurino donne seminude…poi acquisti il giornale e di donne-oggetto di marketing ne trovi almeno dieci! Che passo avanti! In questo modo si crede di restituire una sorta di dignità alla donna,ma parliamoci chiaro! Le modelle scelgono di fare il mestiere che fanno, le attrici e le showgirls pure ,così come i loro colleghi dell’altro sesso; la persona è libera di disporre del proprio corpo, dunque, a mio avviso, non servirà certo questo a combattere contro il materialismo della nostra società, perché con una mentalità diversa ciò che è un verme nudo può rappresentare la bellezza in una delle sue sfaccettature.
Ma torniamo al principio, stragi di donne dicevamo.
C’era una volta la minigonna, c’era una volta il calendario artistico, c’è oggi il femminicidio. Cos’hanno in comune?..E’ MODA!


Moda è per definizione un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze, l’abbigliamento; modello di comportamento imposto da individui o gruppi di prestigio o da creatori di stile(Sabatini-Coletti).
Bene, in pratica, ciò che viene acquistato da uno diventa oggetto di desiderio di un altro e poi di un altro ancora in un ciclo che si concluderà quando una nuova moda spunterà all’orizzonte.
Per quanto riguarda i femminicidi, prima ci si lamentava del fatto che se ne parlasse poco, ora ci si lamenta che se ne parli troppo, fomentando la convinzione che si tratti quasi di una cosa normale.
Ed ecco il punto: La Moda diventa Normalità.
Anche le scarpe più terrificanti di una Lady Gaga qualunque una volta entrate nel circolo vizioso della moda finiranno col perdere il proprio fascino e diventeranno un semplice, anonimo, NORMALE paio di calzature.
Per fare un esempio, molti conoscono il modello di marketing AIDA: ATTENZIONE-INTERESSE-DESIDERIO-AZIONE.
Attenzione verso una nuovo paio di scarpe, interesse e curiosità che aumentano, desiderio di averle, acquistarle… col tempo ci si stanca e si buttano via!
Bene, attenzione e interesse verso una donna, desiderio di possederla (perché donna = proprietà), averla…e in seguito disfarsene!
Ora, siamo così assuefatti alla violenza che l’unica cosa che proviamo quando sentiamo parlare di donne uccise barbaramente non è più il disprezzo verso i colpevoli, ma il dispiacere, la pietà per le vittime. E io dovrei credere che ci si stia muovendo affinché le cose cambino?
Tra qualche tempo, quando queste notizie non”tireranno” più ,nessuno ne parlerà, nessun talk show incentrerà la sua puntata su un argomento che non fa audience; così come è successo col lavoro minorile, con le guerre africane, coi tumulti in Asia, col fumo che uccide, con lo Spread
Un argomento più interessante è dietro l’angolo pronto a rubare la scena..
Meditate gente,meditate!

Giusy Marasco

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