intervista

Manifestiamoci, ancora. L’essenza di Manifest

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Dopo aver intervistato i fondatori di Manifest, ed aver da loro sentito quali sono le idee base del progetto, è il momento di sentire le opinioni degli altri partecipanti. Alcuni di loro, come Simona Castagnaro o Vincenzo Costabile, vivono a Lamezia. Altri, pur essendo integrati nel progetto, vivono altrove, in particolare Andrea Icardi (Alessandria), Pierluigi Cuccitto (Pesaro, ora Cosenza), Giulia Vismara (Brianza).

Senti la necessità di manifestare qualcosa? Se si, cosa?

Andrea: Sento la necessità di manifestare me stesso.

Pierluigi: Sento la necessità di manifestare la libertà di aver qualcosa di personale da dire sul mondo, in anni di pensiero omologato

Giulia: Sento ogni giorno la necessità di manifestare. Ogni giorno qualcosa di diverso, ogni giorno qualcosa di differente. Sento la necessità di manifestare innanzitutto la bellezza delle piccole cose guardate attraverso occhi sempre nuovi.

Vincenzo: Penso che abbiamo tutti bisogno di manifestare la nostra presenza nel mondo, ma non dev’essere fatto con ostentazione e manie di protagonismo.

Simona: Sento la necessità di manifestare le mie sensazioni e di trovare il mio posto, all’ interno di un mondo e di un contesto, dove, sfortunatamente, e generalmente, vivere è semplice, ma appartenere è impossibile. Dunque, il mio proposito non è facile, ma ci provo, ugualmente e testardamente.

Perchè Manifest?

Andrea: Perché posso appunto manifestare ciò che mi passa per la testa, senza alcun vincolo.

Pierluigi: Perchè da soli non si fa mai nulla; e perché la comunità oggi va riscoperta. Inoltre ho trovato ragazzi come me, che hanno lo stesso modo di vedere le cose e di vivere

Giulia: Perché Manifest ti spinge a manifestare. Già dal nome ti stuzzica quella voglia di rovistare nel più profondo del proprio essere e dare sfogo a quei pensieri che troppo spesso per mancanza di tempo o di coraggio si tengono nascosti persino a sé stessi.

Vincenzo: Manifest è un falò attorno al quale noi leggiamo e ci riscaldiamo e che illumina la notte lametina.

Simona: Perché, appunto, si vuole andare “contro”, o, per meglio dire, si vuole andare “oltre”. Nel mio caso, parlo di un “oltre”, posto in relazione al mondo e al contesto che ho descritto e a quelli che possono essere i miei limiti. Ho imparato, grazie a questo progetto, che mettersi in gioco è fondamentale.

Quale è il tuo livello di coinvolgimento?

Andrea: Il mio livello di coinvolgimento credo sia quanto mi sia possibile. Risiedendo lontano dalla maggior parte degli altri membri, e da dove si sviluppa la principale attività di Manifest, la presenza fisica mi è difficile, però, non essendo l’unico Manifestante che risiede al Nord, mi piacerebbe incontrarmi con gli altri e, seguendo la scia del gruppo dei lametini, organizzare qualcosa anche quassù.

Pierluigi: Pieno, e spero aumenti!

Giulia: Sono solo agli inizi, sono una che si immerge lentamente, con i tempi di cui necessito. Ho bisogno di ponderare ogni mia scelta e sapere fino a che punto posso coinvolgermi di volta in volta. Non voglio affrettare troppo i tempi e ritrovarmi a non saper gestire come vorrei.
E’ un coinvolgimento lento, ma che di volta in volta sarà sempre più profondo.

Vincenzo: Penso che la particolarità di Manifest sia il fatto che vengono tutti accolti e la sua ragion d’essere è permettere a tutti di esprimersi.

Simona: Sono molto attiva. Ho pubblicato sul blog più di trenta scritti.

Sei entrato/a in Manifest in un secondo tempo rispetto al nucleo originario, chi o cosa ti ha avvicinato al progetto?

Andrea: Manifest è nato il 25 gennaio 2014, il mio intervento sul blog è datato 11 febbraio perciò posso affermare di essere quasi parte del nucleo originale. Ad avvicinarmi è coinvolgermi nel progetto è stata la mia amica Simona Barba Castagnaro.

Pierluigi: Vi sono entrato grazie alla conoscenza di Domenico DAgostino, e fin dallinizio del progetto. Lo ringrazio immensamente!

