morti

Ciclone “Bopha” devasta le Filippine: 420 morti.

Oltre 400 i dispersi. Il numero delle vittime continua a salire. Il Paese in ginocchio.
 

Mentre l’Italia fa i conti con una crisi economica devastante ed è distratta dalla “bagarre politica” che in questi giorni si sta accendendo, la disinformazione colpisce ancora.
Così quasi nulla è stato detto in merito al “problemino” che ha messo in ginocchio il Paese del sud-est asiatico.
fil1

Sulle Filippine si è infatti scatenato il ciclone “Bopha”, il più potente dell’anno nella zona, che ha portato con se trombe d’aria a velocità superiore a 200 Km/h e 4 giorni di pioggie torrenziali.
Nonostante fosse già il 16° tifone che colpisse l’area quest’anno, “Bopha” ha causato conseguenze catastrofiche: i morti sono 420, anche se il numero continua a crescere, i dispersi oltre 400, 120.000 gli sfollati, mentre in molte aree del Paese, come le provincie di Midanao e Palawan, è interrotta la fornitura di energia elettrica ed acqua potabile.
fil4

Il governo locale ha dichiarato lo stato di emergenza. La comunità internazionale sta già approntando alcuni piani di intervento.

E’ importante specificare come, secondo uno studio della Naval Postgraduate School, lo sviluppo di un ciclone simile in una zona tropicale sarebbe possibile solo una volta ogni 3 secoli.

La devastazione nel Pacifico non sembra voler finire. Stamane in Giappone la Japan Meteorological Agency ha registrato una scossa di terremoto di magnitudo 7.4 della scala Richter, con epicentro a 240 Km dalle coste della provincia di Myagi ed a 10 Km di profondità. Le autorità nipponiche hanno lanciato l’allerta tzunami, ed il Paese è di nuovo scosso dopo il devastante maremoto dell’anno scorso che danneggiò i reattori nucleari di Fukushima.
TERREMOTO

Non è finita qui, purtroppo. Il Bangladesh è il primo paese che sta letteralmente affondando a causa del cambiamento climatico.
Il maggior numero di monsoni, l’aumento delle piogge e l’ingrossamento dei letti fluviali hanno provocato la sommersione negli ultimi due anni di una superficie pari a 300.000 Km². Nell’immagine che segue sono evidenziate le terre del Bangladesh che sono state sommerse dall’acqua.
bang1In definitiva, la situazione ambientale del sud-est asiatico sta lentamente aggravandosi. I media occidentali tendono troppo spesso a “chiudere un’occhio” su questi argomenti, e la tendenza ha conseguenze distruttive.
Ferma restando la solidarietà e gli interventi internazionali in aiuto delle popolazioni colpite dalle calamità, i sempre più frequenti cataclismi impongono la necessità di adoperare, a livello mondiale, strumenti molto più concreti per evitare tutte queste morti e distruzioni che ne derivano.

Paolo Leone

Annunci

Basta ai giovani morti di sport!

Scarsi controlli medici, in tanti ci lasciano troppo presto.

Martina sognava di fare la ballerina professionista, faceva danza da quando aveva quattro anni, a detta di tutti era dotata di un talento straordinario. E’ morta ieri, a Genova, per un attacco di cuore, mentre sul palco provava il saggio di Natale. Prima ancora, molto più scalpore hanno fatto la dipartita di Piermario Morosini, calciatore professionista del Livorno, deceduto sul campo durante una partita di Serie B ed il caso di Fabrice Muamba, calciatore del Bolton, che ha accusato un malore durante una partita ma che miracolosamente è riuscito a salvarsi. Tantissimi altri casi, soprattutto a livello amatoriale, avvengono e passano inosservati, perché nel nostro paese nessuno ha manifestato l’interesse ad avviare una intensa politica di informazione radicata sul territorio e nelle scuole. Non è più possibile tollerare che in Italia tanti giovani muoiano a causa dello sport.

Lo sport è passione, impegno, agonismo, voglia di vivere. Come è possibile che l’attività sportiva possa portare alla morte? Esiste qualche norma che preveda determinati obblighi o esami prima di fare sport? Gli unici strumenti che la legge mette a disposizione sono il certificato di sana e robusta costituzione e il certificato di idoneità all’attività sportiva, che si ottengono dopo aver superato degli esami medici da parte del medico di base e del medico dello sport. Se questi strumenti ci sono, come è possibile che si parli ancora di “morti di sport”? I motivi principali sono, sostanzialmente, tre.

In primo luogo, nel nostro paese manca una informazione di tipo culturale, una “cultura dello sport”, che venga insegnata nelle scuole e che spieghi ai ragazzi non solo le regole, ma anche i rischi connessi alle attività sportive e la necessità di fare attenti esami prima di iniziarle.

In secondo luogo, mancano regole ferree per le manifestazioni e per le società sportive, non tanto a livello professionistico, quanto a livello amatoriale. Rendere obbligatori i certificati per ogni manifestazione anche amatoriale e sanzionare pesantemente (fino alla chiusura totale) le società sportive che non impongono ai loro tesserati di sottoporsi agli esami, o falsifichino gli stessi o fingano di non vedere la loro mancanza, sono provvedimenti da prendere immediatamente. Anche nelle scuole, al momento della iscrizione, è arrivato il momento di introdurre obbligatoriamente la consegna dei certificati. Queste regole dovrebbero valere anche per le palestre, scuole di danza, dojo di arti marziali dove spesso si chiude un occhio, mostrando disprezzo e mancanza di rispetto per le vite dei giovani allievi.

Infine, anche il livello e la qualità dei controlli dovrebbe essere migliorato. Negli ambienti calcistici, dove si vive di notorietà per via della importanza del calcio a livello nazionale, i controlli stanno diventando più numerosi ed attenti. Statisticamente, fino all’80% dei problemi (sopratutto cardiaci) può essere scoperto e curato, anche se maggiore attenzione deve essere dedicata alle malattie congenite, che sono molto difficili da individuare. Negli altri sport, invece, molto spesso i controlli sono approssimativi e lasciano a desiderare. Il periodo di crisi economica, tra l’altro, con i continui tagli alla spesa sanitaria non consente di affrontare questo grave problema nella maniera più adeguata.

In ogni caso, troppi giovani ci hanno abbandonato prematuramente, troppi ragazzi sono stati privati di una vita di sogni per problemi fisici o malattie che sarebbero potute essere individuate e curate. Li ricorderemo per sempre, e tenteremo di fare in modo che non siano morti invano.

 Paolo Leone

alla memoria di Martina, Piermario e di tutti gli altri ragazzi