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Non c’è futuro senza ricerca: Pro-Test a Roma

La manifestazione contro gli emendamenti alla direttiva europea 2010/63 in materia di Sperimentazione Animale

“Il 31 luglio scorso è stata approvata alla Camera una legge che mette a dura prova il futuro della ricerca in Italia. Il testo viola i vincoli imposti dall’Europa e introduce limitazioni ancora più restrittive, cosa esplicitamente vietata dalla direttiva europea, rischiando di mettere in ginocchio il settore della ricerca biomedica”.

Così inizia la descrizione della manifestazione tenutasi il 19 settembre a Roma presso Montecitorio, organizzata da Pro-Test Italia. Centinaia di giovani tra studenti e ricercatori si sono riuniti nella capitale per manifestare contro un emendamento disastroso, figlio dell’ignoranza politica (e non importa se di destra o sinistra) e veicolato dalle lobby animaliste. Chi in camice bianco, chi in “borghese”, ma tutti con lo scopo comune di informarsi ed informare riguardo temi prioritari come la ricerca biomedica, già precaria in Italia, e tutt’ora minacciata dall’ormai famoso emendamento, altro che “porcellum”.

Ma per i meno esperti è dovuta una premessa su questo tema. La manifestazione non è un invettiva alla direttiva europea (totalmente in accordo con i ricercatori), ma più specificatamente all’articolo 13 della legge 6 Agosto 2013, n. 96 che recita, tra gli “obiettivi” da raggiungere:

a) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;

b) vietare l’utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte;

d) vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia;

g) vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti eprimati non umani destinati alla sperimentazione;

i) sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali;”

e così via.. Inutile parlare di quanti articoli siano stati scritti riguardo la fallacità di questa legge, in particolare vi consigliamo il blog di Pro-Test Italia (http://protestitalia.wordpress.com/) per informazioni molto dettagliate e specifiche, ma a rigor di logica sappiamo che basterebbe un minimo di cultura per comprendere l’errore di questa legge veicolata da un “dietro le quinte” che fattura milioni di euro sulla pelle della cultura scientifica e della salute umana. Non facciamoci illusioni e tagliamo corto: non esistono, ad oggi, metodi alternativi validi alla sperimentazione animale; può essere solo deleterio sottoporre ad anestesia un qualsiasi animale anche per un semplice prelievo di sangue; vietare l’allevamento di animali destinati alla sperimentazione in Italia è causa di spesa di denaro pubblico per comprare animali all’estero e sottoporli a lunghi viaggi stressanti. Le motivazioni sono tante, supportate da una materia che si chiama Scienza, da scrivere in maiuscolo dal 19 Settembre in poi. Chiunque sia interessato, come già detto, può informarsi sui siti specializzati sul web, possibilmente evitando la vera e propria “propaganda animalista” contraria che, pensate un po’, non sa distinguere due termini ben differenti come “vivisezione” e “sperimentazione animale”.      Ma torniamo a noi, perché oggi a Roma ero personalmente presente, come persona e come studente, e al pari degli altri, anzi, tutti insieme ci siamo confrontati ed informati, abbiamo ascoltato e compreso, tant’è che più che una manifestazione, sembrava quasi la normalità, l’espressione di una cultura che lotta contro l’ignoranza paradossale di chi minaccia la ricerca e la salute, ricerche che partono dalle droghe e arrivano al cancro e all’HIV.

E lasciamo che a parlare sia Ilaria Capua, virologa, veterinaria e politica italiana nonché ricercatrice di fama mondiale che, rivolgendosi ai giovani, afferma:

 “Oggi sono qui per darvi la prova che la ricerca in Italia può portare a casa risultati importanti[…] ricordate che in questo mondo nessuno ci regala niente e ci vogliono impegni di questo tipo, i ricercatori scendano in piazza e si facciano sentire, queste cose devono partire da noi”.

Di esempio anche le parole dell’On. Pia Locatelli rivolte ai “contro” della sperimentazione:

“Troppo facile parlare per slogan, troppo facile dire di amare gli animali, troppo facile parlare di vivisezionisti, non esistono vivisezionisti”.

