nucleare nazisti

Quello che i libri di storia non dicono: il programma nucleare nazista.

Questo articolo è uscito sul mensile Il Lametino lo scorso 21 Dicembre 2013.

Hitler aveva l’atomica? E’ la solita teoria del complotto o siamo di fronte ad un caso diverso?

di Paolo Leone

Per esaminare nel modo più corretto e storicamente accurato fatti del genere occorre partire da ciò che è effettivamente accaduto al tempo del terzo Reich, onde evitare di riproporre quelle aberranti interpretazioni storiche e quelle teorie del complotto che vogliono i nazisti costruttori di ufo, basi segrete sulla Luna, armi fantascientifiche ed altre panzane.

Appare ormai chiaro come la comunità internazionale scientifica e storica abbia a lungo tempo pensato che gli scienziati nazisti fossero molto indietro nella corsa all’atomica; oggi, però, alla luce di studi accurati, nuovi documenti e nuove testimonianze gli esperti sono certi che i tedeschi testarono ordigni nucleari, quantomeno in ambito sperimentale.Dal momento in cui venne scoperta la fissione nucleare (dicembre 1938, scienziati Hahn e Strassmann) la Germania nazista condusse numerosi studi sulla possibilità di realizzare un tipo di arma che sfruttasse queste scoperte.

Il Fuhrer, infatti, ordinò che venissero creati due gruppi di lavoro paralleli sul progetto nucleare: uno civile, diretto da W. K. Heisenberg, per la realizzazione di reattori nucleari per la produzione di energia, ed uno militare, detto progetto Wunderwaffen, con lo scopo di creare appunto “armi meraviglia” tali da sbaragliare qualsiasi nemico; entrambi i programmi vennero avviati nell’estate del 1939, cioè poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Dopo circa due anni di lavoro, entrambi i programmi giunsero alla stessa conclusione: dato che per la costruzione di una bomba atomica sarebbero serviti sia degli impianti di produzione talmente grandi che la Luftwaffe (aviazione militare tedesca) non avrebbe potuto difendere dagli attacchi degli alleati, sia una quantità di uranio tale da richiedere diversi anni di ricerca e lavorazione, la bomba non sarebbe mai stata costruita in tempo utile per la guerra.
Il Fuhrer, pertanto, ordinò la chiusura del programma nucleare militare, per spostare mezzi e risorse in altri settori, mentre il programma nucleare civile si dedicò alla costruzione del reattore sperimentale di Haigerloch, smantellato poi dagli americani nel 1945.

Certamente curioso è il fatto che a quel tempo, anno 1941, la guerra era ancora all’inizio ed i tedeschi stavano vincendo, avendo già conquistato la quasi totalità dell’Europa continentale.
Gli eventi, però, (per la fortuna dell’umanità) presero ben presto una piega diversa: nel 1944, tre anni dopo, i nazisti avevano attaccato l’Unione Sovietica impegnandosi su più fronti (anglo-francese, russo e africano), per di più l’attacco giapponese a Pearl Harbor aveva determinato l’entrata in guerra degli Stati Uniti; ora erano i tedeschi ad essere in difficoltà.
Addirittura il 20 luglio dello stesso anno un gruppo di gerarchi nazisti ribelli al comando del colonnello von Stauffenberg pianificò ed eseguì un attentato contro Hitler che fallì e costò loro la fucilazione.
Il Fuhrer, quindi, ferito e determinato ancor di più a vincere la guerra ordinò la ripresa del programma nucleare militare affidandone personalmente la direzione al fisico K. Diebner, che iniziò a lavorare nella base segreta di Ohrdruf in Turingia.
A differenza di quanto accaduto nel 1941, tuttavia, questa volta alla ricerca vennero dati priorità assoluta e finanziamenti illimitati: i risultati non tardarono ad arrivare.
Consapevole di non poter creare una bomba atomica perfetta per i motivi esposti in precedenza, Diebner orientò il lavoro sulla realizzazione di una bomba “sporca”, cioè con poco materiale fissile ma una potenza comunque rilevante.
Verso la fine del 1944 un primo prototipo venne testato nella stessa base di Ohrdruf e le conseguenze furono devastanti: la base distrutta, prigionieri di guerra rinchiusi vicino al luogo dello scoppio completamente carbonizzati, perfino Diebner dovette permanere per diverse ore nel bunker sotterraneo per non esporsi alle radiazioni.
I risultati sono confermati dagli scritti di Luigi Romersa, giornalista italiano e fascista, che al tempo fu incaricato da Mussolini di visitare le basi Wunderwaffen e fare rapporto al Duce.
Questo è quanto emerge dall’analisi storica del periodo, confrontando fatti, atti e testimonianze; certamente se i nazisti avessero installato queste bombe “sporche” sui razzi V2 di von Braun avrebbero potuto ribaltare clamorosamente le sorti del conflitto, avendo un’arma capace di distruggere intere città con un solo colpo.
Fortunatamente, però, gli Alleati avevano ormai la vittoria in pugno, riuscendo ad impedire l’ennesimo atto scellerato da parte dei nazisti.

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