Giulia: Sì, io sono una degli ultimi acquisti di Manifest. E’ stato Andrea Icardi a propormi di seguire questo blog.
Conoscendoci non da molto tempo stavamo discutendo dei nostri vari interessi e gli ho rivelato la mia passione per la scrittura; incuriosito mi ha chiesto di passargli un mio pezzo e mi ha proposto di far parte degli autori.
Ero davvero emozionatissima il giorno in cui ho parlato per la prima volta con Domenico e onestamente non sapevo cosa si aspettasse da me.
Però evidentemente è stato piacevolmente colpito.

Vincenzo: Si, ho conosciuto Valeria nell’ambiente del teatro, ho partecipato con loro all’evento Parole in movimento. Scoprendo il blog mi sono offerto di scrivere. Le ho fatto leggere qualcosa che ho scritto e le è piaciuto, mi ha presentato a Domenico che mi ha accolto fraternamente.

Simona: Faccio parte di Manifest, fin dagli esordi, ed è stato Domenico D’ Agostino a contattarmi. Nonostante, ancora, mi conoscesse, appena, ha centrato in pieno il centro delle mie passioni. Quindi, ho accettato.

Hai fatto esperienze simili anche prima di Manifest?

Andrea: No, assolutamente.

Pierluigi: Sì un collettivo studentesco nella mia città, Pesaro, fra il 2010 e il 2012

Giulia: Non ho mai provato a far parte di un grande blog, di una grande famiglia. Le mie esperienze precedenti si limitano ai temi scolastici e qualche sporadico post su una pagina di citazioni.

Vincenzo: Più volte mi è stato chiesto di scrivere per blog di amici, ma mi sono quasi sempre limitato a postare commenti.

Simona: Scrivo da parecchi anni, ma non ho mai reso pubblici i miei scritti. Del resto, la mia è una scrittura profondamente introspettiva e ho, sempre, faticato a “denudarmi” in tal senso. Con Manifest ho provato ad osare.

Come fa, secondo te, Manifest a fare da collante fra diverse arti?

Andrea: Semplicemente perché non ha vincoli, non ha barriere, ma è un luogo virtuale dove chiunque si può esprimere liberamente, secondo le proprie capacità, idee e pensieri.

Pierluigi: Perché larte di qualsiasi tipo è unita da un linguaggio comune: avere qualcosa da dire su quello che accade e quello che ci circonda!

Giulia: Secondo me sono le diverse arti a fare da collante all’interno di Manifest.
L’arte in quanto tale ha diverse sfaccettature ma porta tutta quanta a qualcosa di bello ed unificante. Se non esistessero le diverse sfumature dell’arte Manifest non avrebbe senso e vita.

Vincenzo: Penso che quando si riuniscono persone creative sia normale che venga il desiderio di sperimentarsi in altre forme d’arte, senza porsi limitazioni.

Simona: Grazie alla mancanza di vincoli e alla possibilità di rappresentare se stessi nel modo che si preferisce.

Parlami (in breve) della tua passione per la scrittura.

Andrea: La mia passione per la scrittura è semplicemente un bisogno naturale di esprimermi, non tanto per comunicare qualcosa agli altri, ma per comunicare innanzitutto a me stesso.

Pierluigi: Scrivo perché amo ascoltare e raccontare storie, creare mondi plausibili- scrivo Fantasy- e perché ho qualcosa da dire sul mondo

Giulia: La mia passione per la scrittura è nata quando avevo 12 anni, quasi per caso.
E’ nata innanzitutto come necessità di sfogarmi in un periodo piuttosto buio della mia vita e poi pian piano è diventato un mezzo per capirmi e farmi capire.
Molto spesso ancora oggi mi ritrovo a preferire un testo scritto rispetto ad un colloquio, poiché su un foglio mi sento come se potessi mettere tutto ciò che produce la mia testa complicata e rendermi conto che in realtà non era così difficile.
La scrittura è per me una scoperta continua di me stessa e del mondo.

Vincenzo: Scrivere ha la funzione di indagare nella propria anima, interrogare il cuore e la mente, ma anche quella più pragmatica di far conoscere, informare, condividere, organizzare.

Simona: Ho iniziato a scrivere per l’ esigenza di sfogare il mio universo interiore e per l’ esigenza di lasciar vivere le mie emozioni. Se posso permettermi una battuta, ho iniziato a scrivere per non andare dallo psicoanalista. Scrivere, per me, in sintesi, è stato ed è, ancora, adesso, un percorso di auto-analisi, un percorso, grazie a cui ho preso consapevolezza delle mie inclinazioni e che ha dato una svolta positiva alla mia vita, permettendomi di capire che ho un talento anche io.

Qualcuno prepara un elaborato sbagliato in lingua o grammatica: come ti comporti?

Andrea: Magari cerco di farglielo notare, aspettandomi che gli altri facciano lo stesso con me.

È molto più facile notare gli errori altrui che i propri.

Pierluigi: Glielo dico, ma senza essere pesante, magari con una battuta

Giulia: Vedere errori grammaticali anche in frasi quotidiane per me è un vero e proprio abominio.
E’ un dovere conservare la bellezza e la correttezza di questa lingua e purtroppo oramai a nessuno sembra importare veramente.
Abbiamo iniziato a rovinare tutto con il linguaggio SMS: a volte è necessario usarlo, in situazioni in cui davvero abbiamo poco tempo; ma troppo spesso si usa a sproposito anche quando non serve ed è semplicemente indecente.
L’italiano è la nostra lingua e va rispettata non calpestata. Chi prepara un elaborato sbagliato nella lingua o nella grammatica DEVE essere corretto immediatamente e bisogna insegnargli il tipo e la gravità di errore fatto.

Vincenzo: Lo faccio notare.

Simona: Sono molto puntigliosa e meticolosa. Quindi, credo che segnalerei, immediatamente, gli errori che ho notato, ma, sempre e comunque, con l’ umiltà che mi contraddistingue. Fare “il fenomeno” non è, certamente, tra le mie peculiarità.

Andresti via da Lamezia? Se si, perché. Se no, cosa faresti per migliorare il territorio?

Andrea: (Facendo finta che la domanda sia riferito a dove abito io, Alessandria). Non escludo questa possibilità, la vita spesso può portare lontani dalle proprie origini. Penso che per migliorare qualcosa bisogna prima conoscere, quindi prima cercherei di conoscere ogni minima sfaccettatura, pregio o difetto e dopodiché cercherei di eliminare o rendere invisibili i difetti, per valorizzarne i pregi.

Pierluigi: Sono arrivato a Lamezia da poco, e non so cosa mi riserverà il futuro. Però spero di rimanerci più a lungo possibile. Penso, da quel poco che ho visto, che noi giovani dobbiamo inserirci nel territorio con le nostre menti e lasciarlo meglio di come lo abbiamo trovato, con ogni sorta di iniziative e sensibilizzazioni

Vincenzo: Non sono di Lamezia e il primo periodo che sono stato qui me ne lamentavo, ma ho imparato ad apprezzarla per le sue ricchezze a prima vista celate.

Simona: Non amo Lamezia, sinceramente. Non amo la sua mentalità, il pregiudizio galoppante, la chiusura. Eppure, non riesco a lasciarla. Lamezia rimane la città dei miei affetti e delle mie radici e, seppur ogni suo aspetto ci renda “lontane”, rimane e rimarrà, sempre, una linea invisibile, ma percepibile, ad unirci.

Come vedi Manifest fra 1 anno?

Andrea: Tra un anno lo vedo ramificato anche in altre zone d’Italia.

Pierluigi: Lo vedo espanso in Calabria e in Italia, partecipando a numerose iniziative.. e tanta gente in più che segue il blog!

Giulia: Speriamo di conquistare il mondo! Ma andrebbe bene anche avere un po’ di membri attivi per ogni regione d’Italia. Dobbiamo andare avanti, dobbiamo ingrandirci e farci sentire.

Vincenzo: Sono bellissimi gli eventi che abbiamo organizzato negli ultimi tempi. Immagino ancora più eventi, reading, collaborazioni, presentazioni, mostre. Auspico la nascita di una associazione culturale, da cui però il blog resti indipendente.

Simona: Spero che Manifest possa crescere, ancora, e farsi conoscere come merita e spero che, insieme ad esso, possa crescere anche ognuno di noi, come individuo a sé stante. Del resto, siamo tante personalità diverse, ognuna con le proprie tendenze e caratteristiche, che sarebbe bello poter palesare, con il relativo riscontro.

Paolo Leone

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