La manifestazione va avanti con numerosi interventi tra i quali quello dell’On. Giovanardi che assicura che la legge non passerà in Parlamento, così via con il Dr. Alessandro Papale: “I nuovi emendamenti mettono in pericolo la vita stessa dell’animale”. E ancora la Dr.ssa Nadia Malavasi, l’On. Emilia Grazia De Biasi e tanti altri relatori che hanno preso parte ad un evento tanto importante quanto la salute di noi tutti. Infine, abbiamo parlato direttamente con Daria Giovannoni, Presidente di Pro-Test Italia, la quale alla domanda sul perché dell’esigenza di divulgare un tema scientifico così complesso risponde:

“Ci siamo resi conto che le informazioni pubbliche sulla sperimentazione non erano corrette, si sentivano parlare solo gli animalisti, persone di scarsa preparazione scientifica, si stavano creando grossi problemi di disinformazione. La comunità scientifica aveva bisogno di parlare ma aveva paura, noi abbiamo aperto la strada, anche questa manifestazione ne è la prova”.

E ancora alla domanda sugli obiettivi futuri la Giovannoni risponde:

“Dobbiamo riuscire ad arrivare alla gente comune, non solo ai ricercatori o agli esperti, ma a tutti. Dialogare e confrontarci perché la nostra intenzione è quella di tutelare la salute umana e animale. La gente deve capire il bisogno di umani e animali malati.” Infine la Presidente non nasconde la difficoltà di portare avanti un’associazione del genere, tra minacce e vari insulti diretti e indiretti, dalle scritte sui muri alle “urla” verbali di, tenendo a sottolineare,”quei pochi esagitati che non rientrano nella categoria di animalisti” (quelli veri).

Non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese. .

Daria Giovannoni, infine, chiude la manifestazione: “Facciamo un appello al Governo, per i nostri malati e per tutti. Abbiamo riempito una piazza bellissima.“ Dalla piazza vengono lanciati in aria i palloncini bianchi di Pro-Test Italia, non lasciamo che la ricerca voli via dal nostro Paese.

Massimo Citino

A breve altri articoli sul tema della sperimentazione con altre dichiarazioni ufficiali da parte di membri di altri comitati
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Gli F-35, i temibili caccia “del futuro” bellico.

I giornali, le reti televisive ed internet sono pieni di notizie riguardanti gli F-35, aerei militari di ultima generazione e recente produzione, indicati dalla azienda costruttrice come “il futuro della guerra aerea”.

Contrariamente alle aspettative, però, questi “costosi giocattolini” sono stati sommersi dalle critiche fin dalle primigenie fasi di progettazione e sviluppo.

Andiamo quindi a verificare la natura delle contestazioni, cercando di non entrare troppo nei dettagli della storia dei bombardieri militari e nei tecnicismi più esasperanti, cosa che, oltre ad essere molto noiosa, è certamente inutile nel nostro caso.

Puntualizziamo l’oggetto dell’approfondimento: un F-35 è un’esemplare di caccia monoposto, con singolo propulsore, stealth (cioè invisibile ai radar), possibilità di decollo verticale (si solleva da terra come la DeLorean in “Ritorno al Futuro”), utilizzabile sia come supporto aereo ravvicinato (quindi contro altri aerei) sia come strumento per il bombardamento tattico (distruzione di obiettivi a terra).

Ad una prima lettura delle caratteristiche che possiede, il caccia sembra proprio un arnese niente male, ma già andando a verificare l’industria produttrice iniziano i problemi.

Gli F-35 sono infatti prodotti dalla Lockheed Martin, potente azienda attiva nel settore dell’ingegneria aerospaziale, che si è aggiudicata il bando del Dipartimento della Difesa americano per la produzione in serie di aerei di 5° generazione (o super-moderni, che dir si voglia).

La Lockheed, però, è una azienda tutt’altro che limpida. La stessa è stata infatti coinvolta in diversi casi di corruzione di funzionari statali per assicurarsi cospicue commissioni.

Il più famoso è senz’altro lo “scandalo Lockheed” che ha investito diversi paesi tra cui l’Italia, dando vita ad un intricato caso di giurisprudenza costituzionale e portando addirittura alle dimissioni il Presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1978.

Su Wikipedia, o qualsiasi altro portale di informazione online, potrete trovare altre informazioni al riguardo (http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Lockheed)

Veniamo ora all’analisi della prima categoria di critiche: il prezzo.

Quanto costa ogni singolo F-35?

Nella prima fase di sviluppo il prezzo dell’aereo “nudo” (cioè senza armamenti, da acquistarsi separatamente) era previsto in 40 milioni di dollari.

La correzione di alcuni difetti individuati in fase di sviluppo aveva immediatamente più che raddoppiato il prezzo per singolo pezzo: 92,3 milioni di dollari.

La stima finale e definitiva per la messa in produzione in massa si attesta invece sui 137,1 milioni di dollari, per motivi tutt’ora ignoti che ne la Lockheed ne il Dipartimento della Difesa americano hanno voluto rivelare.

Insomma, il costo di ogni singolo giocattolino in questione è aumentato di oltre il 200% rispetto alla stima iniziale (ovviamente armamenti a parte).

Certamente questi aerei sono molto costosi. Ma il sacrificio economico sarà almeno ripagato da uno strumento bellico moderno, efficiente ed resistente! Sicuri?

Perchè alle prime analisi e dai primi test sembra proprio che questi F-35 siano soltanto delle costosissime bagnarole.

Il progetto F-35 è stato analizzato dalla RAND Corporation, società di analisti strategico-militari che collabora col Dipartimento della Difesa americano. La conclusione è desolante: il caccia è lento, poco maneggevole e non sarebbe in grado di competere, in un ipotetico combattimento aereo, col rivale russo SU-35.

Pierre Spray, progettista di caccia militari, ha dichiarato in una intervista facilmente reperibile su YouTube “the F-35 joint fight striker is a lemon!”, un limone, cioè pesante e poco reattivo.

Il maggiore Richard Foch, United States Air Force, ha pubblicamente rivelato di “sudare freddo” al solo pensiero che gli F-35 siano impiegati in battaglia.

Nonostante questi “difettucci” sono stati prodotti alcuni esemplari per i test.

I Paesi interessati all’acquisto, sopratutto gli USA e i Paesi europei NATO, avranno quantomeno aspettato che si concludessero i test prima di comprare queste “carrette del cielo” dal modico costo di 137,1 milioni di dollari a pezzo (sempre armamenti a parte)?

No! Incredibile ma vero, gli aerei sono stati già ordinati!

E così gli USA ne hanno ordinati oltre 2000, l’Italia 90 (originariamente 130), l’Inghilterra 138, l’Olanda 60, etc. etc.

Ma oltre al danno, ecco giungere anche la beffa!

Per migliorare la velocità e la manovrabilità in volo pare che gli ingeneri della Lockheed abbiamo “alleggerito” l’aereo, rimuovendo alcune parti metalliche e modificando la scocca.

Idea assolutamente geniale: non solo l’aereo è rimasto una carretta lenta e statica, ma sembra che “l’alleggerimento” comporti una resistenza ai colpi inferiore del 25%.

In sostanza, il caccia “ultramoderno” sarebbe più fragile di quelli che dovrebbe sostituire.

Basterebbe addirittura un colpo messo bene a segno per abbatterlo.

Ma i geniacci della Lockheed sono andati oltre.

Per alleggerire il peso hanno rimosso alcune protezioni del serbatoio carburante, trascurando il dettaglio “meteo”.

Pare proprio, infatti, che se un F-35 venisse colpito da un fulmine le protezioni al serbatoio non sarebbero sufficienti, comportando l’esplosione del velivolo.

In conclusione, la vicenda ha degli aspetti assolutamente paradossali.

Innanzitutto, è davvero necessario spendere così tanto in degli armamenti che, considerando le forze USA e Nato, saranno usati molto poco?

E se, anche per assurdo, queste spese fossero giustificate, possiamo davvero affidare la nostra difesa a questi caccia inaffidabili? Se piove e ci sono i fulmini cosa facciamo? Non ci difendiamo?

E poi, perchè spendere miliardi in armamenti quando i popoli sono in crisi ed i cittadini vivono senza ricevere gli adeguati servizi per i quali pagano le tasse (scuole, trasporti, ambiente, lavoro)?

Sarebbe meglio, senza dubbio, chiudere i progetti di questo aereo in un archivio ed investire i soldi pubblici la dove ce n’è veramente bisogno.

Paolo Leone