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CARISSIMA ITALIA: lettera confidenziale

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

Carissima Italia,
mi dicono che, a causa della crisi, quest’anno non potrò scrivere la letterina dei desideri a Babbo Natale, perciò mi rivolgo a te.

Tra tutte le cose che avrei da chiederti , mi viene di supplicarti di donare un po’ di tolleranza a noi Italiani, i tuoi amati figli che in questi giorni citano il defunto Nelson Mandela, ma che non conoscono il perché della sua grandezza.

L’anno 2013 volge al termine, e se qualche tuo figlio se n’è andato in cerca di fortuna, un numero impressionante di “ figli altrui “ ha chiesto che Tu l’adottassi.

Nei giorni degli sbarchi, ho visto uomini di spicco indossare faccette contrite per rendere più verosimili e sentiti discorsi francamente scarni e ripetitivi, in cui si sottolineava il dolore e il cordoglio per le vittime della strage dello scorso mese di ottobre, epilogo di una guerra che dura da vent’anni ma di cui non si è mai parlato né si parlerà più. Vent’ anni appunto, trascorsi nel silenzio generale, che hanno indotto brillanti giornalisti a documentarsi per farci una bella lezione di storia e geografia e illuminarci riguardo episodi bellici in posti sconosciuti ai più sulla cartina.

Ho visto persone pubblicare post di affetto e solidarietà per i “morti del mare“ , per poi, a distanza di qualche giorno, colpevolizzarli per la mancanza di lavoro che affligge Te, mia bella Italia. Non so perché, ma quando si parla di disoccupazione, si finisce sempre col parlare di immigrati; un po’ come quando nel bel mezzo d un discorso su Ligabue si tira in ballo Vasco Rossi. Scusami per questo stupido esempio, ma è per farti capire come si evolvono i discorsi quotidiani sulle piaghe nazionali.

Ho visto ripercorrere lo stesso copione di sempre: ti indigni per tutto, innalzi bandiere a mezz’asta per ricordare i caduti di qualche disgrazia e indici lutto nazionale per poi sputare sulle tombe. Già, perché Tu, hai insegnato a dimenticare in fretta.

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Esaurito l’eco della tragedia del mare , ci si è concentrati sulla tragedia della pioggia. Anche in questo caso, innumerevoli post sono balenati ai miei occhi con lamentele sul fatto che per “ quegli stranieri “ fosse stato proclamato addirittura lutto nazionale, mentre per i sardi non fosse stata organizzata nemmeno una raccolta fondi. Ti faccio onore ricordando sempre che hai stanziato fondi e supporterai ancora l’isola, con soldi che immagino noi ti abbiamo versato in cambio di qualche tuo discutibile servizio, e solo per questo hai ritenuto eccessivo promuovere una colletta, anche se ritengo che chiedere sia sempre meglio che imporre.

Per fortuna, comunque, esistono ancora quelle persone che per mostrare un forte senso di altruismo in discorsi di alta levatura, sostengono che la presenza degli immigrati è necessaria perché questi svolgono lavori che noi non vogliamo svolgere, smarchettando lo stereotipo dell’italiano scansafatiche. Fai capire Tu a questi esseri magnanimi che non sono migliori di quelli che gli stranieri non ce li vogliono proprio, e che essere una civiltà globalizzata non vuol dire proprio ragionare in questi termini.
Hai dei figli xenofobi, razzisti, bigotti, generosi,disfattisti, dal cravattino verde,forse una minima percentuale ha già il dono della tolleranza, ma ti assicuro che tutti siamo uguali in quanto a capacità di autocommiserarci.

Ci sono tanti attenti al tuo buon nome- ovviamente solo per sentirsi superiore rispetto a qualche altro- che ti giustificano per i deludenti piazzamenti che ottieni nelle classifiche e accusano i giudici di preferire qualcun’ altra a te nella gara al virtuosismo. Povera piccola grande incompresa e delusa ITALIA.

E Tu? Che progetti hai per questo Natale? So che ti stai impegnando per non essere più il Paese della mozzarella ( contraffatta più che mai) e del mandolino, e per conquistare la medaglia ( al valore?!?) come Stato che nel 2013 si è beato di moralismi e lutti che si fa presto a dimenticare.

Con sdegno, delusione, amarezza

Tua figlia, Giusy Marasco

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Aiuto, il pilota dorme. Chi guida l’aereo?

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 19 gennaio 2013.

“Buonasera signore e signori, è il comandante che vi parla. Sedete al vostro posto, allacciate le cinture di sicurezza. Siamo in partenza per la nostra destinazione”.

Questo è più o meno il copione col quale inizia ogni volo, con il comandante che tranquillizza i passeggeri prima della partenza.
Dati alla mano, però, i più tranquilli sono proprio i piloti: così calmi che, secondo lo studio della ECA, associazione europea piloti, almeno 1 su 3 si addormenta ai comandi.

Addirittura il 92% dei piloti tedeschi afferma di aver guidato un aereo anche se troppo stanco per farlo.

Giovanni Galiotto, presidente dell’associazione piloti italiani, ha confessato un’episodio in cui si è “sentito molto stanco”, costringendo il copilota a portare a termine il volo da solo.

Da cosa dipende questa “stanchezza”? Dipende, semplicemente, dalla legislazione europea che consente ampie capacità decisionale alle compagnie aree che, per risparmiare sul personale, fissano per i piloti un gran numero di ore di volo consecutive e poche ore di riposo fra un turno e l’altro.

Negli Stati Uniti, invece, la situazione è completamente diversa.
In seguito ad un incidente a Buffalo nel quale l’aereo è precipitato costando la vita a piloti, personale e passeggeri, le autorità americane hanno varato un regolamento molto più severo.

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Un bimotore turboprop Dash 8. L’incidente di Buffalo ha coinvolto un aeromobile di questo tipo, ma di una compagnia aerea diversa. Foto di Giorgio Varisco.

Quello della stanchezza dei piloti è un problema serio e da non sottovalutare.

Nel 2008, in India, i piloti di una compagnia locale si sono addormentati ed hanno mancato l’atterraggio a Bombay, facendo credere alla torre di controllo che addirittura l’aereo fosse stato dirottato.

Nel 2011 i piloti di un velivolo delle Scandinavian Airlines si erano appisolati lasciando il controllo al pilota automatico senza sapere che quest’ultimo non era programmato per atterrare in autonomia, riuscendo ad evitare lo schianto per miracolo.

Certo, il ricorso al pilota automatico è un comportamento di “routine”, ma in caso di tempo avverso o in situazioni di emergenza, quando lo stesso pilota automatico si disconnette, come fa un pilota dormiente o intorpidito dal sonno ad evitare il disastro?

Nel giugno 2009 il volo AirFrance Rio de Janeiro-Parigi è precipitato nell’oceano, causando la morte di tutte le persone che si trovavano a bordo, perchè il comandante ed il copilota dormivano, e non sono riusciti a svegliarsi in tempo per rimettere in quota l’aereo.

In conclusione, l’argomento, che merita la giusta considerazione, necessita di un intervento, quantomeno a livello comunitario, per imporre alle compagnie aree turni più umani e maggior riposo per i piloti, onde evitare il ripetersi di tragedie simili.

Paolo Leone
Foto di Giorgio Varisco, GolfVictorSpotting